Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 14 Febbraio 2021

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Se vuoi, puoi purificarmi!

DOMENICA 14 FEBBRAIO (Mc 1,40-45)

Si prega perché il Signore infonda nel cuore la sua grazia, portatrice della sua pace santa: “Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi! Ho provato grande gioia nel Signore perché finalmente avete fatto rifiorire la vostra premura nei miei riguardi: l’avevate anche prima, ma non ne avete avuto l’occasione. Non dico questo per bisogno, perché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione. So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza” (Fil 4,4-13). Con la pace nel cuore, frutto della grazia di Cristo Gesù, si può vivere sopra ogni croce. Questa verità così è insegnata dall’Apostolo Paolo: “Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,7-10). Tutto è possibile a chi è nella grazia del Signore e in essa cresce di giorno in giorno crescendo in sapienza e nello Spirito Santo.

Cristo Gesù entra nell’Orto degli Ulivi con “la sua anima triste fino alla morte”. Si mette in preghiera e dopo la preghiera la pace del Padre suo lo avvolge: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione» (Lc 22,39- 46). Questa verità la troviamo annunciata nella preghiera del lebbroso: “Se vuoi, puoi purificarmi!”. Se tu non vuoi, e le ragioni della tua non volontà sono nella sapienza dello Spirito Santo che ti muove, allora io vivrò la mia malattia sempre assistito e confortato dalla grazia del Signore.

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Quando si prega. Dobbiamo fidarci della sapienza eterna e divina del nostro Dio. Noi preghiamo perché siamo turbati dalla croce che portiamo. Il Signore può liberarci, ma può anche non liberarci. Sempre però ci dona la grazia per vivere tutte le nostre croci. Gesù è rimasto sulla croce anche per insegnarci che è solo dalla croce che si giunge nel suo regno eterno. La grazia più grande non è scendere dalla croce, ma rimanervi.

Madre della Redenzione, Angeli, Santi, insegnateci a pregare per rimanere in croce.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.