Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 29 Giugno 2021

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La fragile pietra è resa salda

Nel giorno in cui celebriamo la memoria degli apostoli Pietro e Paolo, ascoltiamo un brano del vangelo che contiene un’affermazione sorprendente: Gesù dichiara che sulla pietra che Simone figlio di Giona è, egli edifica la sua comunità (cf. v. 18). Come intenderla? Precedentemente Gesù ha detto che chi ascolta le sue parole e le fa è simile a un essere umano che costruisce una casa sulla pietra rendendola così resistente alle avversità (cf. Mt 7,24-25). Chi ascolta e fa, proprio perché il fare la Parola radica ancora di più in essa, dà salde fondamenta alla propria vita.

Ma quale parola di Gesù Pietro fa per essere tale? Pietro diventa ancora una volta pietra sulle labbra di Gesù: una pietra su cui però non si edifica nulla ma che anzi costituisce un inciampo per il cammino di Gesù. Egli è infatti di scandalo a Gesù per la sua opposizione e il suo rifiuto di un messia crocifisso (cf. Mt 16,23). C’è però una parola del Maestro che Pietro ascolta e realizza: quella in cui Gesù gli annuncia il suo triplice rinnegamento prima del canto del gallo (cf. Mt 26,34). Di quella parola Pietro si ricorda nel cortile del sommo sacerdote dopo aver negato qualsiasi relazione fra lui e Gesù. Si ricorda e piange (cf. Mt 26,75). Si infrange la sua presunzione di seguire Gesù da sé. Gli si aprono gli occhi sulla propria fragilità di discepolo e di essere umano proprio lì dove egli si rompe. Allora scopre che c’è un’altra parola del Signore che egli ha ascoltato e che ora Gesù fa per lui, quando egli gli chiese quante volte doveva perdonare il fratello che pecca contro di lui e Gesù rispose: “Non ti dico fino a sette volte ma fino a settanta volte sette” (Mt 18,22). Il Pietro che interroga sui confini del perdono è colui che sperimenta nella sua miseria, nella sua infedeltà il perdono illimitato di Gesù. Egli incontra Gesù la “pietra scartata” (Sal 118,22; cf. At 4,11) che, divenuta la pietra d’angolo (cf. Mt 21,42), tiene insieme l’edificio della comunità in forza del suo amore. Pietro ora sa di non aver alcuna consistenza senza l’amore del Signore, come preghiamo nella liturgia: “Con la tua continua misericordia, Signore, purifica e rafforza la tua chiesa e poiché non ha consistenza senza di te, conducila sempre con il tuo dono”. Quando al mattino ci alziamo e ci chiediamo: “Da dove ricomincio oggi?”, è da questa misericordia che si ricomincia. Dall’ascoltarla e dal lasciarsi fare da essa. Così diamo salde fondamenta alla nostra vita.

Gesù dice anche: “Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la fanno” (Lc 8,21). Chi ascolta e fa la misericordia del Padre genera vita negli esseri umani che incontra. Però solo chi custodisce la memoria della propria fragilità può farlo in maniera mite e liberante. La fede di Pietro, che è la nostra, è quella di chi conosce le proprie e altrui fragilità, di chi vede le fragilità della comunità ma le discerne a partire dalla pietra d’angolo, che è il Messia crocifisso. Appunto un messia fragile, un messia che porta incisi per l’eternità i segni della passione, il cui corpo è spezzato in eterno (cf. Gv 20,20). Su questa pietra Gesù edifica la sua comunità.

fratel Davide


Fonte

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