Martín Luque – Commento al Vangelo del 26 Marzo 2021

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Il vangelo di oggi ci mostra Gesù mentre discute con i Giudei che lo accusano di blasfemia, in quanto, dicevano, essendo uomo si faceva Dio (cfr v. 33). Il Signore approfitterà di questa occasione per chiarire due verità su di se: che lui è il “Figlio di Dio” e che è il “vero Tempio” (cfr v. 36).

Quindi, per rispondere alla grave accusa, Gesù utilizza il Salmo 82 che dice: “Io ho detto: voi siete dei, siete tutti figli dell’Altissimo” (v. 6). Con questa citazione, il Signore vuole sottolineare che, se è permesso chiamare certi uomini “figli di Dio”, perché sono portatori della Parola di Dio, quanto più appropriato lo sarà per colui che è la stessa Parola di Dio. Gesù, in tal modo, si presenta come il vero messaggero della Parola, il vero “Figlio di Dio”, colui che “colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo” (v. 36).

Queste ultime parole di Gesù – “colui che il Padre ha consacrato “ – ci dicono che Gesù è, anche, il “vero Tempio”. Per capirlo è utile ricordare che ci troviamo nel momento della celebrazione di una importante festa giudaica: “Ricorreva allora a Gerusalemme la festa della Dedicazione” (v. 22). Questa festa celebrava la vittoria dei Maccabei sul regno siriaco a la riconsacrazione del Tempio dopo la profanazione durata tre lunghi anni (cfr. 1Mac 1, 54; 2Mac 6, 1-7). Per i Giudei, porre fine alla profanazione e riconsacrare il Tempio era estremamente importante, perché il Tempio era, per eccellenza, il luogo “santo” dove gli uomini stavano in contatto con Dio e offrivano i loro “sacrifici”. Ma, Gesù ci rivela che,in realtà, Egli è il vero Tempio (cfr. Gv 2, 21), Egli stesso, adesso,è il “luogo santo” nel quale è possibile celebrare l’adorazione come Dio la vuole, cioè, non con i sacrifici degli animali, ma con l’unico “sacrificio” che è gradito a Dio, la dedicazione di tutto il nostro cuore in “spirito e verità” (cfr. Gv 4, 24).

Questo brano ci invita, poi, a considerare il compimento delle Scritture in Gesù di Nazaret. Il questa occasione, il Signore utilizza i salmi per farsi riconoscere e suggerisce come il grande Tempio di pietra era, in realtà, un simbolo importante che parlava di Lui e della sua missione. Ora, che si approssima la Settimana Santa, forse possiamo fare uno speciale sforzo per ascoltare con attenzione come i grandi avvenimenti, i simboli e le immagini della storia di Israele hanno il loro compimento in Gesù e, in maniera speciale, nella sua Passione, Morte e Resurrezione.

Il vangelo di oggi ci mostra Gesù mentre discute con i Giudei che lo accusano di blasfemia, in quanto, dicevano, essendo uomo si faceva Dio (cfr v. 33). Il Signore approfitterà di questa occasione per chiarire due verità su di se: che lui è il “Figlio di Dio” e che è il “vero Tempio” (cfr v. 36).

Quindi, per rispondere alla grave accusa, Gesù utilizza il Salmo 82 che dice: “Io ho detto: voi siete dei, siete tutti figli dell’Altissimo” (v. 6). Con questa citazione, il Signore vuole sottolineare che, se è permesso chiamare certi uomini “figli di Dio”, perché sono portatori della Parola di Dio, quanto più appropriato lo sarà per colui che è la stessa Parola di Dio. Gesù, in tal modo, si presenta come il vero messaggero della Parola, il vero “Figlio di Dio”, colui che “colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo” (v. 36).

Queste ultime parole di Gesù – “colui che il Padre ha consacrato “ – ci dicono che Gesù è, anche, il “vero Tempio”. Per capirlo è utile ricordare che ci troviamo nel momento della celebrazione di una importante festa giudaica: “Ricorreva allora a Gerusalemme la festa della Dedicazione” (v. 22). Questa festa celebrava la vittoria dei Maccabei sul regno siriaco a la riconsacrazione del Tempio dopo la profanazione durata tre lunghi anni (cfr. 1Mac 1, 54; 2Mac 6, 1-7). Per i Giudei, porre fine alla profanazione e riconsacrare il Tempio era estremamente importante, perché il Tempio era, per eccellenza, il luogo “santo” dove gli uomini stavano in contatto con Dio e offrivano i loro “sacrifici”. Ma, Gesù ci rivela che,in realtà, Egli è il vero Tempio (cfr. Gv 2, 21), Egli stesso, adesso,è il “luogo santo” nel quale è possibile celebrare l’adorazione come Dio la vuole, cioè, non con i sacrifici degli animali, ma con l’unico “sacrificio” che è gradito a Dio, la dedicazione di tutto il nostro cuore in “spirito e verità” (cfr. Gv 4, 24).

Questo brano ci invita, poi, a considerare il compimento delle Scritture in Gesù di Nazaret. Il questa occasione, il Signore utilizza i salmi per farsi riconoscere e suggerisce come il grande Tempio di pietra era, in realtà, un simbolo importante che parlava di Lui e della sua missione. Ora, che si approssima la Settimana Santa, forse possiamo fare uno speciale sforzo per ascoltare con attenzione come i grandi avvenimenti, i simboli e le immagini della storia di Israele hanno il loro compimento in Gesù e, in maniera speciale, nella sua Passione, Morte e Resurrezione.


Fonte: La pagina Facebook di “Opus Dei Italia” | Sito Web con tutti i commenti al Vangelo 

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