Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 16 Agosto 2021

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Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

La vita eterna si raggiunge percorrendo la strada stretta della Parola del Signore. Il Vangelo è questa verità. Tutto l’Antico Testamento è questa verità. Tutto il Nuovo Testamento è questa verità. La Parola di Dio e la Parola di Cristo Gesù sono questa verità. Urge però mettere nel cuore che la Parola di Dio non è contenuta in un solo versetto della Scrittura, ma in tutti i versetti. Non è in un solo comandamento, ma in tutti i comandamenti. Non è in una sola verità ma in tutte le verità. Non è in una sola Parola ma in tutte le Parole. A tutto questo si deve aggiungere che la comprensione della Parola è dono dello Spirito Santo, il quale la dona direttamente, attraverso la sua ispirazione e mozione, ma anche indirettamente, per mezzo degli Apostoli, che sono i ministri della Parola e gli Amministratori dei Misteri di Dio. Né gli Apostoli senza lo Spirito Santo, né lo Spirito Santo senza gli Apostoli. Ma neanche Apostoli e Spirito Santo senza la Chiesa, che è il corpo di Cristo. Sono pertanto in grande errore coloro che separano lo Spirito dagli Apostoli, gli Apostoli dallo Spirito, Spirito e Apostoli dalla Chiesa e la Chiesa dagli Apostoli e dallo Spirito Santo. Dello Spirito è proprio la comunione e l’unità. Chiesa, Apostoli. Spirito Santo, Corpo di Cristo, devono rimanere in eterno una cosa sola. La separazione, la divisione, la contrapposizione, generano e causano la morte della verità nel cuore dei credenti.

Ma non basta osservare i Comandamenti per essere nella volontà del Padre. Il Padre potrebbe manifestare una sua particolare volontà ad ogni uomo. Poiché ogni uomo è stato creato da Cristo in vista di Cristo e redento da Cristo in vista di Cristo, il Padre potrebbe chiedere, nello Spirito Santo, che ci si dedichi ad una speciale vocazione per compiere una particolare missione. La fede proprio in questo consiste: togliere la vita dalle proprie mani e dalla propria volontà e consegnarla tutta nelle mani e nella volontà del Padre. La consegna però non avviene una volta per sempre, deve invece avvenire attimo per attimo, perché la missione va vissuta o svolta secondo la volontà del Padre, mai secondo la volontà dell’uomo. Succede invece che si dona la volontà a Dio nell’atto iniziale, poi però si procede dalla propria volontà, dai propri sentimenti, dal proprio cuore, in ogni istante in cui la missione si vive. Così agendo non si è di Dio secondo verità e giustizia. Per battesimo si è figli di Dio, per cresima si è testimoni di Cristo Gesù, per il sacramento dell’ordine si è ministri di Cristo, per il matrimonio si è una sola carne, per l’Eucaristia viviamo e cresciamo come unico e solo corpo del Signore. Poi però nella vita non viviamo da figli di Dio, non ci comportiamo da testimoni di Cristo Gesù e neanche la nuova vita ricevuta dagli altri sacramenti viene vissuta dalla volontà del Padre per mozione dello Spirito Santo. Siamo figli di Dio per sacramento, non siamo figli di Dio per volontà, cuore, mente, desideri. Riceviamo una nuova natura, ma non viviamo secondo la nuova natura acquisita perché non siamo dalla volontà di Dio, dalla mozione dello Spirito Santo, dalla grazia di Cristo Gesù.

LEGGIAMO IL TESTO DI Mt 19,16-22

Ed ecco, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso». Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?». Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti molte ricchezze.

Un tale si avvicina a Gesù. Chiede cosa deve fare per avere la vita eterna. Se vuoi entrare nella vita osserva i Comandamenti: Non ucciderai, non commettere adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso. Tutto questo basta? C’è qualcosa che ancora manca? Basterebbe e nulla mancherebbe se il Signore non manifestasse una sua particolare volontà, una richiesta di consegna a Lui di tutta la vita. Ed è proprio questo che il Signore vuole da quest’uomo. Che altro manca? Ecco la risposta di Gesù: Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, e vieni! Seguimi! In queste parole il Padre manifesta a quest’uomo la sua volontà. Lui è stato creato per seguire Cristo Gesù, per essere un missionario nel mondo del suo Vangelo, un Apostolo della sua luce, grazia, verità. La vocazione dona il vero compimento alla propria natura. Se il Signore ci ha creato per un fine, la nostra natura si compie nella realizzazione di quel fine. Darle un altro fine è condurla fuori dalla sua verità di creazione, di origine. Quest’uomo ama più i suoi beni che la verità della sua natura, creata per essere libera dai beni di questo mondo, voluta dal suo Signore per essere consegnata alla missione dell’annuncio del Vangelo. La vocazione è la verità del proprio essere e agire. Non accogliere la vocazione è porsi fuori dalla verità di se stessi. Si dona alla propria natura un altro fine per il quale noi non siamo stati creati. Così agendo, il rischio della perdizione eterna è sempre dinanzi ai nostri occhi, sotto i nostri piedi. Quest’uomo rinnega la sua natura ed entra subito nella tristezza. I suoi molti beni mai potranno supplire o colmare il vuoto di natura da lui scelto con il rifiuto di accogliere la volontà divina. Creato per un fine si trova a viverne uno falso, un fine che non per la sua vita.

Ecco una ulteriore necessaria riflessione. Ogni Parola del Signore è simile ad un fiore dai molti petali. Come il fiore è il frutto dei molti petali, così anche la verità della Parola è il frutto dei molti dettagli che sono contenuti nella verità. Questo significa che ogni racconto del Vangelo può essere letto e compreso molte volte e in diversi modi, senza mai tradire la sua verità, ma mettendo in evidenza ora un aspetto e ora un altro, ora un dettaglio e ora un altro, ora descrivendo la colorazione di un petalo e ora la colorazione dell’altro. L’episodio di quest’uomo che si avvicina a Gesù con una domanda ben precisa, può essere letto e compreso in molti modi, diverse volte, ma nessun modo e nessuna volta può esaurire tutta la ricchezza di verità e di rivelazione in esso contenuta. Proviamo ad esempio a leggerlo ponendo anche noi una domanda a Gesù: “Maestro, come è possibile, che un uomo che osserva i comandamenti fin dalla nascita, essendo ricco, difficilmente entrerà nel regno dei cieli? Non sono i comandamenti la via per entrare nel regno dei cieli?”.

L’uomo può avere ogni buona intenzione nell’osservare i Comandamenti, a condizione che sia libero dalla ricchezza. Se questa conquista il suo cuore, è la fine. Molti per la ricchezza si vendono la coscienza, lo spirito, l’anima, il corpo, la fede, il Vangelo, Cristo, lo stesso Dio. La ricchezza è potentissima forza di seduzione. Quest’uomo ricco mostra già i segni del suo attaccamento alla ricchezza. È già sedotto da essa. Dinanzi alla proposta di Cristo di avere un tesoro eterno nei cieli, preferisce godersi i suoi beni oggi. Questa è schiavitù sotto il potente giogo della ricchezza. Il suo cuore è già prigioniero delle cose che possiede. Se lui è già schiavo e prigioniero oggi, potrà sperare di liberarsi domani? La ricchezza è più che piovra. Quando si impossessa di un’anima, non la lascia, la divora. Siamo tutti avvisati. Gesù così ammonisce il suoi discepoli: “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza” (Mt 6,24). “Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto” (Mt 13,22). Così anche l’Apostolo Paolo: “A quelli che sono ricchi in questo mondo ordina di non essere orgogliosi, di non porre la speranza nell’instabilità delle ricchezze, ma in Dio, che tutto ci dà con abbondanza perché  possiamo goderne. Facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera” (1Tm 6,17-19). La Madre di Dio ci renda liberi.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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