Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 11 Febbraio 2020

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Non è un caso che questo episodio del Vangelo di Marco in cui avviene una discussione tra i farisei e gli scribi con Gesù sia posto tra le due moltiplicazioni dei pani. Anche qui si parla di cibo e di tradizioni su come assumerlo, ma al di là di queste prescrizioni, che in origine dovevano avere un significato, è importante soffermarci sull’atteggiamento degli scribi e dei farisei. Essi, nel loro porsi all’esterno come giudici, non partecipano a quella dinamica di fare eucaristia, di rendere grazie che ha contrassegnato l’agire di Gesù e che contrassegna quel regno di Dio che il Signore ha annunciato condividendo la condizione umana. 

Non ci viene narrato nei particolari cosa stiano facendo i discepoli: certo stanno mangiando; dall’accusa dei farisei e degli scribi si capisce che sono in più di uno e che, molto probabilmente, stanno condividendo il pasto. Il pasto è il momento in cui spesso abbiamo visto l’agire di Gesù nel donare la salvezza a chi, riconoscendosi peccatore, ha invitato il Signore alla sua mensa o lo ha accolto perché il Signore stesso ha chiesto di condividere il pasto con lui (cf. Mc 2,15; Mc 14,3). Il momento del pasto è uno dei luoghi in cui Gesù ha compiuto dei gesti e dei segni che hanno narrato la salvezza che è venuto a portarci; è infine il luogo, nell’ultima cena, in cui ha profetizzato il suo donarsi fino alla morte.

Se dell’agire dei discepoli il testo non ci ha dato molti particolari, invece la scena ci descrive chiaramente che cosa abbiano fatto gli scribi e i farisei: sono giunti da Gerusalemme per riunirsi e osservare. Dunque è una riunione tra loro, il cui unico motivo che li raduna è quello di giudicare. Il pretesto sta nel “richiamare all’ordine” Gesù e i suoi discepoli a partire dalla trasgressione delle tradizioni degli antichi. Ma l’intento principale è quello di difendere una loro identità che nasce e muore dietro a queste leggi, per loro fonte di potere e di controllo sugli altri e segno di divisione tra chi è come loro e chi non lo è. Facendo così, non solo restano prigionieri di loro stessi e non capiscono la ricchezza che viene da un pasto condiviso – segno di una vita in comunione con gli uomini e con Dio – ma allontanano anche Dio, loro che invece si dichiarano i tutori del culto a Dio. E’ evidente come essi scelgano di rimanere in superficie, ancorandosi e difendendo il già noto. 

Gesù, scegliendo di compiere i suoi gesti più significativi durante la condivisione del pasto, non vuole eliminare le consuetudini e le leggi in vigore fino ad allora, ma le ricolloca a partire dalla loro funzione come facilitazione per l’incontro con i fratelli e le sorelle e con Dio, e non come ostacolo a questo. Quelle mani pure, che scribi e farisei ritengono essere necessarie per assumere il cibo, legano il cuore a un culto idolatrico delle leggi stesse e non permettono di incontrare il prossimo là dove egli ha più bisogno. Si omette addirittura di andare in soccorso dei propri genitori pur di salvaguardare la legge. La tradizione degli uomini permette che, in nome del comandamento, venga meno la relazione di solidarietà tra le persone, mentre essa era primaria nell’azione di Dio.

Alla fine è una mancanza di obbedienza alla novità della parola di Dio che ci spinge a lasciare la sterilità dei nostri schemi per partecipare, nel rendimento di grazie e con gratuità, all’incontro con gli altri nei momenti più quotidiani della nostra vita.

sorella Beatrice

Fonte

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini
Dal Vangelo secondo Marco Mc 7, 1-13   In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti ,quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».   Parola del Signore