Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 7 Febbraio 2020

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Il racconto della morte del Battista è un masso erratico nella sequenza evangelica: è l’unico brano del vangelo che non riguardi direttamente la vita di Gesù. Per di più, gli storici vi individuano diverse incongruenze. Le questioni relative alla famiglia erodiana sono certamente complicate. Secondo le notizie che ricaviamo dagli scritti di Giuseppe Flavio, Erodiade non sarebbe stata la prima moglie di Filippo, fratello di Erode. Filippo era il marito di Salome, ossia di quella che probabilmente il racconto evangelico ci presenta come la figlia di Erodiade. La storia che ci offre Marco sembra un resoconto, scritto con una certa libertà letteraria, di ciò che si andava bisbigliando nei negozi o nei mercati della Palestina al tempo degli avvenimenti. Un racconto popolare, senza pretese di assoluta corrispondenza ai fatti. 

Soprattutto, secondo Giuseppe Flavio, il motivo della morte del Battista non sarebbe tanto banale quanto il rancore di una donna. Scrive questo storico: “Erode, temendo che il grande influsso esercitato da Giovanni sul popolo lo rendesse capace, anzi lo stimolasse a sollevare una ribellione (la gente infatti sembrava pronta a fare qualunque cosa egli dicesse) ritenne opportuno metterlo a morte e prevenire così ogni danno che egli potesse causare, invece di mettersi nei guai risparmiando un uomo e dovendosene poi pentire troppo tardi” (Antichità giudaiche XVIII,5,2). Quindi si tratta di un deliberato calcolo politico da parte di Erode, non del capriccio di una ragazzina eseguito dal re a malincuore. 

Lasciamo stare, però, queste possibili incongruenze, e veniamo al risvolto che la morte del Battista ha sulla storia di Gesù, ossia alla sua portata evangelica. Il fatto è che anche Gesù è ormai diventato famoso e il suo nome è giunto agli orecchi di Erode Antipa, allora tetrarca della Galilea. Il vangelo intende così mettere a confronto Gesù con il potere politico del suo tempo. Qual è il pensiero di Erode? Prima di tutto un senso di colpa. Egli pensa che Gesù non sia altro che una reincarnazione del Battista, che egli stesso ha fatto decapitare. Quindi un senso di impotenza: nonostante egli abbia eliminato Giovanni, non è riuscito ad arginare la sua influenza politica, che si ripresenta nella figura di Gesù. Insomma, nella coscienza del potere politico, Giovanni e Gesù sono strettamente associati. È vero che la reincarnazione non è una dottrina espressamente professata nell’ebraismo, ma è un dato che ha una certa presa nella coscienza popolare, anzi era ancora comune per esempio nel chassidismo. Si riteneva che uno zaddiq reincarnasse un’antica figura biblica, o che un certo personaggio biblico si reincarnasse varie volte nella storia, fino a portare a termine una missione rimasta incompiuta. Questo significa che Gesù porta a termine la missione di Giovanni. In questo senso, Erode dice suo malgrado una verità: “Giovanni il Battezzatore è risuscitato dai morti, e per questo i miracoli operano in Gesù”.

fratel Alberto

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