Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 25 Settembre 2021

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Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini.

Tutti vedono Dio in Cristo Gesù. Tutti rimangono ammirati per le cose che faceva e nel modo in cui le faceva: con la semplicità della sua Parola. Gesù vuole però che i suoi discepoli non si illudano, non facciano sogni di umana grandezza, non pensino a cose di questa terra. Gesù ha cura di portarli nella più cruda delle realtà. Fra qualche giorno di questa grandezza non vedranno più nulla. Perché?

Non vedranno più nulla, perché “in apparenza” tutto finirà. Tutto finirà perché finirà il Figlio dell’uomo. Questi infatti sta per essere consegnato nelle mani degli uomini. Sarà messo nelle mani degli uomini e questi faranno di Lui ciò che vorranno. Lo legheranno, lo sputeranno, lo flagelleranno, lo crocifiggeranno, lo faranno morire dissanguato su una croce. Questa è la fine “apparente” della grandezza di Dio che essi stanno ammirando. È in questa fine che la fede dei discepoli verrà messa a dura prova. Loro dovranno scontrarsi con lo scandalo della croce. Un Messia crocifisso, un Messia che termina la sua vita su una croce, che Messia è?  Eppure il Crocifisso è il vero Messia del Signore. Se i discepoli rimangono ammirati dalla grandezza di Dio che oggi Gesù rivela, molto di più dovranno rimanere ammirati dall’umiltà del Figlio dell’uomo che pende dalla croce. Ora i discepoli sono chiamati a rivedere la loro fede nel Messia del Signore.

Gesù non vuole che i suoi discepoli si lascino frastornare da quanto avviene attorno a Lui. Gesù non è venuto per manifestare la grandezza di Dio compiendo miracoli e prodigi. C’è un altro modo attraverso il quale bisogna manifestare la grandezza di Dio in lui e nel mondo: attraverso l’annientamento totale di sé, in quella consegna della sua vita in mano degli uomini, che faranno di lui un non uomo, perché lo priveranno di ogni diritto e gli negheranno ogni dignità. Così l’Apostolo Paolo ai Filippesi: “Egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre (Fil 2,6-11).

La grandezza di Dio si manifesterà in lui nell’amore e nel perdono e nell’offerta della propria vita per la salvezza del mondo, tra i patimenti e le atrocità di una morte violenta, spietata e crudele. Gesù manifesterà in quel momento la vera grandezza di Dio che è la piena sottomissione della sua umanità alla sua anima e al suo spirito e quindi alla volontà del Padre suo che è nei cieli. Per questo i discepoli non possono distrarsi, né lasciarsi attrarre da altre grandezze.

Qual è la risposta dei discepoli di Gesù dinanzi ad una tale rivelazione? La chiusura più totale sia della mente che del cuore. Non colgono il senso delle parole di Gesù. Hanno timore di interrogarlo sul vero significato di ogni sua parola. È come se avessero deciso tutti insieme di camminare con gli occhi chiusi per non vedere la realtà.  Il cuore chiuso alla verità può essere aperto solo dalla grazia dello Spirito Santo. Gesù però deve dirle le cose. Dicendole i discepoli anche se non le comprendono oggi, le comprenderanno domani. Gesù sempre lavora in prospettiva del futuro ormai imminente. Non sempre è retta regola pastorale lavorare in prospettiva del presente. Sarebbe questa vera miopia spirituale.

LEGGIAMO IL TESTO DI Lc 9,43b-45

Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Il futuro va preparato con l’annunzio della verità. La verità annunziata non è compresa oggi. Verrà compresa domani. L’oggi di verità prepara il domani anch’esso di verità. Se oggi la verità non viene seminata, domani neanche verrà compresa. La verità è come un seme che viene gettato a terra. Quando cade sul terreno viene subito ingoiato dalla terra. Solo dopo essere stato ingoiato e divorato dalla terra, spunta la tenera pianta dalla quale domani matureranno molti altri frutti. È questa la legge per la semina della verità: oggi per il domani; oggi per il futuro. Gesù semina oggi la verità della sua vita. Domani, nel futuro, i discepoli comprenderanno, crederanno, si apriranno alla più pura e più perfetta fede in Lui.  Questa santa metodologia di Gesù deve essere vissuta e testimoniata con ogni sapienza da ogni buon seminatore del Vangelo.

Ma gli apostoli non comprendono quanto Gesù vorrebbe che fosse compreso fin da adesso. C’è un abisso tra il mistero che sta per compiersi in Gesù e la loro mente. Ma c’è anche la paura che chiude loro il cuore impedendogli di chiedere spiegazioni, di rivolgergli delle domande sulle parole di Gesù. Perché questa paura e questa chiusura? Il motivo è da ricercare nella volontà dei discepoli che con troppa facilità si lasciano trasportare da quanto viene dal mondo. Noi sappiamo che tra il pensiero del mondo e la Parola di Gesù vi è un abisso infinito incolmabile. Gesù invece vuole che essi entrino nel suo cuore, nel suo mistero, nella sua vita e la facciano propria, assumendola come loro propria vita. È questa la vera sequela che egli vuole. Mentre ancora i discepoli lo seguono solo esteriormente, attratti ed affascinati dalle grandi opere che lui compie, dalla grandezza che agisce in lui.

C’è ancora un lungo cammino da compiere, c’è una strada ancora tutta in salita da percorrere. Ma verrà il giorno in cui i discepoli comprenderanno, ma il loro Maestro non sarà più in mezzo a loro. Ci sarà però in mezzo a loro il ricordo vivo di Gesù operato in loro dallo Spirito Santo. Questo deve anche indurci a pensare quanto sia difficile entrare nello spirito di un uomo, di una donna, che si sceglie come guida, che si segue giorno per giorno e di cui si sperimenta la grandezza attraverso la quale opera ed agisce. Finché non si entra nello spirito che li muove e li anima, finché non si percepisce e si comprende appieno il loro mistero si rimane sempre in una sequela esterna.

L’Apostolo Paolo rivela che solo lo Spirito Santo conosce il pensiero di Dio, il pensiero di Cristo e solo Lui può metterci in comunione: “Chi infatti conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. Ma l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito. L’uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Infatti chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo consigliare? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo” (1Cor 2,11-16).

Se vogliamo conoscere il pensiero di Cristo, il suo cuore, i suoi desideri, la sua volontà, la sua mente, dobbiamo noi essere colmi di Spirito Santo. È lo Spirito che dimora in noi, che in noi cresce, che da noi viene giorno per giorno ravvivato che ci mette in comunione con Cristo Gesù e per mezzo di Cristo Gesù con il Padre. Quando in noi si spegne lo Spirito Santo anche il mistero di Cristo e del Padre si spegne. Il Figlio e il Padre rimangno nel loro mistero eterno, divino, celeste. Noi rimaniamo sulla nostra terra. Senza lo Spirito Santo in noi, neanche noi stessi possiamo conoscere. Anche la conoscenza di noi stessi è opera in noi dello Spirito del Signore. La Madre di Gesù ci aiuti oggi e sempre. Vogliamo crescere nello Spirito Santo per poter così conoscere il mistero di Cristo Signore.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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