Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 14 Novembre 2020

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Fammi giustizia contro il mio avversario

SABATO 14 NOVEMBRE (Lc 18,1-8)

Le Leggi perché la preghiera venga esaudita dal Signore sono tante: il perdono di ogni debito, la purezza del cuore e delle mani, l’insistenza, la sapienza e l’intelligenza nel rendere la richiesta necessaria per la gloria del Signore. Assalonne per essere ascoltato incendia il campo dell’orzo di Ioab: “Assalonne abitò a Gerusalemme due anni, senza vedere la faccia del re. Poi Assalonne fece chiamare Ioab per mandarlo dal re, ma egli non volle andare da lui. Lo fece chiamare una seconda volta, ma non volle andare. Allora Assalonne disse ai suoi servi: «Vedete, il campo di Ioab è vicino al mio e vi è l’orzo: andate e appiccatevi il fuoco!». I servi di Assalonne appiccarono il fuoco al campo. Allora Ioab si alzò, andò a casa di Assalonne e gli disse: «Perché i tuoi servi hanno dato fuoco al mio campo?». Assalonne rispose a Ioab: «Io ti avevo mandato a dire: Vieni qui, voglio mandarti a dire al re: “Perché sono tornato da Ghesur? Era meglio per me stare ancora là”. Ora voglio vedere la faccia del re e, se vi è colpa in me, mi faccia morire!». Ioab allora andò dal re e gli riferì la cosa. Il re fece chiamare Assalonne, che venne e si prostrò con la faccia a terra davanti al re. E il re baciò Assalonne” (2Sam 14,33). A noi è chiesto di incendiare il cuore del Padre, attraverso il cuore di Cristo Gesù. La nostra preghiera deve essere piena di amore.

Mardocheo chiede ad Ester di esporre la sua vita alla morte. Per ottenere la salvezza del popolo di Dio va spesa anche la propria vita: “Ester disse ad Acrateo: «Va’ da Mardocheo e digli: “Tutte le nazioni dell’impero sanno che chiunque, uomo o donna, entri dal re, nel palazzo interno, senza essere chiamato, non avrà scampo; solo colui sul quale il re avrà steso il suo scettro d’oro sarà salvo. E io non sono più stata chiamata a entrare dal re già da trenta giorni”». Acrateo riferì a Mardocheo tutte queste parole di Ester. Mardocheo disse ad Acrateo: «Va’ a dirle: “Ester, non dire a te stessa che tu sola potrai salvarti nel regno, fra tutti i Giudei. Perché se tu ti rifiuti in questa circostanza, da un’altra parte verranno aiuto e protezione per i Giudei. Tu e la casa di tuo padre perirete. Chi sa che tu non sia diventata regina proprio per questa circostanza?”». Ester mandò da Mardocheo l’uomo che era venuto da lei e gli fece dire: «Va’ e raduna i Giudei che abitano a Susa e digiunate per me: per tre giorni e tre notti non mangiate e non bevete. Anch’io e le mie ancelle digiuneremo. Allora, contravvenendo alla legge, entrerò dal re, anche se dovessi morire»” (Est 4,9-17). Si dona a Dio la propria vita e si chiede la vita per il mondo intero. Questo ha fatto Gesù.

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Neemia invece ci insegna come tutto si deve chiedere a Dio con la preghiera, anche una semplicissima risposta: “Il re mi disse: «Perché hai l’aspetto triste? Eppure non sei malato; non può essere altro che un’afflizione del cuore». Allora io ebbi grande timore e dissi al re: «Viva il re per sempre! Come potrebbe il mio aspetto non essere triste, quando la città dove sono i sepolcri dei miei padri è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco?». Il re mi disse: «Che cosa domandi?». Allora io pregai il Dio del cielo e poi risposi al re: «Se piace al re e se il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi, mandami in Giudea, nella città dove sono i sepolcri dei miei padri, perché io possa ricostruirla»” (Ne 2,1-5). Gesù ci chiede di pregare il Padre con grande fiducia e abbandono. Lui sempre ascolta i suoi figli. Non è come il giudice disonesto. Lui è ricco di misericordia per tutti coloro che vivono come veri suoi figli e a Lui affidano e consegnano la loro vita. Sempre si deve pregare dall’obbedienza alla Parola.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che ogni cristiano preghi da vero figlio del Padre.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.