Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 11 Agosto 2021

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Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.

La correzione altro non è che purissimo amore di salvezza non solo verso colui che ha peccato o che continua a peccare, ma anche verso l’intero corpo di Cristo Signore. Un solo peccato messo nel corpo del Signore devasta più anime che una bomba nucleare. Per un solo peccato si possono distruggere secoli di faticoso lavoro. Ecco una correzione forte, energia, decisa e ferma dell’Apostolo Paolo: “Si sente dovunque parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre. E voi vi gonfiate di orgoglio, piuttosto che esserne afflitti in modo che venga escluso di mezzo a voi colui che ha compiuto un’azione simile! Ebbene, io, assente con il corpo ma presente con lo spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha compiuto tale azione. Nel nome del Signore nostro Gesù, essendo radunati voi e il mio spirito insieme alla potenza del Signore nostro Gesù, questo individuo venga consegnato a Satana a rovina della carne, affinché lo spirito possa essere salvato nel giorno del Signore. Non è bello che voi vi vantiate. Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta?

Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità (1Cor 5,1-8). Questa correzione è energica e forte perché l’Apostolo conosce i disastri che l’immoralità produce nel corpo di Cristo. Un’intera comunità potrebbe cadere dalla retta fede nella Parola di Cristo Gesù. Un pugno di lievito fa fermentare tutta la pasta. Un peccato può lievitare tutta una comunità. Ecco perché l’Apostolo chiede un intervento energico.

La Lettera agli Ebrei esorta a rimanere noi saldi nella fede. Noi saldi dobbiamo aiutare ogni altro a vivere di fede salda, ferma, sicura, vera. La correzione è perennemente necessaria. Senza correzione ognuno percorrere le sue vie e i suoi sentieri. La correzione mai dovrà essere contro la fede e mai avvenire peccando contro la carità. Essa invece sempre deve manifestare la nostra grande fede e il nostro grande amore. Le vie di Dio per operare la correzione sono molteplici: “Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.

Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato e avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli: Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama e percuote chiunque riconosce come figlio. È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? Se invece non subite correzione, mentre tutti ne hanno avuto la loro parte, siete illegittimi, non figli! Del resto noi abbiamo avuto come educatori i nostri padri terreni e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo perciò molto di più al Padre celeste, per avere la vita? Costoro infatti ci correggevano per pochi giorni, come sembrava loro; Dio invece lo fa per il nostro bene, allo scopo di farci partecipi della sua santità. Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.

Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire. Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore; vigilate perché nessuno si privi della grazia di Dio. Non spunti né cresca in mezzo a voi alcuna radice velenosa, che provochi danni e molti ne siano contagiati. Non vi sia nessun fornicatore, o profanatore, come Esaù che, in cambio di una sola pietanza, vendette la sua primogenitura. E voi ben sapete che in seguito, quando volle ereditare la benedizione, fu respinto: non trovò, infatti, spazio per un cambiamento, sebbene glielo richiedesse con lacrime (Eb 12,1-17).  Se chi commette un peccato non viene aiutato perché ritorni sulla retta via, inevitabilmente si abbandonerà al male e poi sarà impossibile riportarlo nel Vangelo. Uscire dal Vangelo è facile. Riornare diviene difficile.

Ecco le regole date dall’Apostolo Paolo perché si possa vivere nella verità e nella carità da vero corpo di Cristo: “Vi esortiamo, fratelli: ammonite chi è indisciplinato, fate coraggio a chi è scoraggiato, sostenete chi è debole, siate magnanimi con tutti. Badate che nessuno renda male per male ad alcuno, ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti. Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male (1Ts 5,14-22). Essendo la correzione frutto di purissima fede e di una carità grande, chi vuole correggere deve porre ogni impegno per una crescita santa in ogni virtù. Perché in ogni virtù? Perché sono esse il terreno sul quale si può innalzare la vera fede e il vero amore. Senza le virtù, vi sarà sempre poca fede e poco amore.

LEGGIAMO IL TESTO DI Mt 18,15-20

Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Oggi la nostra fede è morta e il nostro amore è spento. Quali sono i segni che rivelano che la fede è morta e l’amore spento? Dalla volontà di non operare più alcuna correzione, separando il male dal bene, la luce dalla tenebre, ciò che è giusto da ciò che è ingiusto.  Perché non si corregge più? Perché – si dice – non possiamo giudicare. Questa scusa è il frutto di una grande ignoranza teologica. La correzione è sul visibile. L’adulterio è visibile. Il vizio è visibile. Le offese contro la persona sono visibili. Si corregge perché questa cose, che sono contro la Legge del Signore mai più vengano compiute. Il giudizio invece riguarda l’invisibile, la coscienza, il cuore. Sappiamo che un rapporto sessuale fuori del matrimonio legittimo tra un uomo è una donna è contro la legge del Signore. Molto di più è contro la legge del Signore un rapporto sessuale tra due persone dello stesso sesso. Correggere è dire che questi atti non sono conformi alla Legge del Signore. Giudicare invece è entrare nel cuore, nella coscienza, nell’anima e dichiarare la persona che tali atti ha commesso o commette colpevole o innocente. A noi è chiesto di dire che sono contro la Legge del Signore ed è questo un dato oggettivo, pubblico, perché fatto, storia, evento. A noi non è chiesto, anzi è vietato si giudicare il grado di colpevolezza o di innocenza.

Questo compete solo al Signore. Noi, confondendo per grave ignoranza giudizio e discernimento, affermiamo che non possiamo giudicare, sottintendendo però che non possiamo discernere. Se non possiamo discernere, la Chiesa da questo istante deve chiudere tutte le sue porte. La sua presenza in mezzo agli uomini non solo è inutile, diviene giustificatrice di ogni trasgressione e offesa contro la Legge del Signore. Tutto il Vangelo va bruciato e tutta la Rivelazione va posta in una fornace ardente perché venga ridotta in cenere. Se non possiamo discernere, neanche possiamo correggere un fratello. Su quali basi lo correggiamo, se non sulla base della Legge del Signore? Madre purissima, aiutaci a fare la differenza tra discernere e giudicare. È questo il fondamento primo del nostro Vangelo. Amen.

Fonte@MonsDiBruno

Nota: Questo commento al Vangelo è gratuito pertanto l’autore non autorizza un fine diverso dalla gratuità.

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