Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 30 Ottobre 2019

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La porta: quante volte nelle nostre giornate passiamo attraverso delle porte per entrare e uscire, per spostarci da uno spazio all’altro; quante volte apriamo, chiudiamo o addirittura sbattiamo o spalanchiamo le porte, a dire qualcosa che va ben oltre il semplice movimento del corpo; quante volte usiamo l’immagine della porta come metafora per parlare di una soglia o di una barriera, di una possibilità che ci sta davanti ma che ci chiede una scelta, una presa di posizione.

Anche Gesù nel brano evangelico di oggi, rispondendo a chi gli chiede se sono pochi quelli che si salvano, utilizza questa immagine e parla di una porta che è stretta, per cui non è agevole passarvi ma occorre sforzarsi; una porta che non tutti riusciranno ad attraversare e che a un certo punto verrà chiusa; una porta chiusa a cui si inizierà a bussare ma che non si aprirà.

È un’immagine, questa, che ci inquieta, forse anche ci scoraggia, perché Gesù dice che coloro che resteranno chiusi fuori hanno avuto una prossimità con il Signore avendo condiviso con lui la tavola (“Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza”: v. 26) e lo spazio pubblico dello stare insieme e della conversazione (“e tu hai insegnato nelle nostre piazze”: v. 26), allora perché non riescono a raggiungere la pienezza della comunione con il Signore, perché restano chiusi fuori?Perché sono stolti come quelle cinque vergini della parabola di Matteo 25, le quali non solo non hanno portato con sé l’olio di scorta, ma mancano l’incontro con lo sposo perché, volendo evitare la figuraccia di presentarsi con le lampade spente, cercano all’ultimo ciò che dovevano procurarsi prima e arrivano così tardi alle nozze. Nel testo di Matteo le vergini non sono pronte, qui coloro che restano fuori non hanno lasciato che la comunione con il Signore plasmasse la loro condotta e il Signore è costretto a dire loro: “Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”, sancendo una distanza tra lui e loro che, al di là delle apparenze, era già presente.

Dobbiamo avere paura di questa prospettiva? Io credo di no perché se la porta è stretta dobbiamo ricordarci che, come disse papa Giovanni XXIII a coloro che lo “stuzzicavano” chiedendogli: “Santità, non teme che la porta sia per lei troppo stretta?” (alludendo alla sua corporatura robusta), rispose sorridendo: “No, perché colui che ha fatto la porta è lo stesso che ha fatto me!”.

Sì, la porta è stretta (come la via è anche stretta), ma sia la porta che la via sono immagini per dire Gesù Cristo, lui che non solo è la via, secondo le parole di Gesù in Giovanni 14,6, ma anche la porta, come dichiara sempre in Giovanni: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Gv 10,9).

Ecco allora che la porta del Regno si chiama Gesù Cristo: è attraverso di lui che siamo salvati, è lui che toglie dai nostri cuori le opere di ingiustizia, è lui che ci insegna a confidare nel Dio delle promesse come hanno fatto Abramo, Isacco e Giacobbe.

Scegliamo dunque di passare attraverso questa porta, il Cristo, per presentarci al Padre quali figli che hanno ritrovato la loro vera identità e la loro piena libertà.

sorella Ilaria

Fonte

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 13, 22-30
 
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
 
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
 
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore