Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 14 Febbraio 2019

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Oggi facciamo memoria dei santi Cirillo e Metodio, coloro che hanno portato l’evangelo nelle terre slave, coloro che si sono spesi perché la parola del Signore fosse compresa da quelle popolazioni inventando a tale scopo l’alfabeto che prende nome proprio da loro, l’alfabeto “cirillico”.

In questa memoria ascoltiamo e meditiamo sulla pagina evangelica che narra l’invio in missione dei settantadue discepoli: Gesù invia davanti a sé i suoi discepoli, coloro che erano stati precedentemente chiamati a stare alla sua sequela, a stare dietro di lui, ora sono chiamati a precederlo. Solo chi è stato alla sequela di Cristo può diventarne testimone, apostolo, missionario (Paolo, l’apostolo delle genti, direbbe che essendo stato afferrato da Cristo non può non annunciare l’evangelo, è un suo dovere, una sua responsabilità): solo chi è stato alla scuola di Cristo può ora preparargli un popolo ben disposto.

Con l’avvento di Gesù di Nazaret, il Cristo e il Signore, il Regno viene, si fa vicinissimo, e il discepolo è chiamato a essere araldo di questa buona notizia.

Gesù invia i suoi discepoli con un mandato preciso ed esigente, radicale: andare spogli di tutto, persino di quello che ai nostri occhi sembrerebbe essenziale (borsa, sacca, sandali, sono il minimo necessario per chi si mette in cammino!) ma rivestiti della comunione fraterna (li inviò a due a due) e della comunione con lui inscritta nel mandato stesso (vanno inviati da lui, vanno davanti a lui, vanno a portare lui perché è lui la pace e il Regno che sono chiamati ad annunciare).

Spogli di tutto, i discepoli-inviati sono resi liberi da tutto. Liberi dalla preoccupazione dei risultati (chiamati a dare la pace senza misurarne l’efficacia), liberi di essere risoluti nel cammino verso la meta (“Non fermatevi a dare il saluto lungo la strada”: al tempo di Gesù il saluto non si risolveva come oggi in poche frasi di buona educazione ma era un vero e proprio atto di accoglienza che richiedeva tempo, attenzione e disponibilità).

Gesù rende liberi gli inviati anche dalla preoccupazione del cibo, delle bevande, dell’accoglienza, insegnando loro la fiducia e la capacità di accontentarsi (“In qualunque casa entriate, restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno”). Portatori della pace, li rende capaci di dimorare nella pace, di non vagare da una casa all’altra ma di restare lì dove vengono accolti (“Non passate da una casa all’altra”). Infine Gesù, rendendo liberi i discepoli, li rende a loro volta capaci di liberare chi si trova nella sofferenza, nella malattia.

Anche a noi il Signore chiede di spogliarci di tutto per afferrarci a lui e, nella fede salda, essere portatori di pace e di liberazione per tutti coloro che incontriamo nel nostro cammino verso il Regno, sicuri che lui, il Signore risorto, sarà sempre con noi, come ha promesso proprio la mattina di Pasqua quando ha inviato ancora una volta i suoi discepoli: “Andate e fate discepoli tutti i popoli … Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20).

sorella Ilaria

Fonte

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Lc 10,1-9
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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