Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 11 Marzo 2022

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VENERDÌ 11 MARZO – PRIMA SETTIMANA DI QUARESIMA [C]

Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

La giustizia dei farisei e degli scribi non è quella fondata sulla loro tradizione. Questa non è giustizia, ma somma ingiustizia. La giustizia è l’obbedienza alla Legge Antica. Questa obbedienza non ci fa entrare nel regno dei cieli. Perché? Nell’Antico Testamento vive l’uomo vecchio, l’uomo secondo Adamo. La Legge antica era per l’uomo vecchio. Nel Nuovo Testamento nasce la nuova creatura da acqua e da Spirito e questa ha bisogno di una Nuova Legge, che manifesti e riveli al mondo la bellezza della nuova opera di Dio. Per l’Apostolo Paolo questa Nuova Legge è la perfetta conformazione a Cristo Gesù: “Se dunque c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.

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Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio  l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce (Fil 2,1-8). La Nuova Legge del cristiano è Cristo Gesù. Essendo Cristo e il cristiano una cosa sola, il cristiano deve vivere una vita in tutto simile alla vita del suo Maestro e Signore. Oggi Cristo Gesù è assiso alla destra del Padre. Non è più visibile nella storia. Chi deve renderlo visibile è ogni suo discepolo. Per questo siamo chiamati a superare la giustizia degli scribi e dei farisei. Loro servivano il Dio invisibile. Noi dobbiamo manifestare il Dio vivibile, il Dio Crocifisso, il Dio che si fatto dono sulla croce per la redenzione di ogni altro uomo.

Ecco ancora cosa rivela l’Apostolo Paolo su Cristo e sulla nuova creatura: “L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.

In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio (2Cor 5,14-21). Se Cristo Gesù si è lasciato fare da Dio sacrificio di espiazione per i peccati dei suoi fratelli, ci potrà essere un solo cristiano che possa dire no a Dio, rifiutandosi di lasciarsi anche lui fare in Cristo, con Cristo, per Cristo sacrificio di espiazione per i peccati dei suoi fratelli? Ecco in cosa la nostra giustizia dovrà superare quella degli scribi e dei farisei. Ma lasciarsi fare olocausto di espiazione per i peccato non è l’atto finale del cristiano. Ci si deve lasciare fare sacrificio di espiazione dallo stesso momento del battesimo. Per questo la vita del cristiano è differente da qualsiasi altra vita. Ogni momento di essa deve essere intessuto di purissimo amore di perdono, salvezza, riconciliazione, verità, luce, pace.

LEGGIAMO IL TESTO DI Mt 5,20-26

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Nel Discorso della Montagna Gesù dona le regole perché il cristiano giorno dopo giorno si lasci fare dal Padre, in Cristo, con Cristo, per Cristo, sacrificio di espiazione per il perdono dei peccati dei suoi fratelli. Chi è chiamato a dare la vita per la salvezza dei suoi fratelli, non può condannare coloro che lui deve condurre alla salvezza e neanche può vivere da nemico con quanti dovranno essere i suoi amici per l’eternità. Per questo il cristiano deve avere sempre dinanzi agli occhi Gesù Signore in modo che possa produrre nella storia tutta intera la sua vita secondo la particolare missione a lui data dallo Spirito Santo. Il Vangelo è la vita di Cristo consegnato al cristiano perché ora è lui che deve trasformalo in sua vita, rendendo visibile la vita di Cristo Gesù. La Madre di Dio ci venga in aiuto. Vogliamo trasformare la vita di Cristo Gesù in nostra vita.

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