Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 17 Settembre 2021

181

In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.

Sempre il Vangelo ci ricorda metodo e missione di Gesù. Egli va per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. Gesù predica e annunzia il Vangelo di Dio. Dona ai cuori la vera conoscenza del Padre suo. La vera conoscenza dell’uomo. La vera conoscenza della misericordia del Padre, invitando ogni uomo alla conversione e alla fede nella Parola da Lui annunziata, predicata, insegnata. Gesù è il Maestro, il Profeta, l’Inviato del Signore che cerca l’uomo là dove l’uomo vive. Non è invece un maestro che si lascia cercare dall’uomo e che viene dove il maestro vive. È il maestro che ha bisogno dell’uomo e non l’uomo del maestro. È il Maestro che deve recarsi dall’uomo per ammaestrarlo. Non è l’uomo che deve recarsi dal maestro per essere ammaestrato. Gesù conosce un solo verbo: andare. C’è anche l’invito a venire da Lui, ma perché Lui è già andato da loro. Gesù non svolge la sua missione da solo: con Lui ci sono i Dodici. I Dodici sono i suoi Apostoli.  Sono con Lui perché tutto devono imparare da Lui. Gesù è il Maestro che non dice la dottrina. Lui la dottrina la vive e vivendola gli altri vedono come si vive e apprendono a vivere anche loro allo stesso modo. Gesù non dice solamente. Fa e dice. Mentre dice, fa; mentre fa, dice. Il suo insegnamento è perfetto, perché fatto di parola e di opere. Mai la Parola deve essere senza le opere. Mai le opere senza la Parola. Parola ed opera devono essere l’una l’albero e l’altra il frutto. Come albero e frutto sono una cosa sola, così anche Parola e opera sono una cosa sola.

Con Gesù e con i Dodici vi erano anche alcune donne. Queste donne avevano ricevuto la guarigione da Gesù. Chi era stata sanata nello spirito e chi nel corpo. La prima di queste donne menzionata è Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni. Sette demòni significa che la sua possessione diabolica era veramente potente. Questa donna era stata incatenata da satana e da lui governata. Estremamente penosa era la condizione di questa donna prima che Gesù la liberasse.  Le altre sono: Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode. È una donna benestante. Susanna non sappiamo chi essa sia, perché mancano riferimenti nel resto del Vangelo. Molte altre, di cui si tace il nome. Tutte queste donne, poiché tutte benestanti, mettevano i loro beni a servizio della missione di Gesù. Queste donne servono Gesù con i loro beni. Gesù svolge la missione che il Padre gli ha affidato. Il Padre assiste e serve Gesù suscitando in queste donne l’amore e il vivo desiderio di servire Gesù con i loro beni. Non è Cristo Gesù che chiede. È lo Spirito Santo che ispira. Sempre quando si svolge secondo verità la missione che ci è stata affidata, lo Spirito Santo suscita persone che ci servono con i loro beni materiali. Ci servono giorno per giorno per quel che è necessario, giusto, santo. Queste donne dovranno essere un esempio per i Dodici. Come Gesù è stato assistito dal Padre mediante queste donne, così anche i Dodici saranno assistiti dal Padre mediante altre persone che li serviranno con i loro beni. Questa è verità eterna. È il Padre che si prende cura di coloro che hanno a cuore la sua missione di salvezza.

LEGGIAMO IL TESTO DI Lc 8,1-3

In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

Gesù è stato affidato dal Padre alla carità, alla misericordia, alla bontà di alcune donne. Queste seguivano Gesù e lo sostenevano con i loro beni. Così Gesù dona a tutti i suoi discepoli l’esempio di come si deve svolgere la missione. I suoi discepoli dovranno pensare al dono della grazia e della verità. Dovranno occuparsi della seminagione nei cuori della Parola del Signore. Il sostentamento di quanto è necessario per il loro corpo è affidato dal Padre suo a persone misericordiose e pietose che sempre si prenderanno cura di loro. Il missionario di Gesù è il più povero tra i poveri e il più bisogno tra i bisognosi. Egli non ha nulla in questo mondo. Non deve possedere nulla. Egli è un eterno viandante e come viandante ha solo i piedi per camminare, la bocca per dire le cose di Dio, le mani per benedire. Niente è suo. Niente può dire suo. Il Padre si prenderà sempre cura di lui a condizione che lui si prenda cura del suo regno e lo coltivi con immensa libertà, amore, giustizia, verità, santità.

Dalla vita di Gesù dobbiamo anche noi imparare a ridare alla nostra missione quel taglio teologale necessario per la salvezza dell’uomo. Una volta che l’uomo è entrato nella Parola di Gesù, tutto il resto lo compirà la Parola di Gesù, non il missionario, perché come Gesù, entrando quotidianamente nella Parola del Padre, aveva una Parola creatrice lui stesso, così il discepolo di Gesù, entrando nella Parola, attraverso la Parola riceve la forza che è insita nella Parola e quindi opera attraverso di essa e solo per mezzo di essa. Questa è la straordinaria potenza della Parola del Signore. Gesù è l’uomo povero, che non ha possedimenti, né ricchezze, non ha neanche dove posare il capo; la sua ricchezza è la Parola creatrice che il Padre gli ha affidato e attraverso questa Parola risolve ogni problema umano. Anche al discepolo Gesù non ha lasciato altra  eredità che la Parola, Parola da accogliere, da vivere integralmente nel suo cuore, Parola da trasformare in Parola creatrice per la salvezza dei suoi fratelli. La potenza di Gesù è la Parola, la potenza di Dio è la Parola, la potenza e la forza del cristiano è la Parola. Con la Parola crea, risana, risuscita,  cambia i cuori, trasforma le menti, moltiplica il pane, dona la pace, illumina le menti, rigenera le anime e le santifica. La Parola del discepolo di Gesù è la stessa che quella di Gesù, come quella di Gesù era la stessa che quella del Padre. Se in Gesù la Parola è stata sempre Parola viva ed efficace, la stessa Parola dovrà esserlo nel cristiano, se non lo è, è segno manifesto che il cristiano non vive la Parola, non l’ascolta. La Parola ascoltata e trasformata in vita diviene Parola creatrice come quella di Dio e di Gesù, perché è la stessa unica Parola. Tutto è nella Parola e fuori della Parola niente vi è che possa giovare al discepolo di Gesù.

Gesù è uomo povero, assai povero, la sua missione la svolge in totale affidamento alla Provvidenza del Padre, il quale suscita in alcune donne il desiderio e la volontà di assisterlo con i loro beni, seguendolo nelle sue peregrinazioni.  Vivendo da consegnato nelle mani del Padre, in tutto, Gesù insegna ai suoi discepoli l’abbandono, la fiducia, la certezza che il Padre dei cieli sa di che cosa abbiamo bisogno nel momento e con tempestività ci dona quell’assistenza che è per noi anche motivo di radicarci ancora più profondamente in lui.

L’affidamento alla Provvidenza non è solamente per le cose del corpo, esso è anche per quelle dello spirito, principalmente per queste; l’intervento del Signore nelle cose visibili deve aprire con maggiore intensità il cuore alla fiducia in Lui, nel Signore, anche per le cose invisibili, per tutto ciò che è necessario perché la sua missione di salvezza possa essere compiuta con intensità e densità di impegno e di libertà interiore. È certezza: Dio è con colui che annunzia il regno; lo è in modo pieno, totale, per ogni necessità e non solo per le necessità materiali. Tuttavia, poiché le necessità materiali sono visibili nella loro attuazione, divengono segno perché cresca in noi la fede nella Provvidenza di Dio che dispone giorni ed ore secondo il suo disegno di salvezza a beneficio del mondo intero. Ma una cosa deve essere sempre e rimanere nel cuore: la fiducia, che è poi fede matura, che Dio è con chi porta il suo vangelo e Dio quando è presente lo è con tutta l’abbondanza della sua grazia e della sua misericordia, con l’abbondanza della sua potenza. Anche se poi, concretamente, questa grazia e questa potenza la esercita attraverso uomini e donne particolari. Ma sono state, loro, mosse dallo Spirito di Dio per quest’opera di aiuto e di assistenza e da nessun altro. Questa la fede che deve governare il cuore del missionario del Vangelo. La Madre di Gesù ci ottenga il dono di una fede viva e operosa.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

Articolo precedenteCommento al Vengelo del 17 Settembre 2021 – Monaci Benedettini Silvestrini
Articolo successivoPaolo Curtaz – Commento al Vangelo del 17 Settembre 2021