Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 15 Giugno 2021

83

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.

Questa regola – Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico – non è regola che troviamo nella Rivelazione dell’Antico Testamento. È invece una norma di origine umana, non divina. Ecco quale norma di origine divina troviamo nel Libro dei Proverbi: “Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare, se ha sete, dagli acqua da bere, perché così ammasserai carboni ardenti sul suo capo e il Signore ti ricompenserà” (Pro 25,21-22). Questa regola viene assunta dall’Apostolo Paolo e ricordata nella Lettera ai Romani: “Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile.

Non stimatevi sapienti da voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: Spetta a me fare giustizia, io darò a ciascuno il suo, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere: facendo questo, infatti, accumulerai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene (Rm 12,14-21). Regola che mai dovrà essere dimenticata dal cristiano, troppo spesso anche lui assetato di giustizia o di vendetta contro coloro che gli hanno arrecato un male o un qualche danno.

Gesù illumina queste sue parole sull’amore verso i nemici raccontando la Parabola del Buon Samaritano: “Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre.

Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così» (Lc 10,25-37). Il Samaritano che passa è un nemico. Dinanzi alla necessità di amare non ci sono nemici. Ci sono soltanto persone che sono nel bisogno. Se vogliamo amare secondo verità dobbiamo vedere gli uomini con gli stessi occhi di Dio: persone da amare con il suo amore eterno come Lui ama ogni uomo con il suo amore eterno.

Gesù non parla al ricco perché ami il povero, a chi possiede perché ami chi non possiede, a chi ha molto perché dia a chi ha poco. Non è questo il pensiero di Gesù e neanche la sua Legge. Gesù parla all’uomo. All’uomo comanda di amare tutti, di fare del bene a tutti, senza alcuna distinzione. Il Vangelo è per il povero e per il ricco, per il santo e per il peccatore, per il giusto e per chi giusto non è, per il dotto e per il semplice, per il datore di lavoro e per ogni operaio. Ogni uomo è uomo se vive questa legge universale dell’amore. Dio è amore e ogni uomo deve essere in mezzo agli altri uomini vera immagine dell’amore del suo Signore, Creatore, Dio.

Le regole del vero amore non è l’uomo che deve stabilirle. Esse sono date da Dio. Senza obbedienza ad ogni regola divina mai potrà esistere il vero amore. Ora la primissima Legge dell’amore è l’obbedienza ai Dieci Comandamenti. Chi trasgredisce i Comandamenti mai potrà dire di amare. Non si ama uccidendo. Non si ama nel divorzio. Non si ama nel furto. Non si ama nella falsa testimonianza. Non si ama nell’idolatria. Non si ama nel disprezzo del nome del nostro Dio, Signore, Creatore. Non si ama se la nostra obbedienza non è a tutte le Dieci Parole della Legge Santa, che è Legge universale, Legge alla quale tutti sono obbligati. Le Dieci  Parole devono essere osservate secondo il compimento che Cristo ha dato loro, compimento che è tutto manifestato nel Discorso della Montagna.

La seconda Legge dell’amore – i Comandamenti sono purissimo amore di giustizia – è la Legge della carità, del dono. Si ama condividendo i molti beni che il Signore ha elargito a noi, sia beni materiali che beni spirituali. Senza la condivisione dei beni mai ci potrà essere amore. La non condivisione è egoismo. Si ha poco, si condivide poco. Si ha molto, si condivide molto. Ecco come Giobbe manifesta il suo amore vissuto sempre nella rettitudine, esaminando la sua coscienza davanti al Signore: “Ho stretto un patto con i miei occhi, di non fissare lo sguardo su una vergine… Se ho agito con falsità e il mio piede si è affrettato verso la frode, mi pesi pure sulla bilancia della giustizia e Dio riconosca la mia integrità. Se il mio passo è andato fuori strada e il mio cuore ha seguìto i miei occhi, se la mia mano si è macchiata….  Se il mio cuore si lasciò sedurre da una donna e sono stato in agguato alla porta del mio prossimo….  Se ho negato i diritti del mio schiavo e della schiava in lite con me….  Se ho rifiutato ai poveri quanto desideravano, e ho lasciato languire gli occhi della vedova, se da solo ho mangiato il mio tozzo di pane, senza che ne mangiasse anche l’orfano… se mai ho visto un misero senza vestito o un indigente che non aveva di che coprirsi, se contro l’orfano ho alzato la mano… Se ho riposto la mia speranza nell’oro e all’oro fino ho detto: “Tu sei la mia fiducia”… se ho goduto perché grandi erano i miei beni e guadagnava molto la mia mano… Ho gioito forse della disgrazia del mio nemico? Ho esultato perché lo colpiva la sventura? Ho permesso alla mia lingua di peccare, augurandogli la morte con imprecazioni? All’aperto non passava la notte il forestiero e al viandante aprivo le mie porte” (Gb 31,1-37). Giobbe è perfetto nell’amore.

LEGGIAMO IL TESTO DI Mt 5,43-48

Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?  Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Oggi l’uomo vuole amare, ma scrivendosi lui le leggi dell’amore. Queste leggi che l’uomo giorno per giorno si scrive sono totale negazione della Legge del Signore, sia Legge di giustizia e sia Legge di carità e di misericordia. Sono pertanto Leggi di egoismo, scritte da chi odia il suo Signore, Creatore, Dio, emanate da chi dice al Signore: “Non ti servirò. Non ti ascolterò. Voglio vivere dalla mia volontà. Amore è ciò che io dico, non ciò che dici tu. Io sono il signore della mia vita”.

Senza l’osservanza della divina Legge universale data dal nostro Dio, l’amore dell’uomo verso l’altro uomo è sempre avvelenato di morte. Non è un amore che dona vita. È invece un amore che elargisce ogni morte, morte sia spirituale che corporale, sia del singolo che dell’intera umanità. Gesù predica il vero amore perché predica la vera Legge del Padre suo. Senza la predicazione della Legge, l’amore è sempre non vero amore.

Madre di Dio, fa’ che ogni cristiano ami dalla Legge del suo Signore.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

Articolo precedenteCommento al Vengelo del 15 Giugno 2021 – Monaci Benedettini Silvestrini
Articolo successivoCommento al Vangelo del 20 Giugno 2021 – don Gianfranco Calabrese