Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 8 Febbraio 2021

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Dopo l’uccisione di Giovanni Battista, dopo la prima moltiplicazione dei pani, Gesù si separa dai discepoli, prega da solo sul monte, raggiunge i discepoli e li soccorre. I discepoli, dal canto loro, sono forzati a prendere il largo da soli, devono affrontare il vento contrario, con le loro forze non riescono a raggiungere l’altra riva, non riconoscono Gesù, hanno paura. Quanto alle folle, che avevano mosso Gesù a compassione (cf. Mc 6,34), che avevano ricevuto il suo insegnamento e il dono del pane, Gesù si premura di congedarle; altre folle poi accorrono e riconoscono Gesù sull’altra riva, portano i loro malati e quanti raggiungono Gesù “sono salvati”. Lontananza e prossimità con Gesù: subita, riconosciuta, desiderata, assunta. Tra la grande compassione per quelle pecore senza pastore e la salvezza data a quanti toccano Gesù, vi è una richiesta esigente rivolta ai suoi discepoli (solo Marco precisa questa appartenenza: “suoi”) mandati da soli a confrontarsi con un vento nemico, a misurare la loro impotenza, a conoscere se stessi. 

Questi eventi hanno dei paralleli in Mt 14,22-36 e in Gv 6,15-21, anch’essi ambientati dopo la (prima) moltiplicazione dei pani. Propria a Marco è invece la sottolineatura che la paura e lo stupore dei discepoli sono conseguenza del non aver compreso il fatto dei pani e dell’avere il cuore indurito (cf. Mc 6,52). Marco registrerà l’indurimento del cuore dei discepoli anche dopo la seconda moltiplicazione dei pani, in 8,17, dove i discepoli ancora non comprendono il dono fatto da Gesù, pensano al pane materiale e sono presi da timore e preoccupazione. Il commento alla “traversata con il vento contrario” fatto da Origene, il grande padre dell’esegesi cristiana, è particolarmente illuminante:

“Subito dopo aver nutrito i cinquemila, Gesù obbligò i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra sponda … voleva insegnare loro tramite l’esperienza che non è possibile partire per l’altra sponda senza di lui … Egli apparendo loro e agendo come sta scritto mostrò che chi va verso l’altra riva, vi giunge solo se Gesù lo accompagna nella navigazione. Ma che cosa rappresenta la barca nella quale Gesù obbligò i discepoli a entrare? Si tratta forse della lotta delle tentazioni e delle difficoltà, lotta nella quale uno si imbarca, costretto dal Logos, e vi entra per così dire controvoglia dal momento che il Salvatore vuole fare esercitare i suoi discepoli in questa imbarcazione agitata dai flutti e dal vento contrario … Le folle invece le congedò senza che ricevessero – essendo più deboli – la prova della barca, delle onde e del vento contrario, e salì sulla montagna a pregare in disparte. A pregare per chi se non, probabilmente, per le folle, affinché dopo aver mangiato i pani di benedizione non compissero alcunché di contrario al congedo ricevuto da Gesù, e per i discepoli, affinché, costretti da lui a salire sulla barca e a precederlo sulla riva opposta, non avessero a soffrire alcun male sul mare né da parte dei flutti, né da parte del vento contrario? E oserei dire che, grazie alla preghiera di Gesù rivolta al Padre per i suoi discepoli, questi non hanno subìto alcun male, malgrado l’infuriare del mare, delle onde e del vento avverso contro di loro … Quanto a noi, se un giorno veniamo a imbatterci in prove ineludibili, ricordiamoci che è stato Gesù a obbligarci a salire nella barca volendo che lo precedessimo sull’altra sponda. Non è infatti possibile approdare sull’altra riva se non si sono sostenute prove di flutti e vento contrario … Quando avremo trascorso tre veglie della notte nell’oscurità delle tentazioni e avremo ben lottato, facendo del nostro meglio, e ci saremo guardati dal fare naufragio nella fede … giunta la quarta veglia, ‘quando la notte è avanzata e il giorno si avvicina’, verrà verso di noi il Figlio di Dio, per conciliarci il mare camminando su di esso” (Origene, Comm. a Matteo XI, 9-12).

“E subito costrinse i suoi discepoli” (6,45). Per coloro che Gesù ha chiamato e che sono andati dietro a lui, per coloro che ha portato in disparte (cf. 6,31) e che poi invierà in tutto il mondo a predicare il vangelo (cf. 16,15) la salvezza riguarda non solo la loro persona, ma anche il loro agire. Facendoli suoi, il Signore pone nel mondo uomini e donne che nelle prove della vita conoscono la fonte della loro forza e ricordano la loro meta, che accolgono forza e speranza come un dono e che, facendo il bene, per tutto sanno rendere grazie.

sorella Raffaela


Fonte

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