Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 11 Settembre 2019

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Il discorso della pianura, versione lucana del discorso sul monte che leggiamo nell’Evangelo secondo Matteo, inizia anch’esso con un invito alla gioia: “Beati”. Ma già questa sola parola suscita difficoltà. È un aggettivo un po’ desueto che utilizziamo raramente nel linguaggio corrente e se lo usiamo designa una realtà che non corrisponde né a ciò che indica l’aggettivo greco né, meno ancora, all’equivalente ebraico.

Nell’AT, questa parola apre il libro dei Salmi (che in ebraico è il libro delle Lodi): “Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi…” (Sal 1,1) e evoca un movimento, uno slancio a tal punto che André Chouraqui, nella sua originalissima traduzione della Bibbia in francese, non ha esitato a renderla con: “En marche!” (più o meno: “Avanti!”). Allo stesso modo, questo discorso di Gesù è un grande invito – “allegro con moto”, sono tentato di dire – alla gioia, alla piena felicità.

Ma l’entusiasmo si raffredda subito dopo, perché la condizione di quelli che sono invitati alla gioia è tutt’altro che felice: poveri che hanno fame e piangono, senza parlare dei perseguitati. Stiamo attenti però a non dichiarare felici quelli che stanno in quelle situazioni, perché la loro felicità non deriva da questo stato di disagio e di sofferenza. Sarebbe cadere nel controsenso.

Sarebbe dimenticare che Luca ha premesso una parola importante a questo discorso: “alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva…”. È dunque una parola indirizzata a un “voi” che sono i discepoli di Gesù, quelli che lo seguono e credono in lui.

La loro gioia, il loro entusiasmo, non nasce dalla loro povertà, dalla loro fame o dalle persecuzioni che subiscono, ma dal loro camminare (il movimento contenuto nel “beati voi”) dietro a Gesù, il re del regno messianico. Poiché lo seguono, sono – come dice la prima beatitudine – già ora nel regno di Dio! E questo regno si esprimerà in futuro come sazietà e grande allegria, come la “ricompensa” di cui parla la quarta beatitudine, ricompensa data però non ora, ma “nel cielo”.

Si capisce allora il senso di queste beatitudini: la gioia sta nell’essere con il Cristo, “il più bello tra i figli di Dio” (Sal 45,3); ma essere suoi discepoli implica la conformazione a lui e a ciò che ha vissuto, fino alla morte in croce. Tuttavia, condividendo con il Cristo qualcosa della sua sorte, il credente non è solo: il Cristo gli sta vicino, come avvenne al brigante che moriva accanto a Gesù il quale sentì la meravigliosa promessa: “Oggi con me sarai nel paradiso” (Lc 23,43).

Solo Luca ha aggiunto i “guai a voi!”. Anche qui l’abitudine ci inganna: pensiamo subito che si tratti di maledizioni. No! Sono lamenti, canti funebri. Se i discepoli di Gesù, i “voi”, sono ricchi, felici e sazi, se tutti dicono bene di loro, ciò è prova che non sono seguaci di Gesù; si ingannano e si illudono di essere vivi… In realtà sono morti ambulanti. Gesù non li maledice, proclama invece su di loro un “ohimè” profetico, pronunciato appunto perché tale non sia la loro fine. 

fratel Daniel

Fonte

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Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6, 20-26


In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Parola del Signore

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