Lectio divina 2 febbario 2018 – Suore di Casa Raffael

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Venerdì della Quarta Settimana del Tempo Ordinario (Anno B)

Presentazione del Signore

Lectio: Luca 2, 22 – 40

 

1) Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, guarda i tuoi fedeli riuniti nella festa della Presentazione al tempio del tuo unico Figlio fatto uomo, e concedi anche a noi di essere presentati a te pienamente rinnovati nello spirito.

2) I Santi del giorno : Presentazione del Signore  [1]

Questa festa è chiamata con svariati nomi, ciascuno dei quali ricorda un fatto avvenuto in questa giornata in cui la Sacra Famiglia ci diede l’esempio della più perfetta ubbidienza.

Iddio nell’Antico Testamento aveva prescritto che ogni figlio primogenito fosse consacrato a Lui in memoria del beneficio fatto al suo popolo quando tutti i primogeniti degli Egiziani perirono sotto la spada dell’Angelo sterminatore risparmiando invece gli Ebrei.

Un’altra legge poi ordinava che ogni donna ebrea si presentasse al Tempio per purificarsi, quaranta giorni dopo la nascita del bambino, oppure dopo ottanta, se era una figlia, portando alcune vittime da sacrificarsi in ringraziamento ed espiazione.

Siccome le due cerimonie potevano compiersi tutte due assieme, Giuseppe e Maria portarono Gesù alla città santa, quaranta giorni dopo il Natale.

Benché Maria non fosse obbligata alla legge della purificazione, poiché Ella fu sempre vergine e pura, tuttavia per umiltà ed ubbidienza volle andare come le altre.

Ubbidì poi al secondo precetto di presentare ed offrire il Figlio all’Eterno Padre; ma l’offrì in modo diverso dal come le altre madri offrivano i loro figliuoli. Mentre per le altre madri questa era una semplice cerimonia. senza timore di dover offrire i figli alla morte, Maria offrì realmente Gesù in sacrificio alla morte. poiché Ella era certa che l’offerta che allora faceva doveva un giorno consumarsi sull’altare della croce.

Giunti nel recinto del tempio venne loro incontro un vecchio venerando di nome Simeone, uomo giusto e pio, a cui lo Spirito Santo aveva promesso che non sarebbe morto prima d’aver mirato il Salvatore del mondo. Illuminato dal cielo aveva riconosciuto che il figlio di Maria era appunto l’aspettato delle genti. Presolo fra le braccia nell’entusiasmo della riconoscenza esclamò: «Or lascia, o Signore, che il tuo servo, secondo la tua parola, se ne vada in pace…»: poi benedisse i genitori del Bambino dicendo a Maria: «Ecco Egli è posto a rovina e resurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione; ed anche a te una spada trapasserà l’anima».

Maria istruita nella Sacra Scrittura aveva già intravvisto tutte le pene che doveva patire il suo Figlio. e nelle parole di Simeone ne ebbe la dolorosa conferma.

Maria a tutto acconsente. e con mirabile fortezza, offre Gesù all’Eterno Padre, ma la sua anima fu in quel momento attraversata da una spada.

Fatta l’offerta come prescritto dalla legge del Signore, Maria e Giuseppe ritornarono nella Galilea, alla loro città di Nazaret. E il Bambino cresceva e si fortificava pieno di sapienza, e la grazia di Dio era con Lui.

3) I Santi del giorno : Santa Caterina de’ Ricci  [2]

Nacque il 25 aprile 1523 da Pierfrancesco de’ Ricci e Caterina Panzano e ricevette il nome di Sandrina. Rimasta orfana di madre a cinque anni, fu accolta nel monastero benedettino di S. Pietro in Monticelli, la cui badessa era una sua zia. Fin dall’infanzia si sentiva spinta da impulsi interiori alla meditazione della Passione, in cui si incentrerà tutta la sua futura vita spirituale. Desiderando abbracciare la vita religiosa, con l’aiuto della matrigna, visitò diversi monasteri, ma dopo aver visto come in molti Ordini lo spirito religioso fosse affievolito, fece cadere la sua scelta sul monastero domenicano di S. Vincenzo di Prato, fondato da un ventennio. A causa dell’opposizione del padre, Caterina fu sul punto di morire; ma guarita prodigiosamente, non appena ebbe il suo consenso, entrò, il 18 maggio 1535, appena dodicenne, nel monastero di S. Vincenzo, aiutata dallo zio, p. Timoteo Ricci, e prese il nome di Caterina. Nell’ambiente del monastero fu dapprima circondata dal disagio e dalla diffidenza delle consorelle, che non comprendevano i suoi atteggiamenti estatici e le sue grazie straordinarie; ritenuta affetta da squilibrio psichico, fu quasi per essere dimessa alla vigilia della professione religiosa (24 giugno 1536), che ella, peraltro, strappò con lacrime e preghiere.

In Caterina si alternavano fasi di malattie straordinarie e straordinarie guarigioni, come quella operatasi improvvisamente nella notte tra il 22 e il 23 maggio 1540, anniversario della morte del Savonarola. Con eroica sopportazione e con docile umiltà la giovane suora seppe cattivarsi a poco a poco l’ammirazione e il rispetto delle consorelle. I tormenti fisici e morali furono la preparazione a prove ben più straordinarie, che noi conosciamo, in parte, attraverso i Ratti, rivelazioni fatte da Caterina alla maestra di noviziato, suor Maddalena Strozzi, per imposizione dello zio, p. Timoteo.

Il primo giovedì di febbraio del 1542, Caterina ebbe la prima estasi della Passione, fenomeno mistico che si ripeté settimanalmente per dodici anni: dal mezzogiorno dei giovedì alle ore 16 del venerdì, riviveva momento per momento le diverse fasi del Calvario nella più intima comunione spirituale con la Vergine, e per l’intero corso della settimana portava impressi nella carne i segni di un’atroce sofferenza. La notizia del fenomeno fu ben presto conosciuta anche al di fuori del monastero e procurò l’intervento delle autorità, tra cui il generale delI’Ordine, Alberto Las Casas. Poiché anche nell’ambiente della Curia si parlava dello straordinario caso di Caterina, Paolo III inviò un cardinale per un esame, il cui esito fu positivo. Il 9 aprile 1542 fu concesso a Caterina l’anello del mistico sposalizio. Il 14 dello stesso mese ebbe le stimmate, che rimasero visibili sul suo corpo, non corrotto dal tempo; nel Natale successivo le fu promessa una corona di spine, le cui punture la trafissero fino alla morte. In prosieguo di tempo ebbe altre visioni che la facevano meditare sullo stato delle anime, su quello della sua comunità e sulle condizioni della Chiesa, dilaniata dalla rivolta protestante, e in cui sentiva potente l’invito del Signore ad offrirsi in sacrificio per l’unità della sua Sposa.

Resa immagine del Crocifisso e arricchita di doni spirituali, Caterina iniziò allora una silenziosa e feconda azione apostolica di cui rimane il ricchissimo epistolario. Si formò intorno a lei un gruppo di discepoli, conquistati talvolta miracolosamente, che ricorreranno a lei per preghiere, consigli, beneficenza; intrecciò relazioni epistolari con s. Filippo Neri, s. Carlo Borromeo, s. Maria Maddalena de’ Pazzi, il ven. Alessandro Luzzago, con la famiglia granducale dei Medici, con la madre di Cosimo I, con Giovanna d’Austria, con Bianca Cappello e coi Capponi, gli Acciaioli, i Rucellai, i Salviati, i Buonaccorsi. Ma svolse l’azione più feconda nel monastero, dove fu molte volte sottopriora e priora per ben sette bienni durante i quali la comunità fiorì materialmente e numericamente, contando persino centosessanta religiose, e si perfezionò spiritualmente, divenendo un modello di regolare osservanza. La meditazione della Passione, che era il fulcro della spiritualità di Caterina, fu espressa per la comunità con il Cantico della Passione, composto di versetti scritturali e passato nelle pratiche abituali dell’Ordine nei venerdì di Quaresima. Morì il 2 febbraio 1590; fu beatificata nel 1732 e canonizzata nel 1746.

4) Lettura: Vangelo secondo Luca 2, 22 – 40 

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

5) Riflessione  [3] sul Vangelo secondo Luca 2, 22 – 40

  • Gesù, la luce preparata per i popoli.

Maria e Giuseppe portano Gesù al tempio per presentarlo al Signore, ma non fanno nemmeno in tempo a entrare che subito le braccia di un uomo e di una donna se lo contendono: Gesù non appartiene al tempio, egli appartiene all’uomo. È nostro, di tutti gli uomini e le donne assetati, di quelli che non smettono di cercare e sognare mai, come Simeone; di quelli che sanno vedere oltre, come Anna, e incantarsi davanti a un neonato, perché sentono Dio come futuro. Gesù non è accolto dai sacerdoti, ma da un anziano e un’anziana senza ruolo, due innamorati di Dio che hanno occhi velati dalla vecchiaia ma ancora accesi dal desiderio. È la vecchiaia del mondo che accoglie fra le sue braccia l’eterna giovinezza di Dio.

Lo Spirito aveva rivelato a Simeone che non avrebbe visto la morte senza aver prima veduto il Messia. Parole che lo Spirito ha conservato nella Bibbia perché io le conservassi nel cuore: tu non morirai senza aver visto il Signore. La tua vita non si spegnerà senza risposte, senza incontri, senza luce. Verrà anche per noi il Signore, verrà come aiuto in ciò che fa soffrire, come forza di ciò che fa partire.

Simeone aspettava la consolazione di Israele. Lui sapeva aspettare, come chi ha speranza. Come lui il cristiano è il contrario di chi non si aspetta più niente, ma crede tenacemente che qualcosa può accadere. Se aspetti, gli occhi si fanno attenti, penetranti, vigili e vedono: ho visto la luce preparata per i popoli. Ma quale luce emana da questo piccolo figlio della terra? La luce è Gesù, luce incarnata, carne illuminata, storia fecondata. La salvezza non è un’opera particolare, ma Dio che è venuto, si lascia abbracciare dall’uomo, mescola la sua vita alle nostre. E a quella di tutti i popoli, di tutte le genti… la salvezza non è un fatto individuale, che riguarda solo la nostra vita: o ci salveremo tutti insieme o periremo tutti.

Simeone dice poi tre parole immense a Maria, e che sono per noi: egli è qui come caduta e risurrezione, come segno di contraddizione.

Cristo come caduta e contraddizione. Caduta dei nostri piccoli o grandi idoli, che fa cadere in rovina il nostro mondo di maschere e bugie, che contraddice la quieta mediocrità, il disamore e le idee false di Dio.

Cristo come risurrezione: forza che ci ha fatto ripartire quando avevamo il vuoto dentro e il nero davanti agli occhi. Risurrezione della nobiltà che è in ogni uomo, anche il più perduto e disperato.

Caduta, risurrezione contraddizione. Tre parole che danno respiro alla vita, aprono brecce. Gesù ha il luminoso potere di far vedere che le cose sono abitate da un «oltre».

  • “I miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti” – Lc 2, 30 – Come vivere questa Parola?

Queste parole fanno parte di un cantico che, nel suo Vangelo, Luca pone in bocca all’anziano sacerdote Simeone custode del tempio.

Obbediente alla Legge, Maria e Giuseppe portano al tempio il Bambino Gesù perché venga offerto a Dio. L’uomo di Dio, che aveva lunga consuetudine di famigliarità con la Bibbia pregata, ravvisa in quel cuccioletto d’uomo avvolto in fasce, il Messia promesso, atteso da secoli, il Salvatore del mondo.

È forte quella sua esclamazione: I miei occhi hanno veduto la Salvezza!

Davvero a Simeone si sono aperti gli occhi del cuore: quelli del visone interiore e profonda, in una luce che subito diventa illuminazione sul significato di quanto più strettamente riguarda l’uomo di tutti i tempi, di tutti i luoghi. Quella Luce dice: Dio ci ha talmente amato che è venuto lui stesso, nella visibilità di Gesù Verbo incarnato Dio con noi.

Ciò che ora importa è ottenere noi stessi l’apertura degli occhi del cuore perché, in luce di fede, possiamo VEDERE GESU’ COME NOSTRA SALVEZZA. È un invito a tutti, ma specialmente a noi consacrati, in questa domenica dedicata a chi è stato chiamato alla vita Consacrata.

Signore, anche solo per la consacrazione battesimale, fa’ che noi ti vediamo nella Parola nell’Eucaristia nel prossimo. Fa’ che noi ti riconosciamo come nostro compagno di viaggio: non in tenebre di non senso o di disobbedienza ma in sereno accordo a i tuoi insegnamenti, nella volontà del Padre

Ecco la voce di un Papa Benedetto XVI (2 Febbraio 2013): La liturgica di questa Festa manifesta la bellezza e il valore della vita consacrata come riflesso della luce di Cristo; un segno che richiama l’ingresso di Maria nel Tempio: la Vergine Maria, la Consacrata per eccellenza, portava in braccio la Luce stessa, il Verbo incarnato, venuto a scacciare le tenebre dal mondo con l’amore di Dio.

  • I miei occhi hanno visto la tua salvezza.

Sono già passati 40 giorni dal Santo Natale. E oggi è festa della Presentazione di Gesù al Tempio, e c’è la processione con le candele benedette in chiesa. È una bella festa ed ha per protagonisti Gesù, Maria e Giuseppe: Gesù compie l’oblazione di sé al Padre, che si compirà poi sulla Croce. E Maria, assieme a Giuseppe, offre il suo divin Figlio: inizia per Lei la lacerazione intima di una rinuncia che inaugura la sua missione di Corredentrice del genere umano. La processione con le candele benedette sviluppa il tema di Cristo che è “Luce del mondo”. San Luca ci racconta come San Giuseppe e la Madonna, secondo la Legge di Mosè, portano il Bambino Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore. Essi lo offrono per noi al Padre, e un giorno Egli sarà come Agnello Immacolato che verrà sacrificato per noi sulla Croce. Mistero santo che si rinnova in ogni Sacrificio Eucaristico. Preghiamo San Giuseppe e Maria affinché offrano anche ognuno di noi al Padre in offerta a Lui gradita, e sempre unitamente all’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. In questo modo vivremo anche meglio la Consacrazione battesimale e noi, persone Consacrate, quella Consacrata. Vivremo bene anche la nostra Consacrazione personale al Cuore di Gesù e di Maria, che ci sarà di grande aiuto a vivere, con più frutto, sia il nostro Battesimo e sia la nostra vita cristiana e quella religiosa.

E chi è che si accorge del divino Messia, che entra nel suo Tempio Santo? Solo il vecchio Simeone e una vecchierella, Anna di Fànuel… E perché soltanto loro due? E…tutti gli altri del Tempio di Dio, che erano i perfetti israeliti, gli osservanti della legge dove sono…? Erano persone religiose e conoscevano tantissime cose, ma erano ciechi dentro al cuore perché privi di umiltà, e di piccolezza interiore. Infatti lo Spirito santo guarda solo il cuore: se dentro c’è terra buona per far germogliare la sua Parola, se c’è davvero posto per Lui, per il Signore. Pensate!… solo questa vecchierella e questo povero vecchio accolgono il Figlio di Dio, che entra nel suo Tempio santo! E oggi com’è la situazione?!… E Simeone può anche profetizzare, illuminato dallo Spirito Santo, di cui è ripieno dentro l’anima: “Ora puoi lasciare che il tuo servo vada in pace… perché i miei occhi han visto la tua Salvezza, preparata davanti a tutti i popoli, Luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele”. Egli profetizzò anche a Maria, la Madre, una spada nel Cuore: “affinché siano svelati i pensieri di molti cuori” nella Passione redentrice del suo Figlio Gesù, che è anche la sua Passione dolorosa di Corredentrice del genere umano.

6) Per un confronto personale

  • Saresti capace di percepire in un bambino povero la luce per illuminare le nazioni?
  • Saresti capace di sopportare tutta la vita nell’attesa della realizzazione della tua speranza?

7) Preghiera finale: Salmo 23

Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria? Il Signore forte e valoroso, il Signore valoroso in battaglia.

Alzate, o porte, la vostra fronte, alzatevi, soglie antiche, ed entri il re della gloria.

Chi è mai questo re della gloria? Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

  • [1]  www.santodelgiorno.it
  • [2]  www.santiebeati.it
  • [3]  www.lachiesa.it  –  www.qumran2.net  – Padre Ermes Ronchi osm  – Monaci Benedettini Silvestrini  – Casa di Preghiera San Biagio
Suore di Casa Raffael
c/o Monastero Adoratrici del SS. Sacramento
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