Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 23 Settembre 2020

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Gesù “convocò i Dodici … e li mandò ad annunciare il regno di Dio”.

Qualche capitolo prima del nostro testo (cf. Lc 6,12-16) Luca ci aveva informato che Gesù aveva scelto tra i suoi discepoli dodici uomini, ai quali aveva dato il nome di apostoli. La parola “apostolo” significa “inviato”. E tuttavia i Dodici in quel momento non erano stati inviati da nessuna parte! Si intuisce solo, nel susseguirsi dei capitoli, che essi sono stati per diverso tempo al seguito di Gesù nella sua itineranza, ascoltandolo nei suoi insegnamenti e assistendo ai segni da lui compiuti. Il loro “seguire” era uno “stare con” Gesù. 

Oggi, nel testo evangelico propostoci, assistiamo ad una nuova tappa della loro vita al seguito di Gesù: oggi il loro “seguire” si realizzerà nel separarsi da Gesù per “andare”, diventando essi stessi annunciatori del regno. 

Come Gesù pensa questo loro “andare” senza di lui? Egli dà loro alcune raccomandazioni: la prima riguarda cosa portare con sé e cosa invece lasciare… e Gesù pare essere molto severo su questo punto: all’inviato non è consentito portare nulla! Non può avere bastone, né un tozzo di pane, tantomeno denaro o un cambio di vesti. Perché? 

Gesù nel chiedere tanta sobrietà mette in guardia da una tentazione: quella di credere che l’efficacia dell’annuncio dipenda dai mezzi di cui si dispone; Gesù si pone in modo ben diverso, chiede ai suoi la libertà che ha lui, la libertà di chi “non ha dove posare il capo” (Lc 9,58); se il regno è annunciato ai poveri (cf. Lc 4,18), come potrebbero essere credibili annunciatori che si rendono estranei a tale povertà? E in verità Gesù non manda i Dodici sprovvisti di tutto, anzi, dà loro esattamente l’unica cosa di cui davvero hanno bisogno: “diede loro forza e potenza” per contrastare il male (v. 1); essi avranno con sé la stessa autorità e potenza di Gesù (cf. Lc 4,36). Questa è l’unica sicurezza su cui davvero possono contare!

La seconda raccomandazione è volta a vincere un’altra tentazione: quella di scegliere dove soggiornare, con chi stare. Gesù anche su questo punto è molto chiaro: “In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite”. In ogni casa c’è possibilità di incontro, possibilità di scambio, possibilità di annuncio della buona notizia del regno. Anche in questo ai Dodici non è chiesto nulla che non abbia già vissuto il loro maestro, che si è seduto alla tavola del fariseo Simone come del pubblicano Levi, è entrato nella casa del ricco Zaccheo come in quella del semplice pescatore Pietro…

Infine un’ultima raccomandazione: l’inviato sappia che c’è la possibilità concreta, reale di non ricevere accoglienza. Che fare allora? Giacomo e Giovanni avrebbero una loro soluzione, come ci è testimoniato poco oltre (Lc 9,44): “Vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Ecco la tentazione del discepolo! La risposta di Gesù è ben diversa: “Uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza per loro”: non c’è motivo di restare, se il regno è rifiutato, e non c’è motivo di portar via nulla, nemmeno la polvere; è il momento di riprendere il cammino, finché tutti siano raggiunti dall’annuncio.

sorella Annachiara


Fonte

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