Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 26 Novembre 2021

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Il brano evangelico odierno avvia verso la conclusione del discorso escatologico di Gesù. Gesù esorta i suoi ascoltatori alla speranza e alla vigilanza nella fede. Infatti, la fede è questo balzo interiore con cui il credente risponde alle tribolazioni, per cui non si lascia abbattere né dalle condizioni esteriori né da motivi interiori. Ma si alza e solleva il capo, perché confida nel Signore e nella liberazione che viene da lui (cf. Lc 21,28). Riconosce che il tempo presente è decisivo e che non bisogna sprecarlo. 

Se il tempo della storia con i suoi drammi – terremoti, ingiustizie, fame, guerre, persecuzioni – è spesso vissuto come un tempo lungo e pieno di dolori, e a volte sembra non finire mai, Gesù annuncia un tempo altro, il tempo di Dio. Il Signore è vicino, il suo regno è vicinissimo. Questo annuncio è buona notizia della salvezza. È come quando si vedono germogliare gli alberi di fico e si capisce che l’estate è vicina e con essa il tempo delle raccolte e della gioia.

La vicinanza di Dio con la venuta di Cristo e del suo regno (cf. v. 31) porta la liberazione (cf. Lc 21,28), la vita piena, la beatitudine. Il vangelo per tre volte parla di vicinanza (cf. vv. 28.30.31), non come un avvenimento del passato, ma come evento nell’oggi, per “questa generazione” (v. 32). È dunque a noi che il vangelo odierno annuncia che il Signore è vicino e che sta per venire.

Non è detto che questa parola la percepiamo subito come buona notizia. Ci chiediamo come e dove possiamo vederne i segni. Vorremmo vedere, toccare come si osservano i germogli sull’albero all’approssimarsi dell’estate. Occorre fare un lavoro interiore, un’educazione e una purificazione del nostro sguardo. Occorre cercare di acquisire lo sguardo di Gesù, che ha riconosciuto la vicinanza di Dio là dove si rivela realmente: presso i poveri, a chi è nel pianto, presso chi ha fame di giustizia e presso gli operatori di pace; ha visto il regno di Dio all’opera in chi è mite e misericordioso e unificato nel suo cuore … (cf. Mt 5,3-12; Lc 6,20-23), e nella povera vedova che getta nel tesoro del tempio gli ultimi spiccioli, quelli che aveva per vivere (cf. Lc 21,1-4). Con uno sguardo libero e pronto al discernimento Gesù ha visto anche che sono i piccoli, i semplici, quelli a cui nessuno bada, che riconoscono Dio all’opera nelle loro vite (cf. Mt 11,25).

Gesù ci insegna così che possiamo scorgere i segni della sua venuta e della sua vicinanza proprio dentro le nostre realtà spesso faticose. È lì che possiamo attenderlo con il cuore vigilante e nella speranza. Egli non deluderà la nostra attesa, perché egli è fedele: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (v. 33).

L’atteggiamento della speranza e della vigilanza è apertura del cuore, e porta – dovrebbe portare – il credente verso una grande fiducia nel Signore. Proprio la parabola del fico, che ci invita a uno sguardo profondo, nutre questa fiducia e questa speranza. “Osservate, guardate” (v. 29) accuratamente, l’albero di fico, dice il Signore. È questo atteggiamento contemplativo che ci porterà a riconoscere la vicinanza misericordiosa del Signore nella nostra vita e ad attendere con speranza la sua venuta.

sorella Alice


Fonte

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