Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 16 Settembre 2020

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Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato

MERCOLEDÌ 16 SETTEMBRE (Lc 7,31-35)

L’insensibilità spirituale è il grande frutto dell’accidia, a sua volta frutto dell’idolatria, che porta l’uomo all’indifferenza morale e di conseguenza al non ascolto della voce del Signore. Si passa dalla ribellione al non ascolto, anzi al non volere ascoltare. Questa insensibilità spirituale causò per il popolo di Dio un esilio lungo settant’anni: “Anche tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l’ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio. Allora il Signore fece salire contro di loro il re dei Caldei, che uccise di spada i loro uomini migliori nel santuario, senza pietà per i giovani, per le fanciulle, per i vecchi e i decrepiti. Il Signore consegnò ogni cosa nelle sue mani. Portò a Babilonia tutti gli oggetti del tempio di Dio, grandi e piccoli, i tesori del tempio del Signore e i tesori del re e dei suoi ufficiali. Quindi incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i suoi oggetti preziosi. Il re deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero schiavi suoi e dei suoi figli fino all’avvento del regno persiano, attuandosi così la parola del Signore per bocca di Geremia: «Finché la terra non abbia scontato i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi di settanta anni»” (2Cro 36,14-21). Il peccato rende il cuore come pietra, la parola scivola su di esso, ma non entra in esso. È la sordità non più guaribile.

Sull’accidia spirituale e insensibilità ecco cosa rivela Dio al profeta Ezechiele: “Figlio dell’uomo, i figli del tuo popolo parlano di te lungo le mura e sulle porte delle case e si dicono l’un l’altro: “Andiamo a sentire qual è la parola che viene dal Signore”. In folla vengono da te, si mettono a sedere davanti a te e ascoltano le tue parole, ma poi non le mettono in pratica, perché si compiacciono di parole, mentre il loro cuore va dietro al guadagno. Ecco, tu sei per loro come una canzone d’amore: bella è la voce e piacevole l’accompagnamento musicale. Essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica. Ma quando ciò avverrà, ed ecco avviene, sapranno che c’è un profeta in mezzo a loro»” (Ez 33,30-33). Il sommo dell’accidia lo troviamo però nel profeta Isaia: “Voi tutte, bestie dei campi, venite a mangiare; voi tutte, bestie della foresta, venite. I suoi guardiani sono tutti ciechi, non capiscono nulla. Sono tutti cani muti, incapaci di abbaiare; sonnecchiano accovacciati, amano appisolarsi. Ma questi cani avidi, che non sanno saziarsi, sono i pastori che non capiscono nulla. Ognuno segue la sua via, ognuno bada al proprio interesse, senza eccezione. «Venite, io prenderò del vino e ci ubriacheremo di bevande inebrianti. Domani sarà come oggi, e molto più ancora» (Is 56,9-12). Ai tempi di Gesù questa accidia si macchiava anche della calunnia e della falsa testimonianza. Giovanni il Battista era rifiutato perché accusato di essere un indemoniato. Gesù invece era presentato come un mangione e un ubriacone. A volte anche lo si dichiarava pazzo. Anche lui era detto indemoniato.

In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».

Solo i figli della Verità riconoscono la verità e solo i figli della Sapienza riconoscono la sapienza. Chi vuole riconoscere la Verità deve amare la verità e chi vuole riconoscere la Sapienza deve amare la sapienza. Verità e Sapienza producono i loro frutti nella storia. Chi ama la Verità e la Sapienza vede i loro frutti e subito li riconosce.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fateci veri figli della Verità e della Sapienza.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.