Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 29 Settembre 2021

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Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele

«Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Gesù vede Natanaele che gli viene incontro e dice di lui a quanti gli stavano accanto: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”.  Lo dice però a voce alta. Anche Natanaele sente queste parole. Se Natanaele “è davvero un Israelita in cui non c’è falsità”, perché non ha creduto alla testimonianza che gli ha reso Filippo su Gesù? Un uomo sincero, vero, sa sempre relazionarsi con gli eventi in un modo sincero e vero. Non ha accolto la testimonianza di Filippo perché convinto nel suo cuore che realmente da Nazaret non sarebbe potuto sorgere alcun Messia del Signore. L’assenza di falsità in un cuore non significa mai rinunzia al sano e santo discernimento. Anzi deve essere proprio della sincerità e della verità di un cuore operare ogni buon discernimento prima di accogliere la testimonianza di un altro come sua verità.

Natanaele sente quanto Gesù dice di lui e gli chiede: “Come mi conosci?”. Natanaele evidentemente ancora non sa chi è Gesù. Non sa che Gesù conosce secondo la scienza propria di Dio. Conosce secondo la verità dello Spirito Santo. Conosce un cuore perché quel cuore vede. Conosce perché per Lui tra l’interno di un uomo ed l’esterno non vi è alcuna differenza. Come Gesù vede l’esterno di un uomo, così vede anche il suo interno. Gesù però non gli svela il suo mistero.

Sappiamo che Gesù è sommamente saggio, accorto, prudente, sapiente, sommamente intelligente. Sa sempre cosa è bene e cosa meno bene, cosa è opportuno e cosa meno opportuno per portare un uomo nella verità della sua persona e della sua missione. Ecco la risposta di Gesù: ti conosco perché ti ho visto. Ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi, prima che Filippo ti chiamasse. Non sappiamo esattamente cosa stesse facendo o con chi fosse Natanaele sotto l’albero di fichi. Non conosciamo neanche con precisione il giorno in cui Gesù ha visto Natanaele sotto l’albero di fichi. Di sicuro questa circostanza era qualcosa di particolare per Natanaele, lo possiamo stabilire dalla risposta che dona a Gesù.

Per Natanaele ora Gesù è il Maestro. Il Maestro è il Figlio di Dio. Il Figlio di Dio è il Re di Israele. Gesù è allo stesso tempo: il Maestro, il Figlio di Dio, il Re di Israele. È Maestro, Figlio di Dio, Messia del Signore. Dal Prologo noi sappiamo cosa significa Figlio di Dio: Figlio Unigenito del Padre per generazione eterna. Gesù è l’Unico Figlio di Dio da Lui generato prima di tutti i secoli. Re di Israele sappiamo che significa che Gesù è il Messia che tutti attendevano. Gesù è Maestro perché insegna la Legge e introduce nella conoscenza della volontà di Dio. Per illuminazione e rivelazione dello Spirito Santo – questo può anche avvenire –  Natanaele ha potuto avere in un istante la conoscenza della verità di Cristo, anche se a questa conoscenza dovrà in seguito aggiungersi la piena comprensione. L’una cosa e l’altra il Vangelo attesta come cose possibili. 

LEGGIAMO IL TESTO DI Gv 1,47-51

Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

La professione della verità non sempre coincide con la perfetta comprensione di essa. La comprensione è un processo che sovente dura tutta una vita. Natanaele ora sa chi deve seguire: Il Messia di Dio, il Figlio di Dio, il Maestro. Ora sa anche che da Nazaret può venire qualcosa di buono e soprattutto che può sorgere il Messia del Signore. Lo sa perché Gesù è di Nazaret. Ora che ha visto Gesù non si pone neanche il problema come si accorda la profezia con la storia. La storia mai contraddice la profezia. Questa si adempie sempre nella storia. La storia è il compimento della profezia. Per Natanaele questo problema non ha più alcun interesse. Il Messia è dinanzi a Lui e questo gli basta. È la verità essenziale. Le altre verità sarà la storia a risolverle. Anche per noi vale questa legge: attaccarsi alla verità essenziale. Il resto sarà la storia a risolverlo.

Gesù risponde a Natanaele: Tu stai credendo in me solo perché ti ho detto che ti ho visto sotto l’albero di fichi. In fondo ancora non ti ho detto nulla. Ancora non hai visto nulla. Venendo dietro di me vedrai cose più grandi di queste! Per convincere Natanaele, in principio così scettico nei confronti di Gesù, il segno sarà stato veramente grande. Per noi tuttavia rimane un mistero. Non conosciamo cosa si cela in questo segno. Ma infinitamente più grande di questo segno è quanto Gesù si sta accingendo a fare. Quali cose farà Gesù più grandi di queste? Ecco la risposta che ci offre Gesù stesso. In questa frase di Gesù c’è un riferimento esplicito alla scala di Giacobbe: “Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese là una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ecco, il Signore gli stava davanti e disse: «Io sono il Signore, il Dio di Abramo, tuo padre, e il Dio di Isacco. A te e alla tua discendenza darò la terra sulla quale sei coricato. La tua discendenza sarà innumerevole come la polvere della terra; perciò ti espanderai a occidente e a oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E si diranno benedette, in te e nella tua discendenza, tutte le famiglie della terra. Ecco, io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questa terra, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che ti ho detto». Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo». Ebbe timore e disse: «Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo». La mattina Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità. E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava Luz.  Giacobbe fece questo voto: «Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio. Questa pietra, che io ho eretto come stele, sarà una casa di Dio; di quanto mi darai, io ti offrirò la decima». (Gen 28,1-22). Gesù è la scala attraverso cui il Cielo discende sulla terra e la terra sale fino al Cielo. Se il Cielo discende sulla terra attraverso Gesù, Gesù è capace di compiere tutte le opere che si compiono nel cielo. Se la terra attraverso Gesù sale fino al Cielo, la terra per mezzo di Gesù sarà santificata della stessa santità che esiste e che regna nel cielo. Gesù è il Mediatore unico tra Dio e l’umanità. Per Gesù e in Gesù Dio mostra al mondo la sua verità e la sua santità. Per Gesù e in Gesù l’umanità si riveste della verità e della santità di Dio.

Questa verità ecco come viene annunziata da San Paolo a Timoteo: “Raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità. (1Tm 2,1-7). Questa verità è essenza, sostanza, discriminante della verità di Gesù Cristo. La Madre di Dio ci guidi ad accogliere la verità di Gesù.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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