Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 12 Luglio 2021

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Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.

Per fare piena luce di verità e di giustizia su queste parole di Gesù Signore ci avvarremo di un evento tratto dall’Antico Testamento. Sarà esso a rischiarare la nostra mente e così potremo entrare nella verità più santa. Ecco cosa è accaduto. Eli è sacerdote del Signore. Ora i suoi figli erano uomini perversi; non riconoscevano il Signore né le usanze dei sacerdoti nei confronti del popolo. Quando uno offriva il sacrificio, veniva il servo del sacerdote, mentre la carne cuoceva, con in mano una forcella a tre denti, e la infilava nella pentola o nella marmitta o nel tegame o nella caldaia, e tutto ciò che la forcella tirava su il sacerdote lo teneva per sé. Così facevano con tutti gli Israeliti che venivano là a Silo.

Inoltre, prima che fosse bruciato il grasso, veniva ancora il servo del sacerdote e diceva a chi offriva il sacrificio: «Dammi la carne da arrostire per il sacerdote, perché non vuole avere da te carne cotta, ma cruda». Se quegli rispondeva: «Si bruci prima il grasso, poi prenderai quanto vorrai!», replicava: «No, me la devi dare ora, altrimenti la prenderò con la forza». Il peccato di quei servitori era molto grande davanti al Signore, perché disonoravano l’offerta del Signore (1Sam 2,12-17). Assistiamo a pesanti peccati da parte dei figli di Eli: lo scandalo che si dava al popolo con un agire di arroganza e di prepotenza, il disprezzo del Signore, la profanazione delle cose sante. L’onore del Signore e la sua gloria venivano calpestati.  Questo loro agire era di grande turbamento per la fede di tutto il popolo che veniva a Silo per onorare e celebrare il Signore.

Cosa viene rimproverato al padre Eli? Il suo essere stata blando nel riprendere i suoi figli. Lui si sarebbe dovuto imporre con la sua autorità e non permettere che il Signore venisse disprezzato: “Un giorno venne un uomo di Dio da Eli e gli disse: «Così dice il Signore: Non mi sono forse rivelato alla casa di tuo padre, mentre erano in Egitto, in casa del faraone? L’ho scelto da tutte le tribù d’Israele come mio sacerdote, perché salga all’altare, bruci l’incenso e porti l’efod davanti a me. Alla casa di tuo padre ho anche assegnato tutti i sacrifici consumati dal fuoco, offerti dagli Israeliti. Perché dunque avete calpestato i miei sacrifici e le mie offerte, che ho ordinato nella mia dimora, e tu hai avuto più riguardo per i tuoi figli che per me, e vi siete pasciuti con le primizie di ogni offerta d’Israele mio popolo?

Perciò, ecco l’oracolo del Signore, Dio d’Israele: Sì, avevo detto alla tua casa e alla casa di tuo padre che avrebbero sempre camminato alla mia presenza. Ma ora – oracolo del Signore – non sia mai! Perché chi mi onorerà anch’io l’onorerò, chi mi disprezzerà sarà oggetto di disprezzo. Ecco, verranno giorni in cui io troncherò il tuo braccio e il braccio della casa di tuo padre, sì che non vi sia più un anziano nella tua casa. Vedrai un tuo nemico nella mia dimora e anche il bene che egli farà a Israele, mentre non ci sarà mai più un anziano nella tua casa.

Qualcuno dei tuoi tuttavia non lo strapperò dal mio altare, perché ti si consumino gli occhi e si strazi il tuo animo, ma tutta la prole della tua casa morirà appena adulta. Sarà per te un segno quello che avverrà ai tuoi due figli, a Ofni e Fineès: nello stesso giorno moriranno tutti e due. Dopo, farò sorgere al mio servizio un sacerdote fedele, che agirà secondo il mio cuore e il mio animo. Io gli darò una casa stabile e camminerà davanti al mio consacrato, per sempre. Chiunque sarà superstite nella tua casa, andrà a prostrarsi davanti a lui per un po’ di denaro e per un pezzo di pane, e dirà: “Ammettimi a qualunque ufficio sacerdotale, perché possa mangiare un tozzo di pane”» (1Sam 2,27-36). Eli vedeva e lascia correre. Le parole che lui diceva ai figli erano inefficaci. Essi perseverano nei loro peccati anche a causa della debolezza del loro padre. Eli amava più i suoi figli che la gloria del Signore.

Il Signore, custode eterno della sua gloria e del suo onore, ecco cosa rivela a Samuele: “Allora il Signore disse a Samuele: «Ecco, io sto per fare in Israele una cosa che risuonerà negli orecchi di chiunque l’udrà. In quel giorno compirò contro Eli quanto ho pronunciato riguardo alla sua casa, da cima a fondo. Gli ho annunciato che io faccio giustizia della casa di lui per sempre, perché sapeva che i suoi figli disonoravano Dio e non li ha ammoniti. Per questo io giuro contro la casa di Eli: non sarà mai espiata la colpa della casa di Eli, né con i sacrifici né con le offerte!».

Samuele dormì fino al mattino, poi aprì i battenti della casa del Signore. Samuele però temeva di manifestare la visione a Eli. Eli chiamò Samuele e gli disse: «Samuele, figlio mio». Rispose: «Eccomi». Disse: «Che discorso ti ha fatto? Non tenermi nascosto nulla. Così Dio faccia a te e anche peggio, se mi nasconderai una sola parola di quanto ti ha detto». Allora Samuele gli svelò tutto e non tenne nascosto nulla. E disse: «È il Signore! Faccia ciò che a lui pare bene» (1Sam 3,11-18).  Chi è preposto a custodire la gloria e l’onore del Signore e non interviene con fermezza di Spirito Santo affinché venga impedito il disprezzo e il disonore perpetrati contro il Signore assieme allo scandalo che tanti danni arreca alla fede non solo dei piccoli e dei fragili, ma anche dei forti e di quanti sono già avanti nella verità e nella luce, costui è responsabile di tutti i mali che la sua mancata vigilanza o intervento blando produce.

La fermezza, la fortezza, una parola chiara e inequivocabile, un intervento risolutore sono necessari. Eli avrebbe dovuto allontanare i suoi figli dalla tenda del convegno. Avrebbe dovuto impedire che essi entrassero in essa.  Non lo ha fatto. Amava più i suoi figli che la gloria del suo Signore. Dio, il nostro Dio, il custode eterno della sua gloria e del suo onore interviene. Ciò che Eli non ha fatto, lo farà lui. Ma i suoi interventi sono assai dolorosi. Eli perde i figli e anche la sua vita. La sua famiglia perde anche il sacerdozio. Non ha onorato il Signore. Il Signore lo priva della sua gloria e del suo onore. Siamo nell’Antico Testamento e le correzioni del Signore rispecchiano il momento storico.

LEGGIAMO IL TESTO DI Mt 10,34-11,1

Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.  Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa». Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Le modalità di intervento del Signore a custodia e a difesa del suo onore e della sua gloria oggi non sono più quelli di ieri. Siamo nel Nuovo Testamento. Gesù non parla oggi come ha parlato ieri a Samuele. Oggi dice una parola eterna: Cristo Gesù vuole essere amato sopra ogni persona e sopra ogni cosa. Se uno ama le persone e le cose con un amore superiore a quello verso la sua persona, non è degno di Lui per l’eternità. Significa non dignità eterna. Vuol dire esclusione dal suo regno eterno. Un uomo può anche amare il padre e la madre più di Cristo Signore. Una madre o un padre possono anche amare i figli e le figlie più di Cristo Signore. Sappiano però che non si è degni di Lui e la non dignità esclude dalla partecipazione della sua gloria eterna. Leggiamo nell’Apocalisse: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto grazie al sangue dell’Agnello e alla parola della loro testimonianza, e non hanno amato la loro vita fino a morire. Esultate, dunque, o cieli e voi che abitate in essi. Ma guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è disceso sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo» (Ap 12,10-12). Madre Santa, aiutaci.  Vogliamo onorare il Figlio tuo secondo verità e giustizia. Amen.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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