Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 30 Agosto 2021

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Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore

Gesù viene a Nàzaret. Qui Lui era cresciuto. Secondo il suo solito, di sabato, entra nella sinagoga e si alza a leggere. Gli viene portato il rotolo del profeta Isaia. Lui lo apre per trovare un passo ben preciso nel quale è contenuta una particolare profezia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione”. L’unzione è nello Spirito Santo. L’unzione è profetica. Lo Spirito della profezia consacra per la Parola. Infatti il consacrato nelle Spirito del Signore è mandato a portare ai poveri il lieto annunzio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi. La missione è quella dell’annunzio. Il consacrato nello Spirito Santo deve vivere la missione con la Parola di Dio sempre sulla sua bocca. La Parola che annunzia dona la vista, risana, libera gli oppressi. Dio tutto ha fatto con la sua Parola. Così farà il suo Consacrato. Spirito Santo, Consacrato, Missione, Parola Onnipotente, Parola di Dio sulla sua bocca sono una cosa sola. Mai devono divenire più realtà distinte e separate. Mai una senza le altre.

Oggi è questo il male oscuro della cattolicità. Spirito Santo, consacrazione, missione, Parola sono cose separate e distinte. Il consacrato è senza lo Spirito e lo Spirito è senza il consacrato. La Parola è senza il consacrato. Il consacrato è senza la Parola. La separazione fa sì che lo Spirito del Signore non possa operare. Il consacrato opera ma vanamente. Manca dello Spirito Santo e di conseguenza sempre mancherà della Parola Onnipotente di Dio. L’annunzio che il Consacrato porta sulla terra attesta e rivela che Dio vuole edificare il suo regno, che è regno di verità, giustizia, amore, libertà. È il regno nel quale il Signore Dio è adorato come l’unico e il solo Signore. L’anno di grazia è il grande giubileo, l’anno del condono universale. Il Consacrato del Signore è mandato per proclamare che il Signore ha deciso di dare al mondo intero il suo perdono, la sua riconciliazione, la sua pace.

Gesù si rivela fin da subito Maestro. Si siede perché ha qualcosa da comunicare al popolo che è presente. Gli occhi di tutti sono fissi su di Lui. Tutti attendono una Parola nuova. Se Gesù ha letto questo brano particolare del profeta Isaia è segno che avrà importanza per Lui. Qual è l’importanza che Gesù gli vuole donare? Ecco cosa rivela con tono solenne: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Oggi, in questo istante, questa Scrittura si è compiuta. Gesù evita volutamente di affermare che si è compiuta su di Lui. La gente però lo pensa. Perché Gesù annunzia il fatto omettendo di indicare su chi questa Parola si è compiuta? Perché non dice che è Lui il Consacrato con l’unzione? Perché nessuno può rendere testimonianza su se stesso. È legge del Padre suo. Oggi serve annunziare, proclamare, dire che la Parola ascoltata si è compiuta. Ogni altra cosa sarà rivelata a suo tempo.  

LEGGIAMO IL TESTO DI Lc 4,16-30

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore. Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Quelli di Nazaret riconoscono che quanto Gesù ha detto sono parole di purissima grazia. Sono vera Parola di Dio. Risulta difficile negli ambiti della rivelazione biblica comprendere le loro parole: “Non è costui il figlio di Giuseppe?”. Perché diviene difficile comprendere queste parole? Perché il profeta non viene da una scuola, da una famiglia. I Sacerdoti venivano dalla famiglia di Aronne. I Leviti dalla famiglia di Levi. I Re in Giuda dalla famiglia di Davide. I profeti invece erano chiamati direttamente da Dio. Non vi è alcuna dinastia di profeti. Essi sorgevano per chiamata diretta. Se sorgevano per chiamata diretta, potevano sorgere da qualsiasi famiglia. Neanche era necessaria una formazione scritturistica o dottrinale o culturale. Il profeta è solo strumento nelle mani del Signore.

Il profeta non è mandato per compiere miracoli, segni, prodigi. È mandato solo per dire la Parola di Dio. È la Parola il suo segno. Gesù risponde ai loro pensieri: “Certamente voi mi citerete questo proverbio: «Medico cura te stesso»”. Un medico vale se è capace di curare se stesso. Se non sa curare se stesso, potrà mai curare qualche altro?  La sua salute è segno della sua bravura. Se Gesù è bravo come egli dice, lo attesti nella sua patria. “Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!”. Mostraci la tua bravura e noi crederemo in te. Il profeta non deve provare la sua verità. La sua verità è la Parola che dice. La Parola che dice è Parola che sempre si compie, perché vera Parola di Dio.

Ora Gesù aggiunge: “In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria”. Perché non è bene accetto? Perché di lui si conosce ogni cosa. Lo si vede nella sua umanità e non nella sua vocazione. Lo si vede come sempre lo si è visto. Non si riesce a vedere il profeta così come lo vede il Signore che lo ha chiamato. Mancano gli occhi dello Spirito Santo. Si vede solo dalla carne. C’è divina, eterna, infinita differenza vedere una persona con gli occhi dello Spirito Santo e vederlo secondo la carne, dalla carne.

Lo sdegno è così grande da trasformarsi in volontà di morte. “Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù”. È vera sentenza di morte. Il Padre permette che Gesù venga condotto fin sul ciglio del monte. Perché lo permette? Perché Gesù conosca che la sua missione non è per nulla facile. Essa si può vivere solo a prezzo della sua vita. La sua vita per la missione. La missione Gesù la potrà vivere solo all’ombra della croce, camminando con essa sulle spalle, in attesa di essere inchiodato sopra. Non vi sono altre modalità di vivere la missione. La vita del corpo e dello spirito per le anime. Si dona corpo e volontà, desideri e pensieri al Padre, si immolano sulla croce, il Padre dona anime salvate. Non si dona il corpo e tutto ciò che è dell’uomo e neanche il Padre potrà donare anime. La missione è dono per un dono. Oggi il Padre interviene, rende come pietra quegli uomini, e Gesù passando in mezzo a loro, si mette in cammino. Si dirige altrove. Domani, su un altro monte, il Padre non interverrà e Lui sarà crocifisso e innalzato per la redenzione. Ora gli abitanti di Nazaret sanno che Gesù è vero profeta. Se non fosse vero uomo di Dio, essi lo avrebbero ucciso. Essendo invece vero profeta, la sua vita non è nelle mani degli uomini, ma in quelle del suo Signore e Dio. Sul profeta veglia sempre il Signore. Vergine Maria, Madre di Gesù, aiutaci a vivere nella più pura e santa verità del Figlio tuo. Grazie per il tuo aiuto.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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