Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 18 Settembre 2021

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Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità.

I misteri del regno di Dio non si conoscono né per studio, né per intelligenza umana. Non si conoscono per frequentazione di questa o di quell’altra persona. Neanche alti e profondi studi sono capaci di farci entrare nei misteri del regno dei cieli. La conoscenza dei misteri del regno è un dono di Cristo Gesù. A chi è fatto questo dono? A chi ha il cuore puro, semplice, piccolo. A chi ha un animo accogliente. A chi non è superbo, dotto, colto, che confida nella sua scienza ed intelligenza. A chi sa farsi veramente piccolo, il più piccolo degli uomini. La conoscenza dei misteri del regno di Dio è un dono che discende sempre dall’Alto, da Dio, dal suo trono regale. Se è un dono, ci si deve rivestire della più grande umiltà e chiederlo a Cristo Signore.

La parabola è l’ultimo dono di grazia per chi si sente dotto, intelligente, sapiente, superbo, fariseo, scriba e dottore della Legge. È l’ultimo dono di grazia per quanti confidano solo in se stessi. È l’ultimo dono di grazia, perché quanti l’ascoltano, per entrare nella sua verità, devono umiliarsi, farsi piccoli, divenire come bambini e chiedere al Signore qual è il suo vero significato. Chi si umilia, come gli Apostoli, e chiede la verità contenuta nelle parole di Gesù, costui entra nella conoscenza dei misteri del regno. Chi invece è pieno di sé, chi è arrogante, superbo, borioso, pieno di vanagloria, gonfio solo di se stesso, non chiede, non si umilia, non si prostra dinanzi a Gesù e rimane fuori della verità della sua salvezza. La conoscenza dei misteri del regno è un dono. Questa verità deve essere nel cuore di ogni evangelizzatore. Se è un dono, chi deve chiedere questo dono è proprio il predicatore, il datore della Parola della salvezza. È lui che deve chiedere questo dono per tutti coloro che lo ascoltano. È sempre lui che deve insegnare ad ogni uomo l’umiltà e la semplicità del cuore, altrimenti la sua predicazione sarà vana.

Uno degli errori più gravi che oggi si commettono in ordine alla salvezza è questo: la separazione della salvezza nel tempo dalla salvezza nell’eternità. Oggi si pensa che la salvezza sia solo quella eterna. La salvezza è una ed una sola, perché l’uomo è uno ed uno solo. La salvezza è la liberazione dal peccato, è l’uscita dal regno del principe di questo mondo e l’entrata nel regno di Cristo Gesù per vivere in esso da persone veramente libere. La libertà è dal male, da ogni forma di male; da ogni schiavitù, da ogni forma di schiavitù. Il male, la schiavitù, l’idolatria, l’errore, la menzogna, la falsità, ogni altro errore circa Dio e l’uomo devono essere vinti oggi. Se non c’è vittoria sul male sotto tutte le sue forme in noi, nel nostro corpo, non si può parlare ancora di vera salvezza. La salvezza non è solo dell’anima nell’eternità, essa è oggi ed è per l’anima, per lo spirito, per il corpo. Non si può dire che un uomo è salvato, se vive perennemente nel vizio, nel peccato, nella trasgressione, nel male. Un uomo è salvato quando vive di virtù, nella pienezza della grazia e della verità di Gesù Signore. La Chiesa deve lavorare per la salvezza nel tempo. È la salvezza nel tempo che produce e genera la salvezza nell’eternità. Se non rimettiamo questa verità nel cuore degli uomini, noi lavoriamo per il nulla, per il niente. Lavoriamo ma non produciamo salvezza. La salvezza è libertà dal peccato e chi commette il peccato non può dirsi salvo. Non può dirsi nella redenzione di Gesù Signore. Non può dirsi salvato da Dio. La salvezza è libertà dal male oggi ed è salvo chi è libero dal male e ogni giorno lavora per conquistare la perfetta libertà.

LEGGIAMO IL TESTO DI Lc 8,4-15

Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano. Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

La parola di Dio è lampada che deve illuminare ogni uomo, affinché veda la luce della verità e la segua. Ma quando in verità la Parola di Dio è lampada che guida i passi dell’uomo? La Parola di Dio è lampada quando arde e risplende attraverso la vita del cristiano. Possiamo paragonare la Parola di Dio allo stoppino di una lampada. Lo stoppino è l’anima della lampada. Senza di esso l’olio non brucia. Senza l’olio lo stoppino consuma se stesso in pochi istanti senza fare alcuna luce. Invece immerso lo stoppino nell’olio e attingendo e succhiando olio, esso brucia, riscalda, illumina, rischiara, fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così è della Parola di Dio. Essa è lo stoppino che deve attingere l’olio dalla vita del cristiano. Attingendo la sua linfa vitale dal cristiano la Parola di Dio illumina e riscalda, dona chiarore e calore, fa sì che tutti possono essere rischiarati dalla sua luce. La falsità che regna intorno alla Parola di Dio oggi  è proprio questa: si vuole la luce dalla parola, ma senza l’olio del cristiano. Si vuole il chiarore ed il calore del Vangelo senza però che il Vangelo attinga la sua forza dalla vita di verità e di santità del cristiano. Come Gesù è stato la luce della sua parola e la sua vita era la lampada che ardeva e brillava dinanzi ad ogni uomo, così dicasi del cristiano. È lui la lampada che deve illuminare il mondo. Gesù lo dice: “Voi siete la luce del mondo”. “Voi, non la parola. Voi stessi date il vostro olio, l’olio della vostra santità, alla parola perché brilli e illumini”.

Tutti possono dire di essere della Parola e con la Parola. Ma quando si è veramente sempre della Parola e con la Parola? Si è sempre della Parola e con la Parola quando noi produciamo i frutti della Parola. È nella povertà nello spirito che vive libero dalla sua volontà, perché l’ha consegnata tutta a Dio per il compimento della sua volontà, del suo disegno di salvezza in favore del mondo intero. È nella misericordia chi non teme di vivere solo per fare il bene a tutti, senza alcuna distinzione, ad imitazione e sul modello del Buon Samaritano che fece del bene al suo nemico, curandolo e prendendosi cura di Lui. È nell’opera di pace chi sa perdonare sempre le offese. Chi non tiene conto del male ricevuto. Chi ha sempre una parola di riconciliazione. È nella purezza del cuore chi ha l’animo libero, chi non inganna, non mentisce, non dice falsa testimonianza, non vive di ipocrisia, è senza invidia e senza superbia. Quando non produciamo i frutti della Parola nella quale diciamo di credere, non siamo più nella Parola. Noi dobbiamo essere nella Parola allo stesso modo che un albero sta nella terra. Quando l’albero viene sradicato dalla terra, secca e non produce più alcun frutto. Così è del discepolo di Gesù che si sradica dalla Parola del Signore. Secca e non produce più alcun frutto. È buono solo per il fuoco. È un legno senza vita. Oggi questa verità è troppo lontana da noi. Si sta separando il cristiano dalla sua missione di seminare la Parola, ma anche il cristiano dal vivere la Parola. Semina e vita secondo la Parola fanno la Chiesa. Se non si semina la Parola, la Chiesa muore. Non si fa il cristiano. Senza la vita nella Parola, anche il cristiano muore. La Madre di Dio ci liberi da questo duplice disastro. Si condanna la Chiesa alla morte.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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