Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 26 Settembre 2020

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Mettetevi bene in mente queste parole

SABATO 26 SETTEMBRE (Lc 9,43-45)

Un Dio Crocifisso è scandalo per i Giudei e stoltezza per i Greci. È verità annunziata dallo Spirito Santo per bocca di Paolo. “Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo. La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti: Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti. Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini”.

“Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Ma quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché nessuno possa vantarsi di fronte a Dio. Grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, perché, come sta scritto, chi si vanta, si vanti nel Signore. Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio” (1Cor 1,17-2,5). Nel mistero di Cristo Gesù si può entrare solo per rivelazione dall’alto, che non viene fatta una volta per sempre. Essendo quello di Gesù un mistero infinito, divino, eterno, soprannaturale e naturale insieme, solo lo Spirito Santo lo conosce e solo per quotidiana rivelazione dello Spirito Santo lo si potrà conoscere.

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Se dal Vangelo secondo Luca sappiamo che solo dopo la risurrezione Gesù apre la mente dei suoi Apostoli alla conoscenza della Scrittura, perché oggi dice loro: “Mettete bene in mente queste parole”? Oggi non devono comprendere. Devono invece sapere che le loro idee, i loro pensieri sul Cristo di Dio sono fantasie e immaginazioni del loro cuore o della loro mente. Il Cristo di Dio non sarà un nuovo Davide. Non verrà con il suo esercito a liberare la terra dei padri da quanti la occupano. Lui viene per essere consegnato nelle mani degli uomini dai capi del popolo e da essi venire crocifisso. Lui però il terzo giorno risusciterà. Poiché presto Lui sarà crocifisso, i suoi Apostoli dovranno iniziare a sostituire i loro pensieri sul Cristo di Dio con questa rivelazione che è di consegna, morte per crocifissione, gloriosa risurrezione il terzo giorno. La comprensione del mistero viene sempre in un secondo tempo. Sempre però deve esserci l’accoglienza di esso. La Parola non si comprende subito. Essa però va messa nel cuore, donandole ogni obbedienza. Si cammina verso la conoscenza piena, ma sempre obbedendo alla Parola. Se non si obbedisce, mai si potrà comprendere. Si comprende nella misura in cui si obbedisce. Più obbedienza e più comprensione.

Madre di Dio, Angeli, Santi, dateci una immediata obbedienza alla Parola.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.