Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 12 Gennaio 2021

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Il racconto di oggi può essere letto focalizzando l’attenzione su diversi aspetti: il miracolo, l’autorità di Gesù, la reazione della gente, il contesto socio-religioso, la presenza, che forse può sembrarci favolistica, di un uomo posseduto da uno “spirito impuro” (v. 23)… 

Un filo rosso però traversa tutto il testo: la pagina di oggi è innanzitutto narrazione di una presenza, Gesù, e di un evento che si realizza in lui: “Il regno di Dio si fa vicino” (Mc 1,15).

Sì, oggi ci viene detto che è proprio in Gesù che il Regno, cioè la volontà di bene, di buono, insomma, l’amore del Signore si è fatto vicino, vicinissimo all’uomo, e in modo definitivo. 

A cornice del testo, la cui scena centrale è l’incontro tra Gesù e l’uomo posseduto dallo spirito impuro, vi è la reazione che i presenti hanno di fronte all’autorità che dimostra Gesù, nelle parole e nei fatti: tutti sono sbalorditi. Riconoscono in lui qualcosa di eccezionale, pur non arrivando ancora a cogliere chi Gesù sia davvero; ne colgono però un primo frammento: Gesù è certamente un uomo che ha autorità come nessun altro. Solo uno dei presenti coglie in verità e in profondità Gesù… lo spirito impuro! il quale infatti grida: “Io so chi tu sei: il Santo di Dio!” (v. 24). Egli ha fatto, potremmo dire, un passo in più e ha colto qualcosa di assolutamente vero: Gesù è davvero il Santo di Dio. Il punto però è che questa sua affermazione, per quanto vera, resta in lui del tutto sterile perché la pronuncia da spirito “impuro”, cioè non in comunione con Dio, uno spirito che non vuole comunione con il Signore, che non vuole seguire Gesù, che non vuole coinvolgersi con lui. Conosce Gesù, ma non lo vuole per la sua vita.

Ecco allora che l’avvicinarsi del Regno innanzitutto svela il male che profondamente ci abita, il rifiuto che più o meno apertamente opponiamo (ricordiamoci che quello spirito si trova in una sinagoga, in un luogo di culto a Dio, non in una casa di malaffare). E quando il bene ci raggiunge reagiamo, con violenza. “Che vuoi da noi? Sei venuto a rovinarci!” (v. 24). Sì, il Regno che viene “rovina” la nostra aspirazione a bruciare incenso a noi stessi.

Questa però è anche una grande opportunità, perché è proprio nel fondo del nostro rifiuto, pur ammantato di parole veritiere, che possiamo essere raggiunti. 

Gesù allora dà due ordini allo spirito: “Taci, esci da lui” (v. 25). Due ordini volti a ristabilire la comunione: lo spirito di non-comunione deve far silenzio, lasciar cadere anche le parole su Dio se non è disposto a dar loro credito; deve poi abbandonare chi tiene in balia, perché quell’uomo possa essere restituito alla sua dignità di figlio, non più “posseduto” se non dal Signore e dal suo amore, che rende l’uomo tempio dello Spirito Santo (cf. 1Cor 3,16).

E lo spirito impuro obbedisce, non può resistere al “Regno che viene”, se ne va da quell’uomo “straziandolo e gridando forte” (v. 26). Non è un abbandono indolore, ma è la via per una vita finalmente piena.

I presenti riconosceranno in questo agire di Gesù la sua autorità; ben presto però Gesù stesso sarà messo sotto accusa, in un paradossale capovolgimento: sarà lui ad essere ritenuto posseduto da uno “spirito impuro” (Mc 3,30), e perciò stesso lontano da Dio… 

sorella Annachiara


Fonte

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