Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 18 Gennaio 2021

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Con un po’ di attenzione al contesto, ci si accorge che questi versetti sono collocati al centro di un brano ben strutturato (2,1-3,6) che mostra chi è Gesù, per chi è venuto, il suo superare ogni separazione.

Interviene nella situazione umana curandone le malattie (prima il lebbroso: compassione e volontà di guarirlo; poi il paralitico: perdono dei peccati e guarigione; alla fine l’uomo con la mano inaridita: fare il bene). Dà subito non solo compassione e cura, ma chiama a sé ogni uomo, lo rende soggetto di una possibile relazione con lui: il pubblicano Levi, il cui nome non c’è tra quelli dei dodici, tipo del discepolo qualsiasi. L’assolutamente inadeguato, ma l’unico che non discute con Gesù.

Il brano è infatti quasi esclusivamente di discussioni che, all’inizio e alla fine dell’evangelo (cf. Mc 11,27-12,40), inquadrano tutta la vita pubblica di Gesù. Parole e vita di Gesù “discutibili”, non immediatamente e facilmente accoglibili, problema per me e per tutti.
La presenza di Gesù, già al Battesimo, squarcia i cieli (cf. Mc 1,10), compimento di ciò che abbiamo letto e cantato nell’Avvento: “Se tu strappassi i cieli e scendessi…” (Is 63,19), forse dimenticando il resto del versetto: “… i monti sussulterebbero”.
La presenza del Signore scuote anche le realtà più salde, scombussola anche ciò che si pretende inamovibile, opera squarci con il suo parlare ed agire, diviene criterio, motivazione e possibilità di vita credente, che non lascia spazio ad autodeterminazioni o altri riferimenti (ascesi, religione, tradizioni…).
Ne individuo alcuni.

Perdono che fa saltare la separazione tra cielo e terra; presenza che supera la separazione del peccato; bisogno che conta più delle osservanze, fino a diventarne criterio; fare il bene che condiziona le regole.
Gesù non si separa dagli uomini, ma prende una decisa distanza da alcuni loro modi di pensare e di comportarsi. La proposta che mi arriva è ben individuabile:
– non lasciarsi determinare dalla situazione delle persone, positiva o negativa che sia: l’umanità viene prima del peccato;
– non lasciarsi determinare dal religioso: l’umanità viene prima della purità e delle regole;
– lasciarsi determinare dal Signore, dal suo “essere con…”.

Per fare questo, a volte non si può che cambiare abito, cambiare otri, contenitori, al prezzo di fatica, incomprensioni, rabbia e tristezza (cf. Mc 3,5). Ciò che Dio ha strappato, l’uomo non cerchi di rattopparlo, pena uno strappo (lett. scisma) ancora più grande. Vero problema non è il fatto che ci sia lo strappo né il necessario discernere chi, cosa lo provoca, ma il difficile equilibrio dell’accettare lo strappo senza distanziarsi dalle persone.

Non si può evitare il cambiamento, salvare tutto: le pezze non sono efficaci ma strappano, il vino ha bisogno di muoversi e chiede qualcosa di nuovo. Consapevolezza difficile per gli uomini religiosi convinti e impegnati, rappresentati dai farisei sempre presenti nel brano, ma anche dai discepoli di Giovanni.

Tipologia umana delle sicurezze faticosamente e diligentemente acquisite, la meno disposta a mettersi in discussione (nemmeno davanti a Dio!) e ad accogliere i cambiamenti.
E, in tutto questo, io?

Un fratello di Bose


Fonte

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