Mons. Costantino Di Bruno – Commento al Vangelo del 10 Gennaio 2020

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Il commento alle letture del 10 gennaio 2020 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

Lo Spirito del Signore è sopra di me

VENERDÌ 10 GENNAIO (Lc 4,14-22)

Quanto Gesù rivela nella sinagoga di Nazaret non è una rivelazione, non è neanche un’affermazione, è invece una testimonianza fatta su un fondamento storico solido, attestato anche da Giovanni il Battista: “Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»” (Lc 3,21-22). “Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio»” (Gv 1,29-34). Gesù non riceve lo Spirito Santo per compiere una missione come quella di Mosè o di Giosuè o di Sansone o di Davide o Elia o di altri che lo hanno preceduto nell’Antico Testamento. La missione che Gesù dovrà compiere è quella di Cristo di Dio o di Messia del Signore. Per questo lo Spirito gli è stato dato.

Gesù però, fino al momento dell’interrogatorio nel sinedrio, mai si è rivelato come Messia o Cristo, ma sempre come vero Profeta o Figlio dell’uomo. Rivelarsi come il Messia atteso avrebbe comportato l’immediata fine della sua missione. Per questo motivo o ragione soprannaturale, non umana, non terrena, neanche di paura, anche nella sinagoga di Nazaret, Lui si rivela, ma solo come uomo di Dio, come suo profeta, come persona mandata per compiere un ministero spirituale, divino. Nessuna parola sul regno di Dio da ricostruire, nessun accenno sulla capanna di Davide da riedificare. Nella missione da svolgere è anche contenuto tutto il vero e divino messianismo, ma non è in evidenza. Per questa ragione Gesù si serve di questa profezia e non delle altre, nelle quali il messianismo era fortemente manifestato. In questo veramente Gesù attesta di essere pieno di Spirito Santo. Solo lo Spirito del Signore conosce i cuori e solo Lui sa quali parole dire nell’assemblea, nella quale vi sono persone che attendono anche una piccolissima scintilla per incendiare un grande bosco e mandare in rovina millenni di paziente e meticoloso lavoro del Signore.

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.

Se Gesù è vero profeta del Dio Altissimo, Lui non deve compiere nessun segno. Il segno della verità del profeta è la Parola da lui proferita. Parlando il profeta sempre nel nome del Signore e dicendo solo la sua Parola, questa necessariamente dovrà compiersi. Compiendosi, è la Parola che attesta la verità del profeta. Nelle promesse del Padre Gesù non è però solo Profeta. Lui è anche Re e Sacerdote. Il Profeta dice la Parola. Il Re governa il popolo secondo la Parola. Il Sacerdote offre se stesso come sacrificio e olocausto dal Padre per espiare il peccato del mondo. Sono tre ministeri che dicono la totalità del ministero e della missione di Cristo Signore. Oggi però nella sinagoga era cosa giusta che si rivelasse solo come vero Profeta dell’Altissimo.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fateci in Cristo, con Cristo, per Cristo, saggi nello Spirito.

Fonte@MonsDiBruno