Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 27 Dicembre 2021

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LUNEDÌ 27 DICEMBRE – OTTAVA DI NATALE [C]

SAN GIOVANNI APOSTOLO ED EVANGELISTA

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Visto il sepolcro vuoto, Maria di Màgdala corre subito da Simon Pietro e da Giovanni. Giovanni non dice mai il suo nome nel Quarto Vangelo. Si presenta sempre come il discepolo che Gesù amava. Questo è il suo nuovo nome. Ecco come l’evento del sepolcro vuoto viene annunciato loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto”. Maria di Màgdala non pensa alla risurrezione di Gesù. Questa verità non è nella sua mente. Non fa parte dei suoi pensieri. Per lei la realtà è una sola: Gesù è stato trafugato. Il suo corpo è stato portato via. In questa notte c’è stata un’evidente violazione del sepolcro. Dico questo perché gli Apostoli ed ogni altro discepolo di Gesù neanche avrebbero potuto immaginare l’idea di una possibile risurrezione di Gesù, nonostante Gesù l’avesse loro profetizzato diverse volte. Per loro Gesù è solo un morto. Niente di più. Le parole: “Non sappiamo dove l’hanno posto!”, rivelano che Maria di Màgdala non è stata la sola a recarsi al sepolcro.  Altre donne, secondo quanto ci riferiscono i Vangeli Sinottici, avevano visto che la pietra non custodiva più il sepolcro.

Pietro e Giovanni escono insieme dalla casa nella quale si trovavano e si recano al sepolcro. Anche per loro Gesù era morto. Neanche loro pensavano alla sua risurrezione profetizzata per il terzo giorno da Gesù stesso e proprio a loro. Si recano al sepolcro perché vogliono constatare se le cose stanno proprio come le ha raccontate loro Maria di Màgdala.

Pietro e Giovanni verso il sepolcro corrono. Non camminano. Quasi volano, tanto è stato il turbamento che ha messo nel loro cuore la notizia appena ascoltata. Che sarà successo? Le cose stanno proprio così? Gesù è stato veramente portato via? Chi ha fatto questo? Tanti di sicuro erano i dubbi e le domande che affollavano la loro mente. Giovanni però è più giovane di Pietro. Corre più veloce. Arriva per primo al sepolcro. Più grande è il turbamento e più grande è il desiderio di conoscere, di sapere, di appurare.  Più grande è il desiderio e più grande è la corsa per giungere fino al dissolvimento di quanto porta inquietudine al nostro spirito. Per questo motivo Giovanni non si mette al passo di Pietro e giunge per primo al sepolcro.

Giunge al sepolcro, ma non entra. Vede i teli posati nel sepolcro, ma rimane fuori. In questa decisione di non entrare si manifesta la grande sapienza di Giovanni. Da solo non potrebbe mai divenire un testimone credibile dinanzi alla storia e al mondo. In due invece si è testimoni credibili dinanzi alla storia e all’eternità. Una prima verità però già emerge. Gesù non è stato trafugato. I teli avvolgevano il corpo di Cristo. Se Cristo fosse stato portato via, lo avrebbero portato via con i teli, non senza di essi. Qualcosa è successo per Giovanni, anche se lui ancora non ci dice cosa per lui è successo nel sepolcro.

Dopo arriva anche Simon Pietro. Giunto presso il sepolcro, vi entra. Nota quanto aveva già visto Giovanni. Vede cioè che i teli sono posati là, nel sepolcro. Sono posati, non sono sparsi di qua e di là. Il sepolcro indica un ordine meraviglioso. Dove c’è ordine non c’è mai l’opera di un ladro. Il ladro è disordine perché il ladro è fretta. Il ladro è con pochissimo tempo. Chi ha poco tempo è sempre disordinato nel cuore, nella mente, nelle opere. Tutto è un gran disordine per chi ha poco tempo. Per i ladri il tempo è quasi nulla, un istante, un attimo. Il sepolcro attesta che vi è un grande ordine. Non solo ci sono i teli posati – non sparsi – in esso. C’è anche il sudario che era stato sul capo di Gesù. Il sudario non è posato con i teli, è avvolto invece in un luogo a parte. È come se una mano ordinata avesse messo ogni cosa al suo posto. Il segno dell’ordine attesta la prima verità: Gesù non è stato trafugato. Se non è stato trafugato, cosa sarà mai successo? Qui non c’è stata alcuna opera di mano d’uomo. Quale mano allora ha operato nel sepolcro in questo tempo così breve?

LEGGIAMO IL TESTO DI Gv 20,2-8

Dopo Pietro, entra nel sepolcro anche Giovanni. Dopo essere entrato Giovanni dice di se stesso: “Vide e credette”.  Che cosa vide? Che cosa, o in che cosa credette? Giovanni vide che nel sepolcro c’era pace, serenità, ordine, compostezza, silenzio, tranquillità. Non c’era in esso alcun segno di guerra, di chiasso, di trambusto, di fretta o cose del genere. Giovanni vide l’invisibile e cioè che Gesù non era stato trafugato. Lui era risorto. Poiché attraverso i segni vide la risurrezione di Gesù, nella risurrezione anche credette. Vide la risurrezione di Gesù e credette in essa. La vide e non dubitò di essa. Se Giovanni vide la risurrezione di Gesù che valore ha aggiungere che credette in essa? Giovanni invece vide e credette. Vide e non dubitò della nuova vita di Gesù.

Essendo la fede vero e pieno atto umano, vero e pieno atto umano deve essere il suo annunzio. Nell’annunzio della fede tutto l’uomo deve partecipare. Ecco come Giovanni vive l’annunzio come vero atto umano: “Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena” (1Gv 1,1-4). Il Vangelo non è solo ciò che Gesù ha detto. Ma anche ciò che Gesù ha fatto. Non lo ha fatto e neanche lo ha detto solo attraverso la sua umanità, ma perché lui ha consegnato tutto se stesso al Padre e allo Spirito Santo. Il Vangelo è il racconto di Cristo che vive e opera nella pienezza del suo mistero umano e divino, terreno e celeste. Anche il discepolo di Gesù, se vuole che per lui l’uomo giunga o si apra alla fede in Cristo, deve presentarsi con tutta la potenza del suo essere trasformato dall’amore del Padre, dalla grazia di Cristo, dalla comunione dello Spirito Santo. È via essenziale, perenne, sempre da percorrere.

Anche nell’Apostolo Giovanni la fede nasce dalla visione. In verità lui non ha visto il Cristo Risorto. Ha visto i segni lasciati nel sepolcro dalla risurrezione del suo Maestro. Nella tomba c’è un ordine mirabile, angelico, divino. Questo ordine gli rivela che Gesù è veramente risorto, secondo la Parola da lui detta e anche secondo le antiche profezie. Il discepolo di Gesù annunzia la risurrezione. Cosa deve vedere l’uomo per credere nella Parola che annunzia il mistero di Cristo Signore? L’ordine di grazia, verità, giustizia, santità che regna nel sepolcro del peccato che è il corpo dell’uomo. Avendo il peccato lasciato il corpo dell’uomo, il suo posto è stato preso dalle virtù. Sono esse che rivelano che Lui è veramente risorto in Cristo Signore. Se invece nel suo corpo dimorano peccato, vizio, trasgressione, e tutte le opere della carne, questa visione mai porterà alla fede in Cristo. È palesemente evidente che Gesù non è risorto in lui. Mancano si segni operati dalla venuta nel suo corpo di Cristo Risorto. La Parola sempre dovrà essere accompagnata dai segni delle virtù, della grazia e di ogni frutto dello Spirito Santo. Sempre nascerà la fede se il nostro corpo è svuotato da ogni vizio. La Vergine Maria faccia del nostro corpo un sepolcro vuoto di vizi, adornato dall’ordine delle virtù.

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