Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 18 Febbraio 2021

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Ieri abbiamo iniziato la Quaresima, che siamo invitati a vivere come un tempo di ritiro spirituale. Il vangelo ci ha indicato la preghiera, il digiuno e la condivisione come mezzi per esercitarci nella conversione a una fede più sincera, un amore operoso e una speranza viva. 

Siamo inoltre chiamati a tornare alla nostra verità profonda, a riconoscerci come creature mancanti, affamate, non solo del pane materiale, ma anche del pane di una parola di senso e di sostegno. È un tempo in cui allenarci per uscire da noi stessi e aprirci maggiormente al Tu di Dio, e al Noi con i fratelli e le sorelle in umanità e ai loro bisogni.

Oggi, la parola evangelica ci pone davanti il centro e il fondamento della fede e della vita cristiana: la pasqua di Gesù, il mistero della sua morte e resurrezione. L’apostolo Paolo alla comunità di Corinto parla della “parola della croce”. Scrive: “Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso” (1Cor 2,2). 

È un fatto – anche oggi – che la parola della croce è considerata scandalo e stoltezza per il mondo. Tuttavia, per chi è stato conquistato dal vangelo essa è sapienza e forza di Dio (cf. 1Cor 1,18-28). Nella parola della croce sta l’autentico cristianesimo, uno stile di vita altro. Se il mondo cerca potenza e gloria, spesso attraverso discorsi seducenti oppure comportamenti di prevaricazione, l’evangelo invita al servizio del prossimo, all’amore effettivo senza finzioni. Un amore come l’ha vissuto Gesù: “Nessuno mi toglie la vita: io la do da me stesso” (Gv 10,18). 

Gesù crocifisso rivela e incarna l’amore infinito del Padre. Per cui, egli “non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo e diventando simile agli uomini” (Fil 2,6 s.). Egli ha speso la sua vita ogni giorno facendo il bene, guarendo molti e insegnando.

Poi, Gesù invita tutti a seguirlo su questa via dell’amore, facendo appello alla libertà di chi lo ascolta: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (v. 23). La vita cristiana sta nel vivere quell’amore che, come Gesù, impegna interamente la propria vita, non in protagonismi, ma in una qualità di ascolto, di accoglienza e di disponibilità senza calcoli verso chi s’incontra e coloro con i quali si vive e si lavora nella vita quotidiana. In questo contesto, l’evangelista Luca menziona per la prima volta la croce. 

Sappiamo che la croce era lo strumento orribile con cui i romani eseguivano la pena di morte comminata a schiavi o forestieri che avessero commesso reati gravi. Tuttavia, il nostro sguardo non deve fermarsi su questo strumento di tortura. Diceva papa Francesco: “Se la croce è una croce senza Gesù non è cristiana”. Il nostro sguardo deve fissarsi su Gesù appeso alla croce e in lui contemplare l’amore infinito che si dona a ogni creatura. 

Che questa Quaresima ci doni l’occasione e il coraggio di riflettere su alcune domande: che vantaggio c’è nel correre ed esaurirsi per guadagnare un po’ di gloria di questo mondo? Non è forse più avvincente l’invito di Gesù ad amare fino alla fine, e in questa “perdita” trovare il vero guadagno, il senso della vita?

sorella Alice


Fonte

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