Monastero di Bose – Commento al Vangelo del giorno – 10 Febbraio 2021

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“Ho pregato te e non mi hai voluto ascoltare. Ho pregato il mio Signore, e mi ha ascoltata”. Sono le parole con cui, nel racconto di Gregorio Magno, Scolastica, di cui oggi facciamo memoria, si rivolge a suo fratello Benedetto, che l’ha appena rimproverata per avergli carpito ciò che lui le aveva rifiutato. In un graziosissimo capitolo della Vita del padre dei monaci d’occidente, Gregorio riferisce che Scolastica, monaca anch’essa, era solita fargli visita una volta l’anno. L’uomo di Dio le andava incontro e si intratteneva con lei in una proprietà del monastero, distante dal cenobio. In una di queste occasioni, Scolastica chiede al fratello di prolungare quel discorrere delle “gioie della vita celeste” fino al mattino. Ma ne riceve un rifiuto netto.

Scolastica non si scompone né ribatte, ma – continua Gregorio – “udite le parole di diniego del fratello, pose le mani a dita intrecciate sulla tavola, e abbassò il capo sulle mani, per pregare l’onnipotente Signore”. La risposta a quella preghiera è un violento temporale che provoca in Benedetto una strana reazione: è contrariato e rimprovera nuovamente Scolastica, eppure riconosce che quella pioggia è la risposta di Dio alla preghiera della sorella, la quale si limita ad aggiungere le parole che ho citato in apertura.

Scolastica è presentata così come esempio di una preghiera fiduciosa, e per questo esaudita. Quella preghiera, fatta di intimità con il Signore, la rende sua familiare, mostrando in lei uno dei tratti più propri della vita monastica: dimorare con il Signore, in una continuità in cui tempo e spazio sono abitati dalla Presenza.

Il brano evangelico scelto per questa memoria, in cui Gesù apprezza in Maria il suo dimorare in ascolto e riprende Marta perché “distolta dai molti servizi” (v. 40), costituisce certamente un valido fondamento per questa lettura. La parte “buona” – non “migliore”, come si è soliti tradurre – che Gesù legittima alla fine del brano (v. 42) è proprio quell’ascolto cha Maria offre al Maestro, “seduta ai suoi piedi” (v. 39).

Ma c’è un altro tratto che unisce queste due storie, che vedono protagonisti due coppie di fratelli e sorelle: l’audacia! Scolastica è una donna che osa chiedere, anche ciò che era contro le consuetudini monastiche, suscitando la reazione di Benedetto. Maria osa agire, sfidando le convenzioni del tempo che riservavano agli uomini la posizione del discepolo, provocando le rimostranze di Marta. Quello che turba la sorella indaffarata è l’audacia di Maria, che lei giudica sfrontatezza: una donna nella posizione del discepolo; e la richiama a quello che era ritenuto essere il “suo” posto: in cucina! Ma ecco la sconvolgente e chiara parola di Gesù: “Maria ha scelto la parte buona” (v. 42). Come a dire: quel posto spetta anche a lei, anche a voi… Una delle parole più rivoluzionarie del Rabbi di Galilea: anche la donna è discepola, anche a lei appartiene il posto dell’ascolto.

Più che una sterile contrapposizione tra vita attiva e vita contemplativa, in questo brano abbiamo l’affermazione che ogni essere umano porta in sé la vocazione all’ascolto e all’intimità con il Signore. Quell’intimità mostrata da Scolastica che non si arrende, ma intreccia le dita, vi appoggia sopra la testa e chiede, osa domandare! E ottiene…

fratel Sabino


Fonte

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