Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 23 Luglio 2021

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Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Nell’Antico Testamento il popolo del Signore è paragonato ad una vigna. Dio però è fuori della vigna. La cura, la pianta, la cinge di siepe, ma rimane fuori. Dio non è né la vite, né la vigna. Vite e vigna è Israele. Con Gesù invece avviene una cosa nuova, nuovissima. È Gesù stesso la vite. Gesù è la vite piantata dal Padre suo. Non solo è la vite. Gesù è la vite vera. È la sola ed unica vite vera. Tutte le altre viti o non sono vere, o devono lasciarsi innestare in questa unica vite, divenendo di essa i tralci. Se Gesù è la vite vera, altri viti vere non esistono, non ci sono, non sono piantate in nessun luogo. Altra verità è questa: della vite vera che è Gesù il Padre suo è l’agricoltore. L’agricoltore è colui che si prende cura della vite. Gesù ci dice come il Padre si prende cura della sua vite vera. Oggi si insegna che molte sono le viti di Dio sulla nostra terra. Chi insegna così, contraddice nella sua essenza la Parola di Gesù Signore. Contraddice quanto Gesù afferma della sua vite in ordine alla fruttificazione. Una sola vite vera: Cristo Gesù. Un solo agricoltore: il Padre di Cristo Gesù.

Ecco l’opera dell’unico e solo agricoltore dell’unica e sola vite vera. L’agricoltore taglia i tralci che non portano frutto. Questi vengono recisi dalla vite. Pota invece i tralci che portano frutto, perché portino più frutto. La Storia Antica ci rivela come il Padre taglia i tralci che non portano frutto. Dio taglia, togliendo il tralcio dall’appartenere alla stessa vite. Taglia, togliendo la carica. Taglia, ponendo fuori della comunione con il corpo di Cristo Gesù. Considerare un altro come un pagano o un pubblicano è ritenerlo fuori del corpo di Cristo Gesù. Il peccato mortale ci pone fuori della vita che sgorga dall’unica vite che è il Signore Gesù. Potatura invece è ogni aiuto che il Signore ci offre per la nostra più grande purificazione. Essa va dalla correzione, alla persecuzione, a tutti quegli scossoni che avvengono perché la nostra fede sia sempre più pura, la nostra carità sempre più perfetta, la nostra speranza sempre più invincibile. Le modalità sia del taglio che della potatura di Dio sono molteplici. La più efficace potatura di Dio è la persecuzione, la calunnia, la menzogna, l’insulto, la stessa morte, vissuta per causa di Gesù Signore. Anche Gesù fu potato sulla Croce. Sulla croce imparò l’obbedienza attraverso le cose che patì e divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono. Sulla Croce imparò l’amore sino alla fine. Imparò l’amore che si fa dono dell’intera vita. La Chiesa viene sempre purificata dalle persecuzioni. Sono queste che la smuovono dal suo essersi abbarbicata ad una religiosità che non dona più vita. La persecuzione è il segno che Dio sta potando la sua vite perché produca molto frutto.

Gli Apostoli sono puri, cioè potati, a causa della parola che Gesù ha annunciato loro. Loro sono passati dalla parola di Mosè, dalla Legge di Mosè, dalla fede di Mosè, dalla religione di Mosè, alla Parola di Cristo Gesù. È questo il primo passaggio per chi vuole essere puro: lasciare ogni fede, ogni religione, ogni credenza, ogni pensiero, ogni via finora percorsi ed abbracciare la sola Parola di Gesù Signore. Se non si opera questo passaggio, non siamo puri. Un cuore è puro quando entra nella Parola di Cristo Gesù, quando si alimenta del suo Vangelo. La vite vera è una. Gesù è questa vite vera di Dio. Cosa chiede ora Gesù ai suoi discepoli? Chiede di rimanere in Lui. Lui rimane in loro. Ma loro devono rimanere in Lui. Rimanere significa essere attaccati alla vera vite. Attaccati in modo vitale, succhiando cioè la linfa dalla vite vera. Un tralcio rimane attaccato alla vite se si nutre della vita che la vite porta in sé. Se si nutre della vita della vite il tralcio porta frutto. Se il tralcio non si abbevera della vita della vite mai potrà produrre frutto. Così è anche di ogni discepolo di Gesù. Se il discepolo rimane in Gesù, cioè si alimenta della sua vita, allora produce frutto. Se invece non si nutre della vita di Cristo mai potrà portare frutto. Parola ed Eucaristia: ecco il vero nutrimento di ogni tralcio che è nella vera vite.

La vite è Gesù.  “Io sono la vite”.  I tralci sono i suoi discepoli: “Voi i tralci”.  Tra Gesù e i discepoli vi deve essere la stessa relazione che vi è tra la vite e i tralci. Chi rimane in Gesù e Gesù in lui, porta molto frutto. Si rimane in Gesù lasciandosi ogni giorno potare dal Padre. Si rimane in Gesù nutrendosi ogni giorno della Parola e dell’Eucaristia. Così si produce molto frutto. Senza Gesù – è questa una verità assoluta – noi non possiamo fare nulla. Anche il nulla è assoluto. Si è tralci morti, secchi. Si è tralci senza vita. Un tralcio senza vita è anche un tralcio senza frutto.

LEGGIAMO IL TESTO DI Gv 15,1-8

Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Ecco quale sarà la fine del tralcio che non rimane nella vite. Viene gettato via e secca. Poi viene raccolto, gettato nel fuoco e bruciato. Un discepolo di Gesù che si distacca da Gesù, che non rimane in Lui, che non si alimenta di Lui, è già in cammino verso l’inferno. Qualcuno potrebbe ancora chiedersi: ma come si rimane in Cristo? Come Cristo Gesù rimane in noi? La risposta è semplice: rimanendo noi nel suo Vangelo, rimanendo il suo Vangelo in noi. La prova del nostro essere in Cristo e dell’essere Cristo in noi è data dalla nostra vita evangelica. Chi vive secondo il Vangelo è in Cristo e Cristo è in Lui. Chi non vive secondo il Vangelo non è in Cristo e Cristo non è in Lui. Cosa avviene in chi vive secondo il Vangelo, in chi rimane in Cristo Gesù? Può chiedere quello che vuole e gli sarà concesso. Ecco le ragioni dell’esaudimento di ogni nostra preghiera: il nostro dimorare nella Parola di Gesù. Il Padre compie per chi vive di Vangelo ogni parola del Vangelo, ogni parola di Cristo Gesù. Il discepolo compie la parola del Vangelo per amore di Cristo Gesù. Il Padre per amore di Cristo Gesù compie nel discepolo ogni parola di Cristo Gesù.  Noi per amore di Gesù viviamo ogni sua Parola. Ma anche il Padre per amore di Gesù compie in chi ama Gesù ogni Parola di Gesù. Molti dicono: “Il Signore non mi ascolta”.  Non è il Signore che non ascolta, o che non compie in noi e per noi la Parola di suo Figlio Gesù. Siamo noi che non amiamo Cristo Gesù e per questo impediamo al Padre che possa adempiere in noi e per noi la Parola di suo Figlio. Il Vangelo è uno ed è indivisibile. Se noi lo compiamo tutto in noi, esso si compie tutto per noi.  Se invece noi non lo compiamo in noi, esso non si potrà mai compiere per noi. Tutto allora dipende da noi. Dipende dal nostro rimanere perennemente nella Parola di Cristo Gesù.

Chi glorifica il Padre di nostro Signore Gesù Cristo? Chi glorifica il Padre suo che è nei Cieli? Lo glorifica chi porta molto frutto. Chi è che porta molto frutto? Chi rimane nella vite, chi si alimenta della Parola e del Corpo e del Sangue della vite che è Cristo Gesù. Chi diventa vero discepolo di Gesù? Chi rimane nella Parola di Gesù.  Chi fa della Parola di Gesù il suo alimento quotidiano. Tutto è dalla Parola. Chi rimane nella Parola  rimane in Gesù. Chi rimane nella Parola fa molto frutto. Chi rimane nella Parola è ascoltato nella sua preghiera. Chi rimane nella Parola glorifica il Padre. Rimane nella Parola chi la Parola vive per tutti i giorni della sua vita.  Noi compiamo la Parola per amore. Il Padre la compie per noi per amore. È questa la nostra verità cristiana. Da questa verità scaturisce la nostra carità, il nostro amore. La Madre di Gesù ci aiuti a vivere questo mistero.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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