Juan Luis Caballero – Commento al Vangelo del 21 Novembre 2021

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«Sei tu il re dei Giudei?».
È la domanda che Pilato rivolge a Gesù quando si trovano l’uno di fronte all’altro.
I Giudei, per costringere il governatore a condannare a morte Gesù, avevano cambiato l’accusa. Loro che l’avevano condannato in quanto figlio di Dio, di fronte a Pilato lo accusano di farsi re dei Giudei.

Pilato, forse più per curiosità che per vero interesse di conoscere chi fosse davvero Gesù, gli pone una domanda che è la stessa che tutti ci facciamo: Chi è Gesù? Questa domanda è talmente importante che lo stesso Gesù, in una occasione, la fece lui stesso agli apostoli: E voi chi dite che io sono?

Questa domanda è di enorme importanza perchè Gesù è venuto sulla terra per invitarci ad essere partecipi del suo regno, a darci la sua amicizia. Gesù vuole che abbiamo con Lui un rapporto di amicizia. Gesù vuole regnare in ogni cuore umano.
Nel dialogo con Pilato,Gesù passa subito dal terreno impersonale a quello personale. Sin dalla domanda iniziale di Pilato: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù va oltre, per chiedergli: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Era come domandargli: Pilato, chi pensi che io sia?. Gesù vuole mettere Pilato di fronte alla domanda fondamentale, perché accogliere Gesù è accogliere Dio. Perché Gesù è il Verbo incarnato e perché attraverso la sua umanità conosciamo Dio.

Pilato prova a sfuggire la risposta: «Sono forse io Giudeo?». Effettivamente, non è facile stare davanti a Gesù e al suo regno. Aprire la porta del cuore a Gesù vuol dire essere disposto a cambiare vita. È vivere in maniera diversa e questo non è sempre facile. Forse con tale risposta Pilato manifesta una certa indifferenza nei riguardi di Gesù. Anche se, man mano che il dialogo si fa stringente, si andrà ammorbidendo.
Gesù continua a concedere opportunità a Pilato, invitandolo a far parte del regno. Lo fa rispondendo alla domanda che, di seguito, gli pone Pilato: «Che cosa hai fatto?». Come dire, perchè i Giudei ti hanno portato al mio giudizio? Perchè vogliono la tua morte?
Gesù risponde: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

Pilato ascolta, ma in realtà non capisce nulla. Per parte sua, Gesù si manifesta con una enorme semplicità. Nella risposta che dà a Pilato rivela chiaramente una delle caratteristiche del suo regno: «Il mio regno non è di questo mondo».
Ma anche se Gesù parla con chiarezza, Pilato non lo comprende. Piuttosto sembra che voglia scrollarsi di dosso un problema fastidioso. Non si sofferma ad approfondire le accuse che fanno a Gesù, ma agisce in maniera pragmatica. È come se Pilato dicesse: andiamo al nocciolo di quello che mi interessa: sei o non sei Re?

Gesù gli risponde: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Queste parole pronunciate da Gesù di fronte a Pilato sono quelle che lo porteranno alla morte. Gesù muore per dare testimonianza alla verità.

Qual è la verità che annuncia? La prima è l’Amore che Dio ha per gli uomini, al punto che, per riscattarli dal potere del peccato e della morte, ha mandato suo Figlio come Salvatore del mondo e “consegnò se stesso alla morte e risorgendo distrusse la morte e rinnovò la vita” (Preghiera eucaristica IV).

«Sei tu il re dei Giudei?». Così comincia il dialogo di Pilato con Gesù. A noi che Gli facciamo la stessa domanda insegna che il suo regno è “regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace” (Prefazio della Messa di Cristo Re).

Juan Luis Caballero


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