Luis Cruz – Commento al Vangelo del 22 Ottobre 2021

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Già in tempi antichi gli uomini erano capaci di fare le previsioni del tempo, perché Dio li aveva resi partecipi, fin dalla creazione del mondo, della sua sapienza per “valutare l’aspetto della terra e del cielo”. Però i segni e i prodigi che quegli uomini vedevano, gli insegnamenti che ascoltavano, erano più che sufficienti per riconoscere in essi la venuta del Messia salvatore. A che cosa poteva servire a quegli uomini conoscere le cose terrene se non accettavano il loro Creatore, venuto al mondo per riconciliare tutte le cose (cfr. Col 1, 20)?

Con Gesù il tempo è arrivato alla sua pienezza (cfr. Gal 4, 4); la salvezza e la conversione del cuore sono alla portata di tutti. Ogni uomo, nel tabernacolo della propria coscienza, può discernere tra il bene e il male, tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Finché siamo in cammino, Dio non smette mai di dare ai suoi figli i mezzi per riconoscerlo e convertirsi a lui, anche fino all’ultimo istante della vita terrena, come fece con il buon ladrone, che riconobbe in Gesù il Dio che lo poteva salvare dalla morte eterna (cfr. Lc 23, 42).

Gesù ci dice che anche il timore per una giusta condanna può alla fine essere un valido motivo per cambiare vita e riconciliarsi con Dio e con il prossimo. Per far ciò è necessaria l’umiltà, abbandonare l’atteggiamento ipocrita di chi presume di sapere molto della scienza umana, ma poi con riconosce nella profondità del suo cuore la presenza di un Dio che “non gode della morte del malvagio, ma che il malvagio si converta dalla sua malvagità e viva” (Ez 33, 11).

A proposito della relazione tra la scienza umana e l’umiltà, san Josemaría scriveva: «Tu, dotto, celebre, eloquente, potente: se non sei umile, non vali nulla. – Taglia, strappa quell’io che possiedi in grado superlativo – Dio ti aiuterà –, e allora potrai cominciare a lavorare per Cristo, nell’ultimo posto del suo esercito di apostoli»[1].

[1] San Josemaría, Cammino, n. 602.

Luis Cruz


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