Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 6 Gennaio 2021

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La stella splende eppure nessuno in Israele se ne accorge: né il re Erode, né i religiosi, né tutta Gerusalemme, dice il testo di Matteo.

Il profeta Balaam a suo tempo aveva profetato lo spuntare di una stella: “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Nm 24,17).

I Magi, sapienti cercatori dei misteri divini, scrutano il cielo, scoprendo la stella approdano a Gerusalemme e ne svelano il significato in forma di domanda: “Dove è colui che è nato, il re dei Giudei?” (v. 2), domanda e annuncio indirizzati a Israele stesso. Il popolo scelto da Dio per essere luce e benedizione per tutte le genti viene in qualche modo interrogato sulla propria vocazione. 

È come se Dio richiamasse Israele, il suo popolo eletto fra tutti i popoli, a compiere la sua missione, una missione messianica.

Le genti, simbolizzate dai Magi, arrivano alla rivelazione tramite la loro sapienza, il loro desiderio e la contemplazione delle opere di Dio: la creazione. Però hanno bisogno delle Scritture di Israele. Sacerdoti e scribi risposero: “Il Cristo nasce a Betlemme di Giudea perché così è scritto dal profeta” (cf. v. 5). Essi conoscono le Scritture ma senza scrutarle con il desiderio di adempierle. I Magi invece hanno scrutato il cielo cercando la luce e si sono messi in cammino.

Matteo a suo modo sottolinea lo scandalo della rivelazione non accolta dai potenti di Israele, come l’evangelista Giovanni quando dice: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo … Venne fra i suoi e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,9.11).

Il testo parla di questa ferita, la ferita dell’incapacità di riconoscere l’evento-Dio nella vita, ferita che è anche la nostra, quella dei cristiani che vivono le stesse prove e tentazioni vissute dal popolo di Israele, popolo che resta sempre per noi esempio della relazione delicata con il Signore: amore e tradimento, perdono e conversione.

Ma possiamo anche vedere in questo testo come le genti e Israele possano stimolarsi a vicenda per adempiere il progetto del Dio della Torah: che la benedizione data ad Abramo, padre di tutti i credenti, sia benedizione per tutti i popoli della terra (cf. Gen 18,18). Israele custodisce le Scritture, è segno, sacramento della presenza di Dio, perché è il popolo eletto mai rinnegato dal Signore. San Paolo dice: “Essi hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne” (Rm 9,4-5). I Magi, simbolo delle genti, mostrano l’apertura del cuore e della mente come profondo senso di umanità presente in tutte le culture: si lasciano consigliare, ascoltano le Scritture, obbediscono ai segni dei tempi (la stella), discernono la perversità di Erode, accolgono con grande gioia la rivelazione di un “re” senza corona, un infante povero. Vedono l’invisibile, la loro fede nella stella fa percepire loro che il Cristo è “luce rivelata alle genti e gloria del suo popolo Israele” (Lc 2,32). Sono loro, pagani, che come un altro pagano, il centurione ai piedi della croce, saranno capaci di riconoscere il Figlio di Dio in un povero figlio di Israele (cf. Mc 15,39).

sorella Sylvie


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