Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 28 Ottobre 2020

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Chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici

MERCOLEDÌ 28 OTTOBRE (Lc 6,12-19)

La missione di Gesù è universale. Già nell’Antico Testamento essa era annunziata dalle Scritture profetiche: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre. Io sono il Signore: questo è il mio nome; non cederò la mia gloria ad altri, né il mio onore agli idoli. I primi fatti, ecco, sono avvenuti e i nuovi io preannuncio; prima che spuntino, ve li faccio sentire»” (Cfr. Is 42,1-10). È verità immortale, eterna, immodificabile: Gesù è la luce che deve illuminare le nazioni di ogni conoscenza del mistero del Padre. Dal mistero del Padre è la conoscenza di ogni altro mistero.

Nessuno potrà mai privare Cristo Gesù di questa missione. Sarebbe più facile prosciugare gli oceani che togliere a Gesù la sua verità. Quando Gesù perde la sua verità, tutto l’universo perde la sua verità: “Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra. Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra». Così dice il Signore: «Al tempo della benevolenza ti ho risposto, nel giorno della salvezza ti ho aiutato. Ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo, per far risorgere la terra, per farti rioccupare l’eredità devastata” (Cfr. Is 49,1-9). Gesù è guidato dalla Sapienza divina dello Spirito Santo e sa come la sua missione dovrà essere portata a compimento. Dopo la sua gloriosa ascensione al cielo dovrà essere il suo corpo, guidato dai suoi Apostoli, a vivere la sua missione fino all’avvento dei cieli nuovi e della terra nuova.

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

La missione è di Cristo. È Lui il missionario del Padre. Gli Apostoli devono conoscere tutto di Cristo, ogni più piccolo dettaglio o particolare del suo mistero. Per questo dovranno camminare con Lui, ascoltare Lui, vedere Lui, contemplare Lui. Domani, nello Spirito Santo, dovranno annunziare Lui e per questo occorre una piena conoscenza. Gesù darà loro lo Spirito Santo, il suo Santo Spirito, e Questi ricorderà, secondo verità sempre pura e aggiornata, il mistero di Cristo Gesù. Quando gli Apostoli si distaccheranno dall’annunzio del mistero di Cristo Signore, non c’è più missione. Potranno essere antropologi, psicologi, teologi, filosofi, ma non Apostoli di Gesù.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che il mistero di Cristo sia dato in pienezza di verità.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.