Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 18 Luglio 2020

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Quella che leggiamo oggi è la più lunga citazione isaiana nel Vangelo secondo Matteo. È tratta dal passo che si considera solitamente come il primo canto del Servo. Lasciamo stare quale sia il significato storico di questa figura nel libro di Isaia, e limitiamoci all’intenzione dell’evangelista nel farla propria a questo punto del suo racconto. Appena prima (cf. Mt 12,9-14), assistiamo a una disputa di Gesù con i farisei in merito all’osservanza del sabato. Un uomo si presenta in sinagoga davanti a Gesù, e ha una mano paralizzata. Il problema che si pone è: “È lecito guarire in giorno di sabato?” (Mt 12,10). Il principio farisaico, e poi anche rabbinico, è che “la salvezza di un uomo prevale sul sabato”. Ma il problema che richiede discernimento è se una mano paralizzata sia un motivo sufficiente per essere considerato una salvezza che prevale sul sabato. Quest’uomo non è in pericolo di vita. Potrebbe essere guarito negli altri giorni della settimana. Invece Gesù lo guarisce proprio di sabato. Per lui vale un criterio ancora più generale: “In giorno di sabato è lecito fare del bene” (Mt 12,12). Non solo è lecito, ma anche doveroso. Il sabato per questo è stato creato: per la salvezza dell’uomo. 

Ed è qui che interviene la citazione matteana di Isaia 42,1-4, che ci presenta il Servo del Signore. Questi è l’uomo dotato dello Spirito del Signore per eseguire un giudizio (un “giudizio” più che una “giustizia”: il greco legge krísis e non dikaiosýne). È lui a operare un discernimento su cosa sia bene, un discernimento relativo alla salvezza. Difatti, il suo giudizio è connotato in maniera negativa. Per cinque volte si dice ciò che il Servo “non” fa: si tratta di una figura letteraria chiamata “litote”. Si afferma una cosa negando il suo contrario. Il Servo “non” contesta, “non” grida, “non” fa udire la sua voce sulle piazze, “non” spezza una canna incrinata, “non” spegne uno stoppino fumigante. Tradotto in positivo vuol dire ciò che il Servo fa: opera la salvezza. Non opera nessun giudizio clamoroso, altisonante, non toglie a nessuno il respiro, non spegne nessuna speranza. Il suo giudizio è ispirato a un’assoluta clemenza. È un giudizio di salvezza. Per questo è lecito guarire proprio di sabato, perché si deve sempre discernere qual è il bene delle persone e operare per la loro salvezza. 

Che cosa viene a insegnarci tutto questo? Che cosa vuol dire per noi? Il sabato non è soltanto un giorno della settimana: è il tempo che dedichiamo a Dio. E il tempo che dedichiamo a Dio, alla sua Parola, alla preghiera, è il tempo più benedetto e più prezioso per noi. Soprattutto è il tempo in cui ci asteniamo dal giudicare gli altri: non facciamo quello che siamo soliti fare nel tempo del lavoro. “Non” contestiamo nessuno, “non” gridiamo contro qualcuno, “non” alziamo la voce adirata, “non” spezziamo dei rapporti fragili, “non” spegniamo le poche attese residue che ci fanno ancora vivere. Apparentemente, è un tempo “perso”, inefficace, non lavorativo, ma in realtà è il tempo che opera la nostra salvezza.

fratel Alberto


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