Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 21 Novembre 2021

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Nostro Signore GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO

Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Sappiamo che Gesù nel Vangelo secondo Giovanni solo alla donna di Samaria ha rivelato di essere Lui il Messia. Neanche ai discepoli, sempre secondo il Vangelo di Giovanni, questa verità è stata loro rivelata. Nel quarto Vangelo tutti i grandi dialoghi di Gesù sono, tranne qualcuno, con i Giudei. Donde Pilato attinge questa verità? “Allora Pilato rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: ‘Sei tu il re dei Giudei?’”. Anche se Gesù si fosse proclamato re, neanche con questa accusa avrebbe potuto subire una condanna. Non ha compiuto nulla contro Roma.

La risposta di Gesù va attentamente e sapientemente compresa. “Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?”. Se tu, Pilato, lo dici da te, tu mai hai impedito la mia opera di evangelizzazione. Mi hai permesso ogni cosa. Questo significa che la mia Parola e le mie opere non erano contro Roma, perché mai ho pronunciato una sola Parola né contro l’Impero, né contro te, né contro le istituzioni che tu rappresenti. Non hai avuto motivi per impedirmelo. Se invece altri ti hanno parlato di me, anche in questo caso, deve prevalere la tua conoscenza. Tu sai la mia correttezza verso Roma. La loro parola non merita alcuna attenzione. La tua conoscenza attesta il contrario. Anche se io fossi re, sarei un re che non dona fastidio a nessun Re, a nessun Imperatore, a nessun Procuratore, a nessun Centurione, a nessun Soldato. Tu, Pilato, attesti per me. Non hai trovato in me nessuna parola o azione avversa.

Pilato è come se volesse confermare l’analisi portata avanti da Cristo Gesù con la sua risposta. Ecco le sue parole: “Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?”. Tu, Gesù, non hai fatto nulla a me, nulla all’Impero, nulla a Roma, nulla ad altra gente. Di sicuro hai fatto qualcosa alla tua gente e ai capi dei sacerdoti. Sono essi che ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto loro? Se loro hanno un odio così grande contro di te, da volere te crocifisso e me che condanno un innocente perché venga crocifisso, qualcosa hai pur dovuto fare ad essi. Tu hai crocifisso il loro mondo e loro vogliono crocifiggere te. Non è una questione tra me e te, tra me, Pilato, e te, Gesù. Ma è una questione tra te, Gesù, e il popolo dei Giudei, a iniziare dai capi dei sacerdoti. Ora è anche una questione tra me, Pilato, e loro. Essi vogliono che io ti condanni.

A Pilato è chiesto di giudicare secondo giustizia. Per fare questo lui dovrà essere libero da ogni legame familiare, sociale, politico, religioso, finanziario, economico, amicale. Dovrà essere libero da chi sta sopra di lui e da chi è sottoposto a lui. Dovrà essere libero dal suo cuore, dalla sua mente, dai suoi desideri, dai suoi istinti, dai suoi sentimenti, dalle sue credenze, filosofie, antropologie, da ogni falsa scienza. Lui deve essere solo dalla verità. Per questo dovrà avere tanta scienza, tanta sapienza, tanta intelligenza per sapere sempre separare le accuse vere dalle accuse false, le dicerie dalla verità oggettiva, le invenzioni della mente dalla verità storica, il suo pensiero dalla realtà che lui è chiamato a investigare. Anche un piccolissimo legame di amicizia diviene grave ostacolo.  Dinanzi al suo ministero di giudice, anche l’amicizia più santa va rinnegata, dichiarata non esistente. Anche un’amicizia può orientare il giudizio verso la falsità, distraendolo dalla verità. Se poi il giudice cade nel tranello della sudditanza psicologica di chi sta sopra di lui, allora è la fine della giustizia. È regola universale di giustizia ricordare senza mai dimenticare che il mandato sempre viene da chi sta in alto. L’esercizio del mandato va svolto invece sempre dalla volontà di Dio. Se un giudice dovesse essere inviato per sopprimere gli innocenti, questo invio non è più per il giudizio. È un invio per essere boia, non giudice. Chi riceve il mandato per indagare e in seguito alle indagini emettere un giudizio secondo purissima verità storica, se dovesse constatare che il mandato non è per indagare ma per sopprimere ed eliminare, allora è suo obbligo non accogliere il mandato. Esso va rifiutato. Se lui accetta il mandato e anziché esercitare un giudizio secondo purissima indagine per mettere in luce secondo purissima verità divina e storica, ogni fatto così come esso è avvenuto, lo esercita da boia e non da giudice, è responsabile in eterno dinanzi a Dio e agli uomini. Esercitando il mandato da boia e fingendo di esercitarlo da giudice, calpesterebbe la coscienza degli indagati, deriderebbe la loro vita, la disprezzerebbe. Anche questo è gravissimo peccato dinanzi al Signore. Ogni coscienza e ogni vita sono sacre dinanzi Dio. Esse vanno rispettate, confortate, aiutate. Verità mai da dimenticare. Se un giudice vuole giudicare secondo verità deve essere colmo di sapienza e grande onestà.  Se il giudice è corrotto nel cuore e nell’anima, mai potrà svolgere il suo mandato secondo verità. È privo di ogni sapienza e onestà. Lo svolgerà secondo le regole del peccato che sono nel suo cuore e che governano i suoi pensieri. È allora che il giudice dona peso alle falsità e ridicolizza la verità storica sulla quale dovrà giudicare.

LEGGIAMO IL TESTO DI Gv 18,33b-37

Pilato fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Gesù rassicura Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo”. Pilato può stare tranquillo. Se il suo regno non è di questo mondo mai vi potrà essere contrasto, opposizione, violenza, agitazione contro nessun regno di questo mondo. Ora Gesù spiega a Pilato perché il suo regno non è di questo mondo: “Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei”. Osserviamo bene la chiarezza di Gesù. Gesù non dice: “I miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato a te, Pilato”. Dice invece: “I miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei”. Pilato e Roma vengono lasciati fuori. Sono i Giudei che hanno consegnato Gesù ai Romani. Se Gesù fosse stato re di questo mondo, avrebbe avuto i suoi servitori, i suoi soldati, il suo esercito e si sarebbe opposto alla cattura. Invece è stato lui stesso a consegnarsi. Ma il mio regno non è di quaggiù. La mia storia, dice Gesù, attesta che veramente non sono re di questo mondo. Realmente il mio regno non è di quaggiù. Non vi sono opposizioni, invasioni, contrasti, guerre.

Ora nuovamente interviene Pilato: “Dunque tu sei re?”. Anche se non sei re di questo mondo, sei comunque re! Di sicuro Pilato non sa di che natura sia questo regno che non è di questo mondo. Lui conosce solo questo mondo. Ora Gesù lo rassicura. “Tu lo dici: Io sono re”. Si, sono re. Ma sono un re particolare. Sono re della verità. “Per questo io sono nato e per questo sono venuto al mondo: per dare testimonianza alla verità”. Questa è la mia regalità. Io sono il difensore della verità oltre che il suo annunziatore. Io sono il re della Verità, il difensore della Verità, l’annunziatore della Verità. Non conosco altra regalità. Anche in questo sono re particolare. Io annunzio la Verità. La Verità non la impongo. Perché non la impongo? Perché chiunque è dalla Verità, ascolta la mia voce. Anche per questa ragione non vi è alcun contrasto con gli uomini, con nessun uomo. L’accoglienza della Verità è dal cuore. Si annunzia la Verità, si mostra la Verità, si dona la Verità, ma non si impone. Chiunque è dalla Verità l’accoglie. Ascolta la mia voce. Chi non è dalla Verità, la rifiuta. Nessuno mai gliela imporrà. La Verità è la luce. La sola luce. La verità è l’essenza eterna di Dio che è mistero di unità e di trinità, ma anche mistero di creazione. La Madre di Dio ci faccia testimoni della verità.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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