Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 30 Settembre 2021

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La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!

Sempre la messe è abbondante. Sempre gli operai sono pochi. Chi manda operai nella messe è il signore della messe, cioè il Padre nostro celeste. Gesù vuole che ogni operaio preghi il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe. Questa preghiera deve essere elevata quotidianamente da ogni operaio che già lavora nella messe del Signore. Deve essere anche elevata da chi vuole essere curato dagli operai. Missionari e beneficiari devono sempre pregare perché il Signore abbia cura della sua messe con l’invio di numerosi altri operai. Perché il Signore mandi operai nella sua messe Gesù indica solo questa via: la preghiera elevata incessantemente al Signore, al Padre suo celeste. Questa preghiera deve essere inserita in ogni formulario di preghiere. Deve essere anche inserita nella struttura personale della preghiera.

Può un agnello convertire un lupo? Lo può se è rivestito di tutta la forza della grazia e della verità di Cristo Gesù. È cosa buona e giusta leggere questa parola di Gesù in prospettiva messianica. Questa prospettiva dona speranza. Il lupo si può convertire. Lo annunzia il profeta Isaia che lo vede convertito, lo vede stravolto nella sua natura. Tutti possono convertirsi. Tutti possono tornare al Signore. Tutti possono svestire le vesti del lupo e indossare quelle della pecora. La speranza nella conversione dei lupi è la forza del missionario. Deve essere anche la sua preghiera costante e il suo martirio offerto per la salvezza di chi non ama il Signore.

Gesù vuole i suoi missionari snelli, liberi, senza pesi, senza affaticamenti, intenti solo a compiere la missione ricevuta. Il missionario di Gesù non si può appesantire, non si può affannare, non si può attardare, non può indugiare, non può essere distratto, non può avere il cuore ad altro. Il missionario di Gesù è persona consegnata alla Provvidenza del Padre. Oggi per oggi. Domani per domani. Il presente per il presente. Il futuro per il futuro. Il missionario di Gesù si preoccupa per le cose del Padre. Il Padre si occuperà delle sue cose. Il Padre lo nutrirà come nutre gli uccelli dell’aria e lo vestirà come veste i gigli del campo. Il missionario di Gesù deve avere una fiducia illimitata nella Provvidenza del Padre. Ad essa si deve consegnare interamente. Il missionario di Gesù è l’uomo della Parola che annunzia e vive in semplicità, in snellezza, in povertà, in libertà, con serietà, senza lasciarsi allontanare da essa da cose anche convenevoli.

Il mondo giace nella morte. Bisogna dargli la vita. È questa l’opera del missionario di Gesù. Se lui si attarda in questa o in quell’altra faccenda di questo mondo, se si ferma a salutare e ad essere salutato, la giornata si conclude e il morto comincia a mandare cattivo odore. È questa l’urgenza che deve spingere il missionario: la risurrezione dei cuori. Per operare questa risurrezione deve camminare con sveltezza, con libertà, senza alcun peso, senza alcun pensiero. Non si tratta allora di vestirsi, come vestirsi, coprirsi o non coprirsi. È invece purissima questione di libertà da ogni peso sia materiale che spirituale, della mente, del corpo, del cuore.

LEGGIAMO IL TESTO DI Lc 10,1-12

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.

Il missionario di Gesù deve essere uomo libero anche dal suo nutrimento.  Quello che gli offrono deve prendere, senza chiedere, senza pretendere, senza particolari esigenze. Gesù vuole che i suoi missionari siano persone di grande comunione. Devono saper condividere la povertà, la pochezza, il niente della gente. Non possono loro andare tra la gente e non condividere la loro condizione di povertà e di pochezza. Sarebbe questo un grave scandalo. Quel poco che riceveranno dovranno vederlo però come una mercede, o ricompensa per il lavoro svolto. Questo ha un altro grande significato. Nessuno ha il diritto di condividere la mensa della gente se non svolge la sua opera missionaria, se non compie bene il suo lavoro apostolico. È un vero problema di giustizia: un dono per un dono. Il missionario dona il cibo spirituale e in cambio riceve il cibo materiale. Lui nutre lo spirito e l’anima. Gli altri gli offrono il nutrimento per il suo corpo. Al di fuori di questa più stretta giustizia, nessuno ha il diritto di condividere la mensa degli altri. Se in una città il missionario è accolto, può condividere la vita di questa città. La città accoglie il dono dei missionari. I missionari accolgono il dono della città in fatto di cibo e di bevande. Si vive una comunione di pace e di reciproca accoglienza.

In questa città che accoglie, loro devono fare un duplice bene: nel corpo e nello spirito. Devono guarire i malati che in essa si trovano. Devono annunziare la venuta del regno di Dio. Il regno di Dio viene con  la predicazione del Vangelo. Il Vangelo è la Parola di Dio ed è anche la sua opera. Il missionario di Gesù deve avere cura di tutto l’uomo: del suo corpo e del suo spirito. Attenzione però: deve avere cura di tutto l’uomo ma in una maniera spirituale. Allo stesso modo di Gesù: con la sola sua parola che deve essere Parola di Gesù. Parola che guarisce il corpo. Parola che guarisce lo spirito. Lo strumento unico di salvezza del missionario di Gesù è la Parola. Con la Parola di Gesù sana e corpo e anima. Quando questa verità sarà dimenticata, allora non si è più missionari di Gesù. La forma della missione è stata alterata ed anche la missione di conseguenza risulterà alterata, modificata, trasformata.

C’è però anche il caso in cui in una città il missionario di Gesù non viene accolto. Cosa deve fare quando non gli è data accoglienza? Gesù lo dice con estrema chiarezza: bisogna abbandonare la città. Il Vangelo non si impone a nessuno. Né si sfidano gli uomini al fine di essere fatti martiri del Vangelo e della fede. Il Vangelo liberamente si predica, liberamente si accoglie. Chi lo accoglie entra nella pace e nella vita. Chi lo rifiuta rimane nella sua morte e nelle sue infinite guerre. Uscendo dalla città il discepolo di Gesù deve manifestare con chiarezza la rottura della comunione.

Scuotere la polvere della città che si è attaccata ai piedi del missionario di Gesù ha un solo scopo, un solo motivo: manifestare la rottura della comunione. Rivelare la grave colpa che questa città si è assunta a causa del Vangelo rifiutato, non accolto. Non è una cosa da niente il rifiuto del Vangelo. È il rifiuto della vita e della pace. La città deve sapere cosa ha rifiutato. Deve assumersi ogni responsabilità. Tutta la città deve sapere che il regno di Dio è in mezzo a loro. Loro lo hanno rifiutato. Ma non per questo loro rifiuto esso non è più vicino. È sempre vicino ed attende la loro conversione e fede nel Vangelo. Facendo questo il missionario di Gesù riversa ogni responsabilità sulla città. Lui rimane senza colpa.

Perché quella città che rifiuta il missionario di Gesù avrà una sorte più dura di quella toccata a Sodoma? Più grande è il dono fatto da Dio ad una persona, ad una città, ad un paese e più grande è la sua responsabilità. Sodoma è responsabile di aver vissuto in maniera immorale. La città che rifiuta il missionario di Gesù, al vivere in maniera immorale aggiunge il rifiuto e il disprezzo del dono di Dio fattole proprio per liberarla dalla sua schiavitù di peccato e condurla nella più grande elevazione spirituale e morale. Madre di Dio, aiutaci. Facci comprendere la nostra responsabilità.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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