Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 30 Ottobre 2021

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Quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali.

Gesù non osserva le cose con gli occhi della carne. Li osserva con gli occhi dello Spirito Santo. Non vede le azioni del corpo. Vede invece i pensieri della mente che spingono il corpo a comportarsi in un determinato modo. “Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti”. Il cuore cerca ciò che gli manca. Se al cuore manca Dio, o si cerca Dio e lo si trova, o necessariamente Dio sarà sostituito con le cose.  Le cose diventano il Dio dell’uomo. Oggi proprio questo sta succedendo. Il Dio dell’uomo è ogni cosa esistente sulla terra, compreso il proprio corpo. Più le cose attirano il cuore e più lo lasciano vuoto. Le cose sono cose, non sono Dio. Più si mette nel cuore e più esso divora. Non c’è pace. Invece sarebbe sufficiente mettere Dio nel cuore e subito esso sentirebbe la gioia, la pace, la serenità, la vita. Non avrebbe più bisogno delle cose.  Queste sono cose e cose rimangono in eterno. La cosa mai potrà sostituire Dio. San Paolo dice che dopo aver trovato  Cristo Gesù, tutte le cose sono divenute per lui spazzatura, roba da gettare via, insignificanza, vanità.

Vale anche per i posti spirituali. Quando una persona in un posto è senza Dio, senza Cristo, senza lo Spirito Santo, non può pensare che se cambia posto, cambierà la sua vita. La sua vita cambia se Dio sarà nel suo cuore. Ecco la prima regola di Gesù: rispettare le norme sociali, senza cercare di abrogarle. “Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te”. La dignità viene dal posto assegnato da Dio che si occupa. Un sommo sacerdote è un sommo sacerdote. Va sempre visto, trattato, servito da sommo sacerdote. La stessa cosa vale per un re, un giudice, una persona posta in alto dal Signore. Rispettare il posto assegnato da Dio agli altri è vero culto di latria, vera adorazione del Signore. Il papa è papa, il vescovo è vescovo, il presbitero è presbitero, il diacono è diacono, il parroco è parroco, gli altri sono gli altri. Sia nella società che nella Chiesa gli ordinamenti vanno rispettati. Quando si esce dalle norme, si esce dalla volontà di Dio. Noi possiamo anche violare le norme. Chi è preposto alla loro osservanza, è obbligato a chiedere il rispetto. La carità non manca di rispetto.

Tu, uomo, sei invitato. Ti metti all’ultimo posto. Hai rispettato te stesso. Hai obbedito al tuo ruolo che occupi nella Chiesa e nella società. Chi può assegnarti un posto differente è solo colui che ti ha invitato all’esistenza. “Invece, quanto sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: «Amico, vieni più avanti!». Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali”. Chi dona il posto e chi lo aggiorna è il Signore. Se assegnare il posto appartiene al Signore, è vero atto di latria lasciare che sia sempre il Signore ad assegnare il posto. Se uno si assegna lui il posto, usurpando un ruolo che non gli compete, allora il suo peccato è grande, perché è vero peccato di idolatria.

LEGGIAMO IL TESTO DI Lc 14,1.7-11

Un sabato si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Perché chi si esalta sarà umiliato? Perché l’esaltazione è della volontà, non della natura. La vera esaltazione è quella della natura. La volontà può anche innalzare un uomo e farlo sedere su un trono divino, ma è solo un uomo. Perché chi si umilia sarà esaltato? Perché il Signore non solo ci eleva in un posto, cambia anche la nostra natura, perché da quel posto si possa servire Lui e i nostri fratelli secondo la sua volontà. Urge separare natura e volontà. La volontà serve per trasformare la natura. La natura trasformata è posta nella capacità di essere elevata ad altri posti. Per volontà si studia. Lo studio è vero cambiamento della natura. La natura trasformata si eleva da se stessa. Invece la natura non trasformata diviene incapace di qualsiasi elevazione. Ecco perché, prima di assumere posti, è necessario preparare la natura. Purtroppo spesso la natura non viene preparata ed è il disastro, la rovina. Il mare è natura che deve stare nel mare. Esce fuori dal mare ed è distruzione e morte. Il sole è natura che deve rimane in alto nei cieli. Se venisse sulla terra, sarebbe la fine della terra. Così dicasi di ogni altro essere creato da Dio.

La legge dell’incarnazione dice che Dio si è fatto uomo, è sceso nell’intimo della nostra umanità e da questo intimo ha iniziato quel cammino lungo e faticoso del nostro innalzamento a Lui. Dal profondo della nostra umanità e assumendola per intero, lui è riuscito a comprendere l’intima ragionevolezza della legge del Padre suo e ce l’ha detta con ogni verità, schiettezza, semplicità, misericordia, ma anche somma giustizia. L’umiltà è la virtù dalla quale ogni altra virtù dipende e sulla quale tutte le altre virtù vengono edificate. Se manca l’umiltà, Dio non può agire nel cuore dell’uomo e questi si inoltra su sentieri di insipienza, cammina di insipienza in insipienza, fino alla consumazione dei suoi giorni. Chi non si  edifica nell’umiltà, crea caos intorno a sé e distruzione nella comunità, poiché metterà sempre se stesso contro gli altri e ognuno contro l’altro, poiché alla mancanza di umiltà subito viene ad unirsi invidia e gelosia. Quando in una comunità nascono e fioriscono i due vizi dell’invidia e della gelosia, è la fine della stessa comunità.

Nell’umiltà ognuno sa qual è il suo posto dinanzi a Dio e dinanzi ai fratelli, ma conosce anche qual è il posto degli altri dinanzi a lui; ognuno, con nel cuore questa virtù, sa che deve dare agli altri il dono di Dio, ma anche ricevere dagli altri il dono di Dio; ognuno sa che la propria crescita spirituale dipende da questo scambio di doni, il proprio dono dato agli altri secondo tutta la cura e la responsabilità che è richiesta dal dono di Dio; l’altrui dono accolto e vissuto come vero dono di Dio, il quale si serve degli altri per elargire a noi quanto ci manca per la nostra ordinata crescita spirituale, in sapienza e in grazia.

Gesù vuole che i suoi siano umili. Riconoscano cioè che il loro essere ed il loro farsi è tutto nelle mani di Dio, del Padre. È lui che elargisce la vita e quanto alla vita è necessario perché questa cresca e porti a maturazione, nella perfezione del suo divenire, tutti i doni di grazia, di scienza, di sapienza, di intelligenza, del cuore ed anche le capacità dello stesso corpo, al fine di costruire in sé e attorno a sé la più alta santità. Ma come si fa a costruire la santità, se è proprio della santità l’accoglienza di ogni dono di Dio? Se il dono non è accolto, prima che essere dato, come fa il nostro dono a sviluppare in sé tutte quelle potenzialità che dipendono dall’accoglienza del dono altrui?

Ecco l’insegnamento dello Spirito Santo per bocca dell’Apostolo Paolo sull’umiltà: “Per la grazia che mi è stata data, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto conviene, ma valutatevi in modo saggio e giusto, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e, ciascuno per la sua parte, siamo membra gli uni degli altri. Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento; chi esorta si dedichi all’esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia” (Rm 12,3-8). La Madre di Dio, la Donna che è l’umiltà fattasi in Lei carne, spirito, anima, venga e ci insegnarsi come divenire umili dinanzi a Dio e agli uomini. Tutto è dall’umiltà.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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