Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 3 Ottobre 2019

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Il Signore designa “altri” discepoli: nel brano evangelico odierno Luca presenta un secondo invio di missionari dopo quello dei dodici apostoli (cf. Lc 9,1-6). Questa nuova missione ha un’estensione universale (il numero degli inviati corrisponde a quello delle nazioni nel pensiero rabbinico) nella quale siamo noi stessi coinvolti.

I settantadue sono inviati “a due a due davanti al Signore” (cf. v. 1): la missione non è mai opera individualista, ma comprende sempre una dimensione comunitaria, passa attraverso una pluralità di voci. Inoltre Gesù invia i settantadue davanti a sé: essi arrivano per primi, ma apprestano il terreno perché sia lui a potersi manifestare attraverso le condizioni che avranno predisposto. Il cuore della missione non è altro che la preparazione della venuta di Gesù, e non la deve mai voler sostituire o affrettare.

Per questo i discepoli non decidono spontaneamente della propria missione e non la intraprendono di loro iniziativa; essa viene loro invece indicata dal Signore, il quale li costituisce “come agnelli in mezzo a lupi” (v. 3). Il segno del discepolo autentico non è la forza, l’efficienza, la combattività, bensì la vulnerabilità, il carattere inerme. Gli inviati non hanno che le loro mani nude e la fragilità della loro parola per condividere la buona notizia in mezzo alle tempeste e alle contraddizioni. Possono tuttavia avanzare senza paura: il primo agnello divorato dai lupi non è forse stato Cristo stesso, che in quanto Agnello pasquale promette un rovesciamento e una fecondità anche nelle situazioni più disperate? Si tratta per i discepoli di ricordare che non possono essere da più del proprio maestro (cf. Lc 6,40; Mt 10,24).

Come lui, rinunceranno ai beni eccessivi, non si ingombreranno di strategie esteriormente avvincenti, ma sceglieranno la sobrietà, la leggerezza, l’immediatezza. Gli agnelli non portano né armi né difese: il loro affidarsi solo a Dio testimonierà dell’autenticità del loro operare. Come il messaggio che essi trasmettono dipende soprattutto dalla disponibilità a riceverlo da parte di chi l’ascolta, così la loro sopravvivenza stessa sarà lasciata non alla propria responsabilità ma alla generosità e all’accoglienza altrui.

Eserciteranno la pace, ma senza imporla. Sanno però che essa è primordiale: la pace infatti è per loro la “prima” parola da condividere (cf. v. 5). E se c’è una reciprocità di pace, l’incontro avverrà. Sennò la pace ritornerà su chi l’ha inviata (cf. v. 6), come la colomba di Noè ritorna nell’arca quando non trova terra sulla quale fermarsi (cf. Gen 8,8-9). Se la pace non è condivisa, almeno non abbandoni i discepoli, chiamati a mantenerla anche in ambienti inospitali.

Nelle case nelle quali verranno accolti cureranno i malati come segno del Regno veniente. La predicazione in effetti non si riduce a sole parole, ma passa anche attraverso atti concreti di attenzione, di cura, di sollecitudine. La prossimità di Dio si fa così sensibile, a portata di cuore e di preghiera.

Perfino in caso di non accoglienza i discepoli proclameranno ancora il Regno: “Sappiate però che il regno di Dio è vicino”, risponderanno a chi li avrà respinti (v. 11). Sanno infatti che il giudizio non dipende da loro, ma da colui che li invia a tempo e controtempo. Il rigetto e l’opposizione non annullano la buona notizia.

fratel Matthias

Fonte

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La vostra pace scenderà su di lui.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10, 1-12

 In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Parola del Signore