Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 4 Dicembre 2020

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Credete che io possa fare questo?

VENERDÌ 4 DICEMBRE (Mt 9,27-31)

Mai nell’Antico Testamento si è visto un profeta dare la vista ad un cieco. Neanche Elia ed Eliseo hanno operato un simile prodigio. La vista al cieco Tobi l’ha data l’Arcangelo Raffaele, attraverso una via misteriosa. In verità si tratta di un vero miracolo.  

Quella notte, dopo aver seppellito il morto, mi lavai, entrai nel mio cortile e mi addormentai sotto il muro del cortile. Per il caldo che c’era tenevo la faccia scoperta, ignorando che sopra di me, nel muro, stavano dei passeri. Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero macchie bianche, e dovetti andare dai medici per la cura. Più essi però mi applicavano farmaci, più mi si oscuravano gli occhi, a causa delle macchie bianche, finché divenni cieco del tutto. Per quattro anni rimasi cieco e ne soffrirono tutti i miei fratelli. Achikàr, nei due anni che precedettero la sua partenza per l’Elimàide, provvide al mio sostentamento (Tb 2,9-10).

«Afferra il pesce e non lasciarlo fuggire». Il ragazzo riuscì ad afferrare il pesce e a tirarlo a riva. Gli disse allora l’angelo: «Apri il pesce e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte ma getta via gli intestini. Infatti il suo fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti». Il ragazzo squartò il pesce, ne tolse il fiele, il cuore e il fegato. Arrostì una porzione del pesce e la mangiò; l’altra parte la mise in serbo dopo averla salata. Poi ambedue ripresero il viaggio, finché non furono vicini alla Media. Allora il ragazzo rivolse all’angelo questa domanda: «Azaria, fratello, che rimedio può esserci nel cuore, nel fegato e nel fiele del pesce?». Gli rispose: «Quanto al cuore e al fegato, ne puoi fare suffumigi in presenza di una persona, uomo o donna, invasata dal demonio o da uno spirito cattivo, e cesserà da lei ogni vessazione e non ne resterà più traccia alcuna. Il fiele invece serve per spalmarlo sugli occhi di chi è affetto da macchie bianche; si soffia su quelle macchie e gli occhi guariscono» (Tb 6,4-9).

Tobi si alzò e, incespicando, uscì dalla porta del cortile. Tobia gli andò incontro, tenendo in mano il fiele del pesce. Soffiò sui suoi occhi e lo trasse vicino, dicendo: «Coraggio, padre!». Gli applicò il farmaco e lo lasciò agire, poi distaccò con le mani le scaglie bianche dai margini degli occhi. Tobi gli si buttò al collo e pianse, dicendo: «Ti vedo, figlio, luce dei miei occhi!». E aggiunse: «Benedetto Dio! Benedetto il suo grande nome! Benedetti tutti i suoi angeli santi! Sia il suo santo nome su di noi e siano benedetti i suoi angeli per tutti i secoli. Perché egli mi ha colpito, ma ora io contemplo mio figlio Tobia» (Tb 11,10-14). Non è il fiele che dona la vista ai ciechi, è la fede di Tobia che ha creduto alla parola dell’Arcangelo Raffaele. Tutto la nostra vita è nella fede nella Parola, per la fede, con la fede. Senza la fede nulla accade.

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Gesù, ai due ciechi che implorano pietà, chiede la fede. Alla risposta affermativa dei ciechi, egli replica: “Avvenga per voi secondo la vostra fede”. Questa risposta non vale solo per questi due ciechi, ma per tutti noi che diciamo di credere in Cristo Gesù. Se avremo fede in Lui e nella sua Parola – e si ha fede quando si obbedisce ad ogni suo Comandamento – allora possiamo chiedere al Padre ogni cosa ed essa sarà nostra. Ma possiamo anche noi interpellare la creazione ed essa obbedirà ad ogni nostro comando. Senza obbedienza nulla accade. Manca la fede in Cristo e nella sua Parola, nel suo Vangelo. Nella fede invece Gesù ci rende partecipi non solo della sua grazia, verità, libertà, santità, amore, compassione, ma anche della sua onnipotenza. Più cresce in noi l’obbedienza alla sua Parola e più grande è la nostra partecipazione alla sua onnipotenza e anche alla sua forza di essere esaudito dal Padre suo.

Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci obbedienti ad ogni Parola del Vangelo.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.