Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 10 Maggio 2022

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MARTEDÌ 10 MAGGIO – QUARTA SETTIMANA DI PASQUA [C]

Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola»

Come Gesù, per la vita delle pecore, ha dato la sua vita, lasciandosi donare dal Padre, così ogni Pastore in Cristo, se ama le pecore di Cristo,  come Gesù ama le pecore del Padre perché ama il Padre, deve dare la vita per le pecore di Cristo e potrà dare la vita se ama Cristo Gesù più che la sua stessa vita allo stesso modo che Gesù ama il padre più che la sua stessa vita: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.  

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E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio» (Gv 3,14-21). Possiamo così parafrasare questa verità su Cristo Gesù: “Cristo Gesù ha tanto amato il mondo, ama tanto il mondo da dare sino al giorno della Parusia tutto il suo corpo per la sua salvezza e redenzione”.  Come però Cristo Gesù si è lasciato donare dal Padre con una obbedienza fino alla morte e alla morte di croce, così anche ogni discepolo di Gesù deve lasciarsi donare con una obbedienza fino alla morte e ad una morte di croce. Cristo nulla può fare se il cristiano non si offre totalmente a Lui perché Lui, in Lui, con Lui, per Lui, ne faccia un’offerta pura e santa gradita al Padre per la salvezza del mondo. Se il cristiano si dona, Cristo Gesù lo dona. Se il cristiano non si dona, Cristo Gesù mai lo potrà donare.

Il cristiano si deve donare a Cristo allo stesso modo in cui Cristo si è donato al Padre: “Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà». Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre (Eb 10,5-10). Come Cristo Gesù è divenuto sacrificio e nutrimento di verità e di grazia per le pecore del Padre, così ogni membro del corpo di Cristo deve divenire in Cristo sacrificio e nutrimento di verità, grazia, luce, santità per ogni altro uomo.  Senza il sacrificio del cristiano, aggiunto al sacrificio di Cristo Gesù, non si diviene con Cristo una cosa sola e per lui nessuna pecora di Cristo viene nutrita. La si lascia morire di fame e di sete e in verità oggi molte sono le pecore di Cristo condannate a morire di fame e di sete.

LEGGIAMO IL TESTO DI Gv 10,22-30

Come Cristo Gesù e il Padre, nello Spirito Santo, sono una solo forza divina ed eterna e nessuno potrà mai strappare una sola pecora dalla mano del Padre, che nella storia è mano di Cristo Gesù, così il Pastore di Cristo e Cristo, nello Spirito Santo, devono divenire una sola forza divina ed eterna e così nessuno potrà strappare una sola pecora dalla mano del Pastore che è mano di Cristo Gesù. Si potrà solo perdere la pecora che si vuole perdere. Ma la responsabilità è solo della pecora. Se invece il Pastore non diviene nello Spirito Santo in Cristo una sola cosa, una sola forza divina ed eterna, la pecora si perde, ma della sua perdizione la colpa è del Pastore. A lui domani il Signore domanderà conto. Dove sono le pecore che io ti ho affidato? Dove sono le pecore che io ti ho mandato? Ma noi possiamo chiedere: Quando me le hai mandato? Le vie sono state molteplici. Sono molteplici. Anche la richiesta di un certificato è via di incontro. Un funerale è via di incontro. La richiesta di un sacramento è via d incontro. Una conferenza alla quale si viene obbligati è via di incontro. Ogni celebrazione liturgica è via d’incontro. In questi molteplici incontri tu, Pastore, hai dato te stesso o hai dato me? Questo ci chiederà Cristo Signore nel giorno del giudizio. Hai dato i tuoi pensieri o il mio cuore? Urge riflette. La Madre di Dio ci aiuti a dare sempre alle pecore a noi mandate il cuore di Cristo, il cuore del Padre, il cuore dello Spirito Santo.

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