Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 11 Novembre 2021

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Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione.

Ora viene posta a Gesù, da parte dei farisei, una domanda: “Quando verrà il regno di Dio?”. Ecco la risposta di Gesù: il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione. Non viene con legioni per conquistare uomini e territori. Viene con la dolcezza, la soavità, la fortezza dell’annunzio della Parola. Si predica la Parola, si crede nel Vangelo, si obbedisce alla voce del Messia, si è nel regno di Dio. Non si predica la Parola, non si crede nel Vangelo, non si ascolta la voce del Messia mai si potrà divenire regno di Dio. Il regno di Dio non viene con il Messia a capo di un grande esercito di conquista, occupazione, sottomissione dei popoli e delle nazioni. Questo è regno alla maniera degli uomini. Gesù non viene con la spada. Lui viene con la Parola, accompagnata da segni, miracoli e prodigi, per attestare che la sua è vera Parola di Dio. Se la sua è Parola di Dio, essa va accolta come vera Parola di Dio. Su di essa si deve fondare la propria fede.

Un esercito si può dire che è presente. Lo si vede. Si sente il rumore del suo avanzare. Quando invece viene il regno di Dio, nessuno può dire: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Il regno di Dio non è una cosa della terra. Il regno di Dio è la creazione della vita di Cristo nell’uomo. Ecco perché Gesù può dire: “Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!”. Il regno di Dio è la Parola e la vita di Cristo Gesù che vivono nei suoi discepoli. Dov’è allora il regno di Dio? Dove vi è Cristo che vive la Parola del Padre. Dov’è il cristiano che vive la Parola di Cristo Gesù. Si separa Cristo Gesù dalla Parola, non c’è regno di Dio. Si separa il cristiano dalla Parola, non c’è regno di Dio. Questa unità tra Parola e Gesù, Parola e cristiano mai dovrà essere distrutta. Anche tra Chiesa e Parola questa unità non solo va confessata, ogni giorno di più va rinsaldata. Dove non c’è la Parola, lì non c’è il Regno. Mai potrà esserci. Ecco per l’Apostolo Paolo cosa è il regno di Dio e chi sono gli edificatori di esso sulla nostra terra: “Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità. Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri, accecati nella loro mente, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro e della durezza del loro cuore. Così, diventati insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza e, insaziabili, commettono ogni sorta di impurità. Ma voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, a rinnovarvi nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità. Perciò, bando alla menzogna e dite ciascuno la verità al suo prossimo, perché siamo membra gli uni degli altri. Adiratevi, ma non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date spazio al diavolo. Chi rubava non rubi più, anzi lavori operando il bene con le proprie mani, per poter condividere con chi si trova nel bisogno. Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un’opportuna edificazione, giovando a quelli che ascoltano. E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione. Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo (Ef 4,11-32).

 

LEGGIAMO IL TESTO DI Lc 17,20-25

I farisei gli domandarono: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!». Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione.

Vedere il Figlio eterno del Padre nella carne, presente nel mondo, in dialogo, mentre insegna le cose del regno o compie miracoli, è grazia irripetibile. Solo per tre anni questa grazia è stata concessa ai discepoli e ai figli d’Israele. “Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete»”. Questo desiderio di vedere nuovamente Gesù nella sua carne e toccarlo nel suo corpo e sentirlo mentre parla loro, verrà nel loro cuore, ma non potrà essere esaudito. Con la risurrezione gloriosa di Gesù anche il suo corpo è luce. I discepoli dovranno vigilare perché questo desiderio non divenga tentazione per loro. Ecco la tentazione. “Vi diranno: «Eccolo là», oppure: «Eccolo qui». Non andateci, non seguiteli”. Perché non andare e perché non seguirli? La risposta è nelle Parole di Gesù: “Desidererete vedere, ma non lo vedrete”. Gesù non tornerà più in forma visibile, come oggi, nel suo corpo di carne. Potrà anche apparire a una o più persone. Ma Lui appare e poi sparisce. Sono quelle di Gesù apparizioni momentanee. Si può dire di aver visto il Signore, mai però si potrà dire: “Andate perché lì troverete il Signore nella sua visibilità”. Lo si può trovare nell’invisibilità dell’Eucaristia. Questo sì.

Altra verità che va messa in risalto: la venuta del Figlio dell’uomo è in tutto simile alla folgore. Essa appare a tutti allo stesso modo. Nessuno potrà mai dire ad un altro: “Guarda in quella direzione, c’è una folgore”. Essa è già sparita. Nessuno dovrà dire ad un altro: “Guarda, lì c’è il Figlio dell’uomo”. Il Figlio dell’uomo appare e tutti lo vedranno. “Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno”. Apparizione improvvisa, senza preavviso, visibile da tutti nello stesso istante. Ma chi è il Figlio dell’uomo? È Gesù, che viene rivestito di potenza e gloria. Lui viene come Signore e Giudice dei vivi e dei morti. Solo Lui è il Signore. Ogni uomo che oggi gioca a fare il Signore, il Salvatore, il Redentore, gioca a dichiararsi Dio e Onnipotente, deve riflettere, pensare, meditare. Domani anche lui dovrà presentarsi dinanzi a Cristo Gesù, il solo Signore, il solo Giudice.

Altra essenziale verità: Gesù non viene né oggi né domani. Prima si deve compiere ogni profezia sulla sua vita attuale. Poi si compirà ogni sua Parola proferita oggi e che riguarda la sua venuta sulle nubi del cielo. “Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione”. La molta sofferenza è la sua condanna a morte per crocifissione. Gesù viene condannato dal suo popolo perché accusato di bestemmia. In cosa è consistita la sua bestemmia? Nel dire al sommo sacerdote che Lui domani verrà sulle nubi del cielo. Nell’affermare che nella sua persona si compie la profezia del profeta Daniele. È Lui l’uomo che riceve ogni potere. Gesù ha dichiarato al sommo sacerdote il compimento in Lui di questa profezia. Lui è il plenipotenziario del Padre. Il Padre per mezzo di Lui esercita il suo potere sulla terra, nel tempo, nell’eternità, nei cieli e negli inferi. La Madre nostra celeste ci aiuti. Siamo tutti chiamati a edificare il regno di Dio in mezzo agli uomini.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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