Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 19 Luglio 2021

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Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.

Il segno che i farisei e gli scribi chiedono è un’opera così alta, così grande, così imponente, così maestosa che serva da prova indiscussa e indiscutibile della sua verità di Messia del Signore. Tutto il popolo affermava che Gesù è il Figlio di Davide, il Messia di Dio. Loro chiedono a Gesù che attesti con un’opera eclatante, inconfutabile, questa sua verità. Gesù non deve dare prove di ciò che Lui è. Lui deve solamente vivere la sua verità in una perfetta obbedienza alla volontà del Padre che lo ha mandato. Vivendo di purissima obbedienza, sono gli altri che devono constatare la sua verità da tutto ciò che Lui dice ed opera.  La prova della sua verità è la sua vita. Allo stesso modo che la prova della verità del cristiano è la luce che emana dal suo vivere quotidiano. Se la vita intera per loro non è una prova, se dalla vita intera loro non riescono a scoprire la verità di Cristo Gesù, allora è segno che il cuore è indurito. Se l’intera vita non serve, nessuna altra prova potrà servire. Chi è cieco, è cieco sempre. È cieco dinanzi alla quotidianità e alla straordinarietà. Chi non vede l’ordinario, mai potrà vedere lo straordinario, o il mirabile. Anche se lo vede, la sua visione resta impressa nella mente per un solo istante, poi la malvagità riprende il suo potere sulla volontà e sul cuore.  È il quotidiano, è l’ordinario la via per la conoscenza della verità di una persona. Lo straordinario non serve. Lo straordinario dura un istante.

Quanti chiedono a Gesù il segno sono da Lui detti perversi e adulteri. Sono perversi perché trasformano la verità in falsità e la falsità in verità. Sono adulteri perché hanno tradito il Signore. Hanno abbandonato il vero Dio e si sono concessi all’idolatria, si sono abbandonati alla falsità e alla menzogna. A questi cuori incalliti nel male, nella menzogna, nella falsità, nell’idolatria, nel rinnegamento della verità di Dio, a che serve che Gesù dia un segno? A niente. Il segno non si chiede. Il segno si coglie quando Gesù lo dona. Il segno di Gesù è l’intera sua vita. Altri segni non servono. Altro motivo per cui Gesù non dona il segno è questo: la loro è una sfida di capacità, di potenza nei confronti di Cristo Gesù. Dio non si lascia mai sfidare da nessuno. A Dio non si giunge attraverso la sfida. Si giunge attraverso l’umiltà e la semplicità del cuore. Dio non tratta con i superbi. Dio si lascia piegare dagli umili. I superbi mai potranno avere accesso al cuore di Dio. Gli umili sono sempre i benaccolti dal cuore del Padre. Tuttavia Gesù il segno lo dona loro. Dona loro un segno unico, mai visto prima e che mai si vedrà in avvenire. Dona loro il segno della sua risurrezione gloriosa. Lo dona loro però in un modo misterioso, nascosto. Lo si può comprendere solo nella grande umiltà.

La Scrittura dice che Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce. Gesù, al pari di Giona, rimarrà tre giorni e tre notti nel grembo della terra. Poi, al pari di Giona, sarà rigettato fuori. Al terzo giorno dopo la sua morte Gesù risusciterà. La risurrezione diviene così il segno dei segni che è dato ad ogni generazione adultera e malvagia perché si converta e viva, dopo aver creduto nella verità di Gesù Signore. Il segno è stato dato. Ad ogni uomo la responsabilità di leggerlo e di interpretarlo in pienezza di verità. Il segno è perenne ed è per tutte le generazioni.

Giona è un uomo che il Signore ha mandato a Ninive per chiamarla a conversione e a penitenza. Ninive alla predicazione di Giona si pentì, si convertì, ritornò al Signore. In seguito alla conversione il Signore non attuò più il suo proposito di distruggerla. Giona è un uomo, puro uomo, semplice uomo, anche se inviato di Dio e suo profeta. Eppure dinanzi a quest’uomo che dice solo poche parole, senza compiere nessun segno particolare, tutta Ninive si è convertita. Gesù è il Figlio Unigenito del Padre, il suo Figlio prediletto, il Verbo eterno che si fa carne nel seno della vergine, è Dio stesso che nella carne viene a predicare la conversione e la fede nel Vangelo. Non solo predica la conversione e la fede al Vangelo, compie ogni specie di segno. Non c’è un uomo che non abbia ricevuto un qualche miracolo. Eppure il cuore di questa generazione è rimasto nella sua perversità e nel suo adulterio. Non si è convertito al Signore.

Cosa farà Ninive nel giorno del giudizio? Si alzerà e condannerà questa generazione. Griderà contro di essa la sua incredulità e la sua ostinazione nel male. Dovrà gridargliela, perché essa si è convertita per aver ascoltato una sola frase di Giona. Gesù non è più grande di Giona come profeta. È più grande come Persona. Lui è Dio. È il Dio incarnato, il Dio che si è fatto uomo. Lui è vero Dio e vero uomo. È infinitamente più grande anche nelle opere.  Giona non ha fatto nessuna opera. Non ha dato nessun segno. Ha semplicemente gridato il proposito del Signore sulla città. Non ha fatto altro e per di più per pochissimo tempo. Gesù invece ha dato una molteplicità di segni. Ha attestato che nulla gli è impossibile. Ha guarito ogni sorta di malattie e di infermità. Ha rivelato loro la sua onnipotenza e la sua misericordia. Eppure questa generazione è rimasta sorda, cieca, muta. È rimasta perversa e adultera. Non si è convertita. Il suo peccato è grande. Per questo Ninive insorgerà e la condannerà nell’ultimo giorno. Ogni dono che il Signore ci elargisce nel giorno del giudizio si alzerà e griderà contro di noi. Per ogni dono saremo giudicati nell’ultimo giorno. 

LEGGIAMO IL TESTO DI Mt 12,38-42

Allora alcuni scribi e farisei gli dissero: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!

C’è anche un altro esempio che Gesù adduce per manifestare l’insensibilità colpevole di questa generazione perversa e adultera: quello della regina di Saba. Il racconto del Primo Libro dei Re è illuminante al fine di comprendere bene il pensiero di Gesù Signore. Questa regina rimane senza parole dinanzi alla sapienza di Salomone. Ora noi sappiamo che quella di Salomone è una sapienza partecipata, è un dono che il Signore gli ha fatto. Una donna viene da lontano, da molto lontano per ascoltare quest’uomo mentre parla e spiega le cose. Sentendolo parlare, il suo cuore si inebria della sua scienza. Gesù è la Sapienza eterna, Sapienza increata, Sapienza divina. Lui conosce ogni cosa perché di ogni cosa Lui è la vita e la sapienza. Lui conosce Dio, perché la sua dimora è il seno del Padre. Lui conosce l’uomo, perché di ogni uomo Lui è la sua verità eterna. Eppure dinanzi a tanta grandezza, che è divina ed umana insieme, questa generazione rimane sorda e cieca. Usa la bocca solo per peccare contro lo Spirito Santo. Contro di essa nel giorno del giudizio anche la regina di Saba si alzerà e griderà il loro peccato.

Lei è venuta da molto lontano per ascoltare un uomo, un mortale, anche se saggio, molto saggio. Loro si sono rifiutati di ascoltare lo stesso autore della Sapienza, la Sapienza venuta in mezzo a loro in carne umana. Più grande è il dono, più grande è la responsabilità nel giorno del giudizio. Dio ha parlato loro per mezzo del suo Figlio unigenito e per mezzo di Lui ha compiuto tutte le meraviglie del suo amore. Mai nessuno ha fatto tanto per una generazione. Mai nessuno lo potrà fare. Cristo Gesù e solo Lui lo ha fatto, Lui che è più grande di Giona e più grande di Salomone. Ora che questa generazione sa questo, se vuole si può salvare, può convertirsi e ritornare pentita al suo Signore e Dio. Purtroppo sappiamo che questa generazione ha rifiutato il suo Salvatore e Redentore. Madre della Sapienza che in te si è fatta carne, ottienici il dono di una purissima fede.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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