Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 27 Settembre 2021

74

Con Gesù di Nazaret Dio entra nella storia degli uomini e delle donne e cammina con loro con gesti di cura, con parole che rivelano la sua tenerezza e il suo amore sconfinato. Gesù sta per dare un orientamento preciso al suo ministero itinerante: si recherà a Gerusalemme, la Città santa, dove sarà “consegnato nelle mani degli uomini” (Lc 9,44). Prima di prendere questa “ferma decisione” (Lc 9,51) l’evangelista Luca ci consegna due brevi dialoghi tra Gesù e i discepoli, suoi compagni di viaggio, che toccano annose questioni che interrogano la nostra vita e i nostri rapporti interpersonali.

È messa al bando un’unica postura, un’antica tentazione che ciclicamente si ripresenta nelle nostre biografie e nella storia della chiesa stessa: la presunzione di superiorità o mania di grandezza che si annida all’interno della comunità (vv. 46-48) e che investe il nostro rapporto con il mondo esterno creando una logica di contrapposizione tra dentro e fuori (vv. 49-50). All’interno si perde tempo e si spendono energie in gelosie, liti, denigrazioni, rancori nell’accaparrarsi consensi e ammiccamenti per essere riconosciuti più grandi; verso l’esterno si ergono staccionate di pregiudizi e barriere di difesa per paura e ignoranza nei confronti dell’altro che diventa un nemico, anche se non opera nulla di male e fa le stesse nostre cose.

Sentirsi superiori, più grandi, più bravi, migliori non è così semplice da riconoscere. Spesso questo atteggiamento è camuffato da un linguaggio che esprime il contrario, da una falsa e apparente presunta umiltà che nutre i nostri narcisismi, i nostri sogni di gloria, la nostra fame di potere. Spesso è proprio all’interno di una scelta di appartenenza a un gruppo o una comunità che si ispira al Vangelo che si può insinuare con più forza e con sommo pericolo l’idea di essere i detentori di un carisma eccezionale, fino ad appropriarsene pensando di essere gli unici a poterlo vivere, soffocando così la poliedricità dello Spirito del Signore e la sua potenza ispiratrice che non ha confini.

Perché Gesù coinvolge un bambino e lo pone al centro dell’attenzione? Forse perché il bambino spezza i mediocri meccanismi di potere dei grandi, infrange le pose di chi vuole ostentare e immortalare le proprie gesta eroiche. “Quando il bambino era bambino non aveva opinioni su nulla, non aveva abitudini, sedeva spesso con le gambe incrociate, e di colpo si metteva a correre, aveva un vortice tra i capelli e non faceva facce da fotografo” scrive Peter Handke nell’Elogio dell’infanzia.

Il bambino ci mette a nudo, ci disarma, ci chiede di abbandonare il nostro armamentario intellettuale; con i suoi inesauribili perché ci rivela l’inconsistenza delle nostre incrollabili certezze; con il suo gioco, il suo ridere spassionato, il suo correre fa esperienza della libertà, reinventa il mondo, è capace di meravigliarsi e di stupirsi. Per questo Gesù può identificarsi con quel bambino. Accogliere un bambino è accogliere lui, accogliere Gesù è accogliere il Padre. La vita è un dono che viene dall’alto e come tale va accolta, non trattenuta, perché diventi dono per altri.

fratel Giandomenico


Fonte

Puoi ricevere il commento al Vangelo del Monastero di Bose quotidianamente cliccando qui

Articolo precedentedon Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 27 Settembre 2021
Articolo successivoGesuiti – Commento al Vangelo del giorno, 27 Settembre 2021