Lectio divina 21 aprile 2018 – Suore di Casa Raffael

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Sabato della Terza Settimana di Pasqua (Anno B)

Lectio:

  • Atti degli Apostoli 9, 31 – 42
  • Giovanni 6, 60 – 69 

1) Preghiera

O Dio, che nell’acqua del Battesimo hai rigenerato coloro che credono in te, custodisci in noi la vita nuova, perché possiamo vincere ogni assalto del male e conservare fedelmente il dono del tuo amore.

2) Lettura: Atti degli Apostoli 9, 31 – 42

In quei giorni, la Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.

E avvenne che Pietro, mentre andava a far visita a tutti, si recò anche dai fedeli che abitavano a Lidda. Qui trovò un uomo di nome Enèa, che da otto anni giaceva su una barella perché era paralitico. Pietro gli disse: «Enèa, Gesù Cristo ti guarisce; àlzati e rifatti il letto». E subito si alzò. Lo videro tutti gli abitanti di Lidda e del Saròn e si convertirono al Signore.

A Giaffa c’era una discepola chiamata Tabità – nome che significa Gazzella – la quale abbondava in opere buone e faceva molte elemosine. Proprio in quei giorni ella si ammalò e morì. La lavarono e la posero in una stanza al piano superiore. E, poiché Lidda era vicina a Giaffa, i discepoli, udito che Pietro si trovava là, gli mandarono due uomini a invitarlo: «Non indugiare, vieni da noi!». Pietro allora si alzò e andò con loro.

Appena arrivato, lo condussero al piano superiore e gli si fecero incontro tutte le vedove in pianto, che gli mostravano le tuniche e i mantelli che Gazzella confezionava quando era fra loro. Pietro fece uscire tutti e si inginocchiò a pregare; poi, rivolto alla salma, disse: «Tabità, àlzati!». Ed ella aprì gli occhi, vide Pietro e si mise a sedere. Egli le diede la mano e la fece alzare, poi chiamò i fedeli e le vedove e la presentò loro viva.

La cosa fu risaputa in tutta Giaffa, e molti credettero nel Signore.

3) Riflessione  su Atti degli Apostoli 9, 31 – 42

Nella prima lettura, tratta dal libro degli Atti degli Apostoli, troviamo Saulo che venuto a Gerusalemme cerca di unirsi agli apostoli, che hanno però paura di lui, perché non credono che sia un discepolo. Allora Barnaba lo prende con sé, lo conduce davanti ai discepoli e racconta loro come, durante il viaggio, avesse visto il Signore e di ciò che era accaduto a Damasco; così poté restare con loro.

Paolo predicava per Gerusalemme la parola del Signore, predicava per quelli di lingua greca, ma questi tentavano di ucciderlo. Allora i fratelli lo condussero a Cesarea e lo fecero partire per Tarso. Paolo subisce una dolorosa potatura da parte della comunità di Gerusalemme e forse possono anche ucciderlo: si sente solo, isolato dagli altri, è visto come un intruso, uno che predica e minaccia le sicurezze acquisite, le abitudini che ormai piacciono alla gente. Paolo per portare frutti deve darsi alla fuga, deve andare per il mondo a predicare la parola del Cristo.

In quel tempo la Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Samaria e la Galilea, camminava insieme, cresceva di numero con il conforto dello Spirito Santo.

La Chiesa era in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero. –  Come vivere questa Parola?

Abbiamo visto, nei giorni precedenti, la Chiesa fatta oggetto di persecuzioni e costretta a rifugiarsi in altri paesi. Ora si parla di un periodo di pace. Sappiamo dalla storia che questo non durerà a lungo. Sarà così anche in seguito, fino ai nostri giorni: un alternarsi di periodi di relativa tranquillità e di altri in cui la fede è presa di mira.

Alla prova dei fatti, entrambi risultano necessari per il consolidamento e la crescita della Chiesa fino al raggiungimento della piena statura di Cristo, come ci dice S. Paolo.

Infatti, nei momenti di quiete essa ha modo di approfondire e rassodare la propria fede, ma rischia anche di scadere in forme di accomodamento e di assuefazione alla mentalità corrente. Una pericolosa stasi il cui prolungarsi porta a cedere alla tentazione del potere e a un’adesione passiva al dato rivelato. La fede allora cede il passo a forme di religiosità adottate più per tradizione che per convinzione, ed è così aperta la via al compromesso: una verniciatura di ritualismo su una vita tutto sommato paganeggiante.

Nei momenti di prova, la fede si rassoda e purifica. Magari si entra in crisi, ma questo spinge a interrogarsi e a fare una scelta più seria e convinta. Si assume un atteggiamento maggiormente critico che spinge a verificare l’autenticità della propria adesione di fede e a rimuovere quanto offusca il volto di Cristo impresso nella sua Chiesa e in ciascun cristiano. In ultima analisi, la Chiesa acquista maggiore credibilità.

Sia nei periodi di pace che in quelli di persecuzione, la Chiesa è confortata dalla certezza che lo Spirito Santo non la abbandona: è lui al timone di essa e nulla potrà farla vacillare.

Oggi, nel nostro rientro al cuore, volgeremo lo sguardo alla situazione attuale lasciando che lo Spirito ci indichi la via da seguire perché il volto della Chiesa risplenda sempre del fulgore di Cristo.

Concedici, Signore, di vivere fino in fondo il nostro essere cristiano, anche quando l’orizzonte sembra farsi fosco. È allora che tu mi chiami con più forza a dare testimonianza con coraggio e limpidezza.

Ecco la voce di un vescovo martire Oscar Romero: Vorrei chiarire un punto è stata data una discreta eco a una notizia di minacce di morte alla mia persona… Voglio assicurarvi, e vi chiedo preghiere per essere fedele a questa promessa, che non abbandonerò il mio popolo, ma correrò con lui tutti i rischi che il mio ministero esige da me”.

4) Lettura: Vangelo secondo Giovanni 6, 60 – 69 

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».

Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

5) Riflessione sul Vangelo secondo Giovanni 6, 60 – 69

Dio non chiede a nessuno l’impossibile. I discepoli sentono il discorso di Gesù come inaccettabile. Perché, quando qualcuno afferma: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”, ciò oltrepassa di molto il concepibile. E tuttavia: in nome dei Dodici, Pietro esprime la sua professione di fede in colui che parla in termini così poco comprensibili. Egli la giustifica in un modo sorprendente: “Soltanto le tue parole sono parole di vita eterna”. Nessuno è capace di pronunciare queste parole, che vanno oltre quello che chiunque potrebbe dire. Solo chi resta incomprensibile pur rivelandosi – con parole di vita eterna – è capace di offrire agli uomini rifugio.

Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.

A conclusione del discorso sul pane della vita, contestato dai giudei, troviamo anche “molti fra i discepoli di Gesù” che mormorano, si scandalizzano e si allontanano. Considerare la contestazione solo per il rifiuto di mangiare la carne e bere il sangue, cosa abominevole per sé, sarebbe stata troppo riduttiva, perché il rifiuto riguardava tutto il discorso. Gesù si presenta come nutrimento indispensabile per ogni suo discepolo. Questi deve avere Gesù come principio ispiratore della sua esistenza: da lui ricevere senso, motivo, modo di pensare, capacità di amare e di vivere sempre più in comunione con lui. È qui il vero ostacolo per chi non è disposto a fare il salto della fede, e fede significa dare il cuore, lasciarsi plasmare. Il Signore ci lascia liberi, ma liberi per essere la vera immagine del Figlio dell’uomo. Fu una grande prova per Gesù: proporre il suo mistero, il progetto del Padre, e vederlo così rifiutato. Si volse infatti ai suoi e disse: “Forse anche voi volete andarvene?”. E subito Simon Pietro gli rispose: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna. Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”. L’apostolo, in quel momento sotto la forza dello Spirito, attestava che Gesù era venuto a dire tutte le cose che noi non sappiamo e che abbiamo assolutamente bisogno di sapere. Noi, quindi facciamo nostra la professione di fede dell’apostolo Pietro, pregando il Padre che ci mantenga sempre uniti al Figlio suo. Se non si è profondamente persuasi che solo Cristo ha parole di vita eterna, è evidente che le ascolteremo da altre parti, ma non saranno mai parole di vita eterna.

“È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho detto sono spirito e vita”. (Gv 6, 63) –  Come vivere questa Parola?

Nel vangelo odierno, Gesù sottolinea l’opera dello Spirito Santo dentro di noi. Questa verità, come quella della realtà dell’Eucaristia sotto le specie del pane e del vino, è un crocevia nella nostra vita di fede. O si crede o non si crede.

“Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?” Gesù comprende la confusione della gente circa le sue parole:”Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”, parole del vangelo di ieri. Gesù spiega questo mistero con un altro: la presenza dello Spirito Santo dentro ciascuno di noi.

Gli apostoli ne capiranno meglio il significato travolgente solo dopo la Pentecoste. Oggi Gesù chiede agli apostoli, e anche a noi, di confrontarci con la sua Parola, “forse volete andarvene anche voi?” Nel nostro quotidiano di cristiani che cercano di vivere alla luce della Parola, lasciamoci sfidare da questa domanda.

Oggi in un momento di silenzio contemplativo, lasciamo che risuoni la risposta decisa di Pietro: “Signore da chi andremmo? Tu solo hai parole di vita eterna.”

Ecco la voce del Papa Benedetto XVI (Spe salvi n. 4): Il cristianesimo non aveva portato un messaggio sociale-rivoluzionario… ciò che Gesù aveva portato era qualcosa di totalmente diverso: l’incontro col Signore di tutti i signori, l’incontro con il Dio vivente e così l’incontro con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù e che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo.

6) Per un confronto personale

Mi pongo al posto di Pietro dinanzi a Gesù. Che risposta do a Gesù che mi chiede: “Forse anche tu vuoi andartene?”

Mi metto al posto di Gesù. Oggi, molte persone non seguono più Gesù. Colpa di chi?

7) Preghiera finale: Salmo 115

Ti rendo grazie, Signore, perché mi hai salvato.

Che cosa renderò al Signore, per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore, davanti a tutto il suo popolo.
Agli occhi del Signore è preziosa la morte dei suoi fedeli.

Ti prego, Signore, perché sono tuo servo; io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene. A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.

Suore di Casa Raffael

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