Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 24 Novembre 2021

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Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

La vita dei discepoli, o dei credenti in Cristo, sarà allora scevra da ogni contrasto, da ogni sofferenza, da ogni difficoltà? Trascorrerà essa in modo semplice, tranquillo, sereno a causa della loro fede e della loro fedeltà alla Legge morale? Anche su di loro si abbatterà il peccato del mondo per distruggerli. Saranno molti quelli che metteranno le mani su di loro e li perseguiteranno,  li consegneranno alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandoli davanti a re e governatori, a causa del nome di Gesù. I discepoli di Gesù saranno incarcerati, incatenati, messi al bando, denunciati, traditi, rinnegati, venduti, torturati, uccisi con ogni genere di morte. Sarà questa la loro storia. Questa storia durerà fino alla consumazione dei secoli. Questa storia attesterà la loro verità. I discepoli di Gesù crocifiggono il mondo. Il mondo crocifigge i discepoli di Gesù. Se il discepolo di Gesù accetta il mondo, il mondo accetta il discepolo di Gesù. Perché i discepoli di Gesù saranno trascinati davanti a re e a governanti? Davanti a re e a governanti significa: in pubblico giudizio. Perché saranno trascinati in pubblico giudizio?

Saranno trascinati in pubblico giudizio per dare testimonianza. Testimonianza a chi? Proprio ai re e ai governanti. Costoro sono i responsabili della cosa pubblica. Sono i responsabili della verità, della sana moralità, della giustizia. I discepoli di Gesù attesteranno loro qual è la verità delle verità, qual è la moralità delle moralità, qual è la giustizia delle giustizie. Lo attesteranno loro pubblicamente, in tribunale, ufficialmente, sotto giuramento, a prezzo della loro vita. La loro è una testimonianza ufficiale, allo stesso modo che è stata ufficiale la testimonianza di Gesù dinanzi al tribunale dei Giudei e dei Romani. Fatta la testimonianza pubblica, giurata, in tribunale, a prezzo della propria vita, re e governanti non avranno più nessuna scusa della loro incredulità e della loro non fede nella testimonianza resa loro su Gesù Cristo Signore. La persecuzione è la via ufficiale per predicare il Vangelo a coloro che stanno in alto. Questa via ufficiale mai verrà meno. Anche re e governanti devono essere evangelizzati. Le vie di Dio sovrastano sempre le vie degli uomini. È questo un modo veramente misterioso di rendere testimonianza a Cristo Gesù. Il Vangelo viene annunziato anche per questa via. Ogni persecuzione il Signore la trasforma in un annunzio del Vangelo. 

Il discepolo di Gesù non deve preparare anzitempo nessuna difesa. Lui non sa come si parla a re, governatori, magistrati, giudici. Lui non sa quali parole dire per toccare il cuore di queste persone. Chi conosce il cuore è solo Dio e solo Dio deve parlare in questi frangenti. È condotto davanti a re e governatori? Deve mettersi solamente in preghiera. Alla preghiera deve consegnare la sua vita. Il Signore sa cosa fare della sua vita. Se questa gli serve per altre testimonianze, come è avvenuto per Paolo, per Pietro, per altri, il Signore gliela conserva e lo libera. Se invece per il discepolo del Signore è venuto il tempo di sciogliere le vele a raggiungere l’altra sponda del Regno eterno di Dio, allora le vele saranno sciolte e lui passerà attraverso il martirio. Il Signore sa cosa fare sempre di noi. Gli possiamo servire sulla terra e gli possiamo servire nel Cielo. Lui sa dove gli serviamo di più e agisce con noi secondo la sua volontà.  Per questo motivo non dobbiamo preparare la nostra difesa.  

LEGGIAMO IL TESTO di Lc 21,12-19

Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

Per il discepolo del Signore c’è almeno sulla terra un rifugio sicuro, una tana, un buco, un luogo dove possa trovare pace? Ci sarà un qualche amico che lo proteggerà, lo custodirà, lo nasconderà, se necessario? Le parole di Gesù sono senza “speranza”. Non ci sono né persone sicure, né luoghi sicuri per il discepolo di Gesù. Non sono sicuri i genitori, né i fratelli, né i parenti, né gli amici. Costoro possono tutti trasformarsi in traditori. Alcuni dei discepoli possono essere anche uccisi da genitori, fratelli, parenti, amici. La prudenza deve essere somma. Di nessuno ci si può fidare. Gesù non è stato tradito, venduto da uno dei suoi Apostoli? Ciò che è avvenuto con Gesù può avvenire con ogni suo discepolo.  Niente è sicuro per il discepolo di Gesù. Per questo egli deve essere semplice come le colombe, ma prudente come i serpenti.

L’odio contro i discepoli di Gesù è veramente universale.  Quando però il mondo odia il discepolo di Gesù? Lo odia quando il discepolo di Gesù vive tutto il Vangelo, tutto il Vangelo annunzia, tutto il Vangelo testimonia, tutto il Vangelo rende credibile. Lo odia quando il discepolo di Gesù ha fatto del Vangelo la sua stessa vita, compresa la sua bocca, il suo cuore, le sue mani, i suoi piedi. Se il discepolo di Gesù vive una vita senza Vangelo dal mondo sarà sempre ossequiato, riverito, osannato, lodato, esaltato. Il mondo ama e rispetta ciò che è suo, ciò che gli appartiene ed ogni discepolo di Gesù che non vive il Vangelo appartiene al mondo, non a Gesù. Per questo il mondo lo rispetta. Lo annovera tra i suoi discepoli.

Perché neanche un capello del capo del discepolo del Signore andrà perduto? Perché il Padre lo custodisce nello scrigno della vita presso di Lui e glielo consegnerà tutto nuovo e splendente il giorno della risurrezione dei giusti. La Scrittura sempre parla del giusto perseguitato. È Dio la custodia del giusto. L’uomo malvagio lo può uccidere, ma il Signore custodirà la sua vita nello scrigno del Cielo e gliela darà tutta nuova e splendente al momento della risurrezione nell’ultimo giorno. Con questa fiducia il giusto non teme di dare la vita per il nome di Cristo Gesù. È una vita persa nel tempo ma ritrovata nell’eternità tutta intera e gloriosa.

La perseveranza è nella fede, nella carità, nella speranza, nella testimonianza fino al dono totale della vita, consacrata al Signore per la diffusione nel mondo del suo Vangelo. La tentazione ha un solo fine: farci stancare nel cammino verso il Regno eterno. Come riesce a farci stancare? Indebolendo il nostro spirito. Come si indebolisce il nostro spirito? Allo stesso modo che si indebolisce il corpo: o nutrendolo male o per niente, oppure sfiancandolo con percosse e ferite a sangue. Lo spirito si indebolisce ogni qualvolta lo si priva del suo nutrimento spirituale che è l’Eucaristia e la preghiera. L’Eucaristia e la preghiera sono gli alimenti che rendono lo spirito sempre allenato nella corsa verso il Regno eterno di Dio. Lo spirito si sfianca con il peccato veniale e di dissangua con il peccato mortale. Quando si  giunge al dissanguamento spirituale, è facile abbandonare la corsa, è facile tirarsi indietro, è facile cadere dalla fede, dalla speranza, dalla carità, dalla testimonianza, dall’evangelizzazione. La stanchezza dello spirito può prendere chiunque. Se si è stancato lui, si stancherà ogni altro, a meno che come Elia non mangi e non beva il nuovo cibo che ci trasforma in esseri tutti spirituali.

Un giorno senza alimento spirituale equivale a quaranta giorni senza cibo materiale. Lo spirito si sente spossato, sfiancato, indebolito, esangue. È facile preda prima del peccato veniale e dopo anche del peccato mortale. Chi è preda del peccato mortale perde ogni desiderio di perseverare fino alla fine. Si abbandona al suo stagno di male e si incammina lentamente verso la morte alla vita eterna del Cielo. I mezzi li abbiamo per essere robusti e forti nello spirito. Sovente però li trascuriamo. Non ce ne serviamo. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: non perseveriamo più. Siamo caduti dall’amore di un tempo, il primo amore. La Madre nostra celeste ci aiuti. Vogliamo camminare da fede in fede, da luce in luce.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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