Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 29 Gennaio 2022

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“Perché avete paura?”

L’episodio della tempesta sedata in Marco presenta alcune annotazioni che lo distinguono dalle versioni parallele di Matteo e Luca. Solo Marco precisa: “in quel medesimo giorno”, solo lui dice che i discepoli “lo presero con sé, così com’era” e che c’erano altre barche con loro, solo lui mette nella bocca dei discepoli l’espressione: “non ti importa”. In Marco Gesù, destatosi,si rivolge innanzitutto al vento e al mare, e solo dopo ai discepoli, a differenza di Matteo. Marco inoltre usa due termini attinenti alla stessa sfera, tradotti con paura e timore, mentre Matteo e Luca parlano di paura (timore) e stupore. 

Siamo presso il “mare di Galilea” (Mc 1,16), luogo inaugurale della predicazione di Gesù. Questa è la prima volta che Gesù attraversa il lago per andare verso l’altra sponda. “In quel medesimo giorno, venuta la sera”. In quale giorno? – si chiede Pietro Crisologo. “Nel giorno in cui tutto lo splendore della luce mondana conosce la sera” nel giorno che annuncia il tempo ultimo e l’ora finale. “Passiamo all’altra riva: dalle cose terrene alle celesti, dalle cose presenti alle future” (Sermone 21). 

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I discepoli sono stati testimoni delle guarigioni operate da Gesù, sono stati scelti da lui, hanno udito il suo insegnamento. Nel nostro brano essi mostrano anche una certa intraprendenza: dopo l’invito di Gesù a passare all’altra riva, sono i discepoli che si imbarcano e prendono con loro Gesù. Scatenatasi la tempesta sono presi da paura e dubitano dei sentimenti di Gesù: Maestro, non ti importa? Espressione rara che ritroviamo nel lamento di Marta nei confronti della sorella Maria: Signore, non ti importa? (Lc 10,40). Quii discepoli non chiedono solo aiuto: essi mormorano, spinti dalla paura di morire. Come i figli di Israele nel deserto, dopo l’uscita dall’Egitto, provati dalle sete e dalla fame. Il peccato nasce sempre dalla paura. 

“Perché avete paura?” chiede Gesù. Il termine usato per dire questa paralisi dell’anima è raro e rimanda a Deut 20,8 e Giudici 7,3 dove chi aveva paura di andare in guerra era invitato a tornarsene a casa per non affievolire il coraggio degli altri. Forse aveva paura per i peccati commessi e temeva di venire punito con la morte in battaglia, dicono i commentatori ebrei e questo lo pone nella stessa condizione di chi deve completare qualcosa di essenziale per la sua vita (ha appena piantato una vigna o sta per prendere moglie). 

“Non ti importa, non ti curi di noi?”. Eppure, sta scritto che Dio ha cura di tutte le cose (Sap 12,13). La fede, che per lo più è qualcosa di oscuro ai nostri stessi occhi, ci dà una attestazione interiore che il Signore si interessa a noi. Questa traversata del mare di Galilea, questo andare verso l’altra sponda, nei territori pagani, dove Gesù si confronterà con i demoni e le potenze di morte, così come, più avanti, il camminare di Gesù sulle acque tempestose per venire in aiuto dei discepoli (Mc 6,48) rimandano alla morte e alla resurrezione del Signore. 

“Mentre Cristo dormiva nella morte, sorse una violenta tempesta per la chiesa; quando Cristo risorse dai morti, fu restituita alla chiesa una grande pace. Ora, fratelli, dobbiamo essere noi a svegliare Cristo, che dorme in noi, con la voce della fede … Ritorniamo a Dio, perché Dio ritorni a noi (Pietro Crisologo, Sermoni 20). 

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I discepoli furono presi da grande timore: il sentimento di chi sa di essere alla presenza del Santo. Ed è la presenza del Signore, riconosciuta, ricercata e custodita che può liberarci dalla mormorazione e dalla paura.

sorella Raffaela


Fonte

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