Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 22 Novembre 2020

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Egli separerà gli uni dagli altri

DOMENICA 22 NOVEMBRE (Mt 25,31-46)

Il Vangelo va letto e interpretato secondo il Vangelo. San Matteo nel Capitolo XXV del suo Vangelo rivela che vi sono tre giudizi: il primo secondo le regole della fede nella Parola di Gesù. È la parabola delle dieci vergini. Il secondo è secondo la personale fruttificazione di ogni dono sia di natura che di grazia e verità elargitoci da Dio. Un vescovo è giudicato perché vescovo. Un papa perché papa. Un presbitero perché presbitero. Un filosofo perché filosofo. Uno scienziato perché scienziato. Un artista perché artista. Un contadino perché contadino. Un artigiano perché artigiano. Ognuno è obbligato a mettere a frutto ogni grazia ricevuta. È la parabola dei talenti o delle monete. Il terzo giudizio è sul bene che avremmo potuto operare e non lo abbiamo operato. Poiché è obbligo fare il bene e non facoltativo, anche questo giudizio è secondo verità di giustizia e non semplicemente su verità di carità. È volontà di Dio che i suoi doni vengano condivisi. Lui li elargisce secondo questa finalità. Non condividere quanto si è ricevuto, ci fa ingiusti, ladri. Di conseguenza meritevoli di condanna. Abbiamo violato una fondamentale, primaria legge data dal Signore all’uomo. Questa legge mai va disattesa, mai omessa, mai violata. Come noi viviamo con i suoi doni, così gli altri devono vivere con i nostri doni. A noi Dio dona perché noi doniamo. Ecco il fondamento della condanna eterna. Senza Legge non c’è violazione e di conseguenza neanche potrà esserci giudizio né alcuna condanna. Invece è la Legge del Signore violata, omessa, manomessa, disprezzata che ci rende rei di morte eterna.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”.

E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Poiché il Vangelo va letto secondo il Vangelo, nessuno deve pensare che basti fare un po’ di carità materiale o spirituale per essere salvati. Prima di ogni cosa i tre giudizi sono indivisibili e inseparabili. Il discepolo di Gesù è giudicato secondo il Vangelo e quindi è obbligato a vivere ogni Parola che è uscita dalla bocca e dal cuore del suo Maestro. In secondo luogo urge affermare contro la religione della sola opera di misericordia, che è impossibile per l’uomo agire secondo lo Spirito se vive secondo la carne. Alla religione della carità necessariamente si deve aggiungere la religione della grazia, della verità, della luce, della vita eterna, della rigenerazione, della creazione dell’uomo nuovo. Senza la religione dello Spirito Santo e della grazia e verità, non si avrebbe alcun bisogno di Gesù Signore e neanche della Chiesa. Gli stessi apostoli a nulla servirebbero. Sarebbe sufficiente mettere alcuni megafoni per le strade con il compito di ricordare che le opere di misericordia aprono le porte del regno eterno. Ma l’uomo, senza la grazia, è sordo, cieco, muto. Non vede il povero e neanche lo ascolta.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fateci della purissima religione della grazia e della verità.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.